giovedì 22 Ottobre 2020

La riqualificazione energetica dei condomini, una chiave per ripartire
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Questa crisi cambierà molte cose, ma dipende da noi se ne usciremo cambiati in meglio o in peggio. Di sicuro c’è un settore che proprio ora ha la possibilità di rilanciarsi scommettendo su più sostenibilità ambientale, sulle nuove professioni del greenbuilding, e creando opportunità per famiglie e imprese attraverso il miglioramento di strumenti che hanno già ben funzionato come l’ecobonus e il sismabonus. Fillea-Cgil e Legambiente hanno presentato il 2 aprile un piano per rilanciare il settore delle costruzioni puntando sulla riqualificazione energetica di 30.000 condomini all’anno.

Troppo ambiziosi? Al contrario, il nostro Paese ha già aspettato troppo tempo fino ad oggi per tornare finalmente a realizzare gli investimenti di cui ha bisogno, non solo quelli che stiamo proponendo vanno a beneficio anche dell’ambiente e dell’aria che respiriamo nelle città. Le proposte sono molto chiare, concrete e guardano alla discussione che si sta aprendo sul Decreto Legge che dovrà occuparsi di come puntare a riaprire il Paese, gradualmente per le ragioni di sicurezza che tutti conosciamo, ma attraverso politiche capaci di creare investimenti diffusi.

La prima scelta da compiere per dare certezze a questa prospettiva è di prolungare fino al 2025 gli incentivi ecobonus per i condomini e gli alloggi e sismabonus per i condomini. Ma occorre anche dare un messaggio chiaro in un momento come questo di difficoltà di spesa, nel quale occorrerà garantire la più efficace allocazione delle risorse pubbliche, premiando gli interventi che garantiscono una riduzione minima del fabbisogno energetico di almeno il 50%, in modo da aiutare le famiglie a risparmiare.

Di sicuro dovremo anche semplificare gli interventi di riqualificazione, perché oggi le procedure sono troppo complicate e dovremo aiutare tutti coloro che vorranno realizzare anche negli alloggi obiettivi integrati e analoghi di riduzione dei consumi. Una sfida che non può più essere lasciata da parte, è quella di allargare l’approccio dalla riqualificazione edilizia a quella di quartiere con obiettivi sociali, attraverso un ruolo attivo dei Comuni nell’indirizzare questi incentivi con vantaggi fiscali proprio nei quartieri dove è più importante da un punto di vista sociale e ambientale.

Per rendere possibile questa prospettiva dobbiamo sicuramente aiutare l’accesso al credito da parte delle famiglie. Perché questi investimenti oggi sono convenienti, ma in tanti avranno purtroppo difficoltà a investire. Come in Germania, occorre istituire un fondo per l’accesso al credito a tassi bassi, specifico per le famiglie e i condomini per la realizzazione di questi interventi. In modo che la riduzione delle bollette, grazie al risparmio energetico, permetta da subito di non far sentire il peso della rata del prestito da restituire in dieci anni.

Infine, la proposta più importante per garantire che le risorse pubbliche vadano ad investimenti dove sono rispettati i diritti dei lavoratori. Per riuscirci occorre subordinare tutti gli incentivi fiscali alla dimostrazione di utilizzo di lavoro regolare e del corretto Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, con i relativi versamenti ad Inps, Inail e Casse Edili. In questo modo si elimina ogni forma di dumping contrattuale, attraverso un Durc di congruità come avvenuto per la ricostruzione de L’Aquila e poi del Centro Italia. In questo modo si contrasterebbe oltre all’evasione fiscale anche il lavoro nero o grigio nel mercato privato, per una stima di evasione contributiva e assicurativa nel solo settore delle ristrutturazioni edili di circa 3 miliardi di euro l’anno.

Chi pensa che il rilancio del Paese passi per un vecchia ricetta, fatta di “meno regole, meno tutele, meno attenzione a diritti e ambiente” e di mettere da parte la lotta ai cambiamenti climatici, sbaglia di grosso. Nel 2020 il rilancio del Paese passa per investimenti capaci di aiutare le famiglie e le imprese, al contempo creando benefici ambientali a vantaggio di tutti.

La proposta di Fillea e Legambiente ci riuscirebbe senza appesantire di nemmeno un euro in più il debito pubblico italiano, visto che si tratta soltanto di migliorare, riorganizzare, rifinanziare e potenziare una serie di strumenti fiscali – i bonus ambientali e antisismici – già in vigore. A beneficiarne sarebbero le nostre città e le case in cui viviamo, il lavoro e l’economia – con 430mila posti di lavoro diretti, 37 miliardi di investimenti diretti e indiretti, 900 milioni di entrate per le casse previdenziali,  un risparmio per le famiglie in bollette di circa 620 euro l’anno ad alloggio.

Tranquilli, nessuno a Bruxelles potrà sbatterci la porta in faccia, perché sono proprio interventi gli interventi prioritari previsti dal Green Deal europeo. Ora sta a noi mettere in atto questo cambiamento.

Alessandro Genovesi è segretario generale Fillea-Cgil

Edoardo Zanchini è Vicepresidente nazionale Legambiente

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