mercoledì 30 Settembre 2020

Un nuovo senso di comunità per scrivere insieme il nostro futuro
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Il Covid-19 è stato uno tsunami che ha travolto il mondo intero. La società, il mondo del lavoro, l’economia non sarà più quella che abbiamo conosciuto fino a poco tempo fa.

Nella fase post Coronavirus il distanziamento sociale, la mobilità, il rapporto tra Paesi cambierà; così come è cambiato il nostro rapporto con le nuove tecnologie che in questi mesi di emergenza ci hanno permesso di sopravvivere, lavorare e mantenere i rapporti sociali. Quando il Paese ripartirà con la fase 2, il virus non sarà ancora sconfitto e non lo sarà finché la scienza non avrà trovato un vaccino; passeranno sei mesi, forse un anno, e fino ad allora dovremo abituarci a convivere con il Covid-19, adattando le nostre abitudini sociali, lavorative, famigliari.

Il Fmi qualche giorno fa ha prospettato uno scenario, in termini di recessione, da dopoguerra. Dovremo, pertanto, iniziare a declinare la dimensione sociale ed economica con paradigmi nuovi perché quelli del passato oggi non bastano più. È un lavoro che non potremo fare da soli, servono politiche economiche e fiscali europee comuni. È qui che l’Europa si gioca il suo futuro.

Quando Mario Draghi apre la discussione sulla necessità di far assorbire il debito privato dai debiti pubblici, l’Europa è chiamata a dare una risposta e potrà farlo solo se unita. Nessuno Stato ce la farà da solo, nessuna Regione ce la può fare da sola; supereremo questa emergenza solo rimanendo uniti come Paese in un sistema tra Regioni e Stato che è un sistema unico, ce la facciamo se l’Europa stavolta sarà in grado di fare scelte coraggiose rispetto al rapporto tra debito privato e debito pubblico. 

Cambiare paradigma rispetto al passato, dicevamo. Occorrerà una maggiore velocità negli interventi per le imprese e i burocrati dovranno trasformarsi in semplificatori; lo Stato dovrà controllare ex post, invece di perdersi nei meandri delle mille autorizzazioni. Alcune tipologie di lavoro non dovranno più essere valutate in base alle ore ma sui risultati prodotti.

La sfida sul reddito universale lanciata da papa Francesco dovrà obbligarci a fare una riflessione, soprattutto per dare risposte alle fasce più deboli della popolazione. E ancora, investimenti pubblici senza precedenti su scuola, sanità e terzo settore.

L’organizzazione territoriale della sanità è regionale, ed è scolpito nella Costituzione, ne va preso atto e a Costituzione vigente bisogna prenderne atto ed esser conseguenti. Il governo è intervenuto in soccorso di tutte le Regioni e in particolare delle Regioni in grave difficoltà e sta aiutando tutti ogni giorno, con mezzi, ventilatori, dispositivi, medici e infermieri; in 40 giorni abbiamo raddoppiato i posti letto in terapia intensiva; abbiamo reclutato medici, infermieri, operatori socio sanitari che sono andati a supportare i colleghi in difficoltà nelle aree più critiche.

Ma è evidente che dopo questa emergenza la sanità cambierà pelle e torneranno ad avere un ruolo cruciale i medici di base, le organizzazioni di volontariato. Saranno loro nelle prossime settimane a darci il quadro delle criticità. E questo richiederà investimenti in persone e strutture.

La salute era, è e sarà sempre la priorità del governo; insieme alle Regioni e ai comuni si sta lavorando insieme per decidere i tempi e le modalità di riapertura nella massima sicurezza. Mai nessuna scelta dovrà mettere a rischio la salute dei cittadini.

Non si può riaprire senza che le Regioni, con l’aiuto dello Stato, siano in grado di assicurare la tenuta della rete sanitaria, anche attraverso Covid Hospital, una prevenzione territoriale capillare e rigorosa,  la messa in sicurezza delle RSA, i centri per la quarantena per i positivi asintomatici o si rischia un ritorno del contagio. 

Chi ha responsabilità politiche, ad ogni livello istituzionale, deve essere in grado di dare risposte nell’immediato, in questo caso all’emergenza, ma soprattutto deve avere la capacità di programmare il futuro, pensare al medio e lungo termine, avere un’idea di Paese che, inevitabilmente, sarà diversa da quella conosciuta fino a ieri.

Il Coronavirus, per le modalità  con cui si è manifestato, ha stravolto completamente le nostre vite, le nostre abitudini. Saremo un Paese cambiato, ma saremo un Paese che avrà riscoperto un nuovo senso di comunità. La generosità  e la solidarietà che gli italiani hanno dimostrato in questa crisi sanitaria, penso ai medici o agli infermieri che hanno lasciato le loro famiglie per andare a supportare i loro colleghi negli ospedali più critici, penso alle Regioni meno colpite dal Covid che non hanno esitato ad accogliere pazienti dalla Lombardia, sono tutte dimostrazioni di un sentirsi parte di una stessa comunità, senza distinzione. Con il solo pensiero di aiutare chi è più in difficoltà.

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