lunedì 6 Luglio 2020

Tutti dipendiamo da tutti
T

Questo concetto centrale accompagnerà la nostra transizione nel mondo di domani. Prima ce ne convinciamo e più facilmente troveremo la bussola per il nuovo tempo che ci sarà dato di vivere.

Tutti dipendiamo da tutti.

Vorrei che questa diventasse la parola d’ordine che ci accompagnerà nel mondo nuovo che ci aspetta dopo il virus.

Credo che questa frase sia quella giusta e allo stesso tempo penso anche che sia la più potente tra le tante idee che si stanno sviluppando attorno all’esperienza, unica e incredibile, che stiamo vivendo. È la frase che sintetizza il perché del virus e le ragioni del suo impatto così devastante nella vita dell’intera umanità. Ed è anche la frase che segna bene la descrizione della netta discontinuità rispetto al passato.

Tutti dipendiamo da tutti vuol dire infatti un cambio radicale rispetto al mondo che abbiamo conosciuto fino a ieri, dominato da frontiere, contrapposizioni, muri. Era, quello, il mondo delle identità contrapposte, costruito attorno a distanze reali, amplificate, spesso a dismisura, da sovrastrutture politiche ed economiche che si erano sviluppate nel tempo. Era il mondo nel quale i lineamenti della propria identità si costruivano in contrasto con quella di qualcun altro e la differenza di modello economico era la garanzia della incomunicabilità e quindi dell’impermeabilità.
In quel mondo ognuno viveva protetto all’interno della propria costruzione geografica e politica. E l’idea prevalente, in particolare nei nostri paesi europei e in quello che un tempo si sarebbe definito l’Occidente, era che si potessero governare i rapporti con gli altri in pienezza e autonomia. A piacimento.

Nell’ultimo decennio queste certezze avevano iniziato a sgretolarsi sotto il moltiplicarsi di fenomeni che improvvisamente e irrimediabilmente rompevano i muri che ci eravamo costruiti. Penso ovviamente alle recenti crisi legate all’accoglienza dei rifugiati e alla generale incapacità di fronteggiare i flussi migratori. Penso all’inquinamento e al cambiamento climatico. E penso infine al radicalismo religioso e al terrorismo che hanno insanguinato varie parti del mondo con modalità e diffusione che non avevano avuto precedenti. Tre fenomeni totalmente diversi tra loro che hanno sconvolto il nostro modo di vivere e provocato terremoti politici e alzato interrogativi inediti.

A tutti questi fenomeni una delle risposte più istintive e frequenti è stata quella della chiusura delle frontiere e della costruzione di nuovi muri. Forse questi atteggiamenti, frequenti e comunicativamente molto propagandati, hanno fatto guadagnare tempo e hanno spinto ancora un po’ più in là la difesa del mondo precedente. Hanno senz’altro nutrito istinti populisti. Di certo non son stati in grado di prevenire e preparare il futuro, che infatti è arrivato inesorabile a seppellire definitivamente tutte quelle certezze, catapultandoci davvero in un altro tempo, nel quale le risposte classiche come chiusura delle frontiere o nuovi muri, sono state sì di nuovo tentate, ma si son rivelate in tutta la loro inadeguatezza.

In effetti all’inizio della pandemia è stato tutto un chiudere frontiere, bloccare visti e aerei, alzare fili spinati, fermare gli scambi. Ancora oggi forte è le tentazione di continuare con risposte che si muovano su questo registro. Ma è sempre più evidente che, così come per il cambio climatico, anche il virus passa le frontiere prescindendo da regole amministrative o diktat politici. Il virus passa e va dove lo portano gli imperscrutabili percorsi dei contagi e dei rapporti tra le persone. Non lo ferma alcuna frontiera.

Ci dobbiamo fermare a riflettere su cosa voglia davvero dire interdipendenza, su quanto siamo legati gli uni agli altri, su come aspettiamo disperatamente che qualcuno in un qualunque laboratorio del mondo trovi un vaccino. Guardiamo le notizie che arrivano dagli altri paesi per cogliere speranze, suggerimenti, piste da percorrere. Abbiamo visto quanto disperanti fossero gli atteggiamenti irresponsabili di quelli che guardavano noi italiani dall’alto in basso all’inizio delle nostre chiusure, salvo poi, con ritardo colpevole percorrere le stesse strade.

Tutti dipendiamo da tutti. Abbiamo in questi mesi capito quanto vera e reale sia questa frase per la nostra vita di oggi e, soprattutto, quanto lo sarà per la nostra vita di domani.

Tutti dipendiamo da tutti vuole dire che ci interessa come stanno gli altri, come si comportano, che regole seguono. E interessa tutti noi, deve interessare tutti noi, sia che siamo mossi da sentimenti altruistici e filantropici o sia che siamo semplicemente mossi dal realismo di capire che da come stanno gli altri dipende anche come starò io. Fregarsene degli altri diventa una scelta autolesionista, un modo di danneggiare anche noi stessi.

Tutti dipendiamo da tutti vuol anche dire che nostri comportamenti irresponsabili finiscono per danneggiare altri e poi possono, dopo una più o meno lunga catena di interrelazioni, tornarci addosso addirittura amplificati.

Tutti dipendiamo da tutti vuol dire che entriamo in un mondo in cui va messo al centro il problema di come, politicamente ed economicamente, possa gestirsi efficacemente una catena di interconnessioni, legami e richiami continui tra paesi e sistemi.

Tutti dipendiamo da tutti spazza via l’idea che torneranno le frontiere a scaldare i cuori deboli, proteggere dalle paure e accompagnarci in un futuro che non riusciamo a prevedere. Appare controintuitivo rispetto alle immediate reazioni di pancia che ci spingerebbero a rivolgerci di nuovo ai soliti strumenti che la paura ha sempre evocato; lucchetti, visti, muri, filo spinato, ponti levatoi. L’esperienza di questa drammatica prova ci fa invece capire che il virus attraversa le frontiere in silenzio. E allo stesso tempo le nostre paure, alimentate dal virus, son portate a chiedere ancora più frontiere.

Une contraddizione sempre più stridente che però alla fine sarà risolta dal principio di realtà e dalla conseguente prevalenza del tutti dipendiamo da tutti.

La famosa agenda del dopo virus è al centro di mille dibattiti, con un mix di preoccupazione e di speranza. Su quell’agenda si sviluppano tante riflessioni e si elaborano piste interessanti. Finisce che i punti di quell’agenda si stanno moltiplicando perché ogni settore è in effetti toccato e in nessun campo si potrà riprendere tranquillamente come prima.

Ma di questo agenda che rischia di diventare enciclopedica è fondamentale mettere in evidenza che un concetto sarà più importante degli altri e finirà per ricomprenderli tutti. Questo concetto centrale è, per l’appunto, il tutti dipendiamo da tutti. È lui che accompagnerà la nostra transizione nel mondo di domani. Prima ce ne convinciamo e più facilmente troveremo la bussola per il nuovo tempo che ci sarà dato di vivere.

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1 COMMENTO

  1. Grazie Enrico,
    torna presto in Italia… a far politica sul serio. L’Italia ha bisogno di persone come te, con idee chiare: TUTTI DIPENDIAMO DA TUTTI, vuol dire soprattutto che ognuno è necessario per sostenere gli altri… e chi più ne ha (come nel tuo caso) DEVE SOSTENERE di più… dipendiamo anche da TE, soprattutto da quelli come te.

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