giovedì 3 Dicembre 2020

Un Patto per il Paese, per costruire un sistema nuovo
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Non era mai successo nella nostra storia repubblicana che il Primo Maggio si celebrasse a piazze chiuse. In questi mesi, la pandemia ha stravolto le nostre radicate abitudini di vita e ci ha fatto toccare con mano quanto fragili siano gli equilibri che governano le nostre stesse relazioni sociali.

Il Covid 19 ha mietuto tante vittime, troppe: ad oggi, solo in Italia, oltre 27 mila. E se non ci fossero state misure così restrittive, i decessi sarebbero stati di gran lunga superiori. Una vera e propria guerra. Il virus ha colpito, in particolare, la popolazione più anziana e non solo per una questione di struttura fisica più debole: ora non può essere il momento delle polemiche, ma qualcuno dovrà dare conto delle situazioni gravi e inaudite verificatesi in molte Rsa, su tutto il territorio nazionale.

Così come nessuno dovrà dimenticare, quando questa terribile vicenda sarà finita, che il sistema sanitario nazionale ha risposto con eccezionale efficacia, soprattutto perché medici e infermieri si sono prodigati al limite dell’eroismo, pagando anche con la propria vita il loro servizio.

In questi mesi, molte attività si sono fermate, tante altre hanno avuto continuità a ritmi più lenti, altre ancora si sono svolte con modalità organizzative nuove. Tante filiere, poi, insieme a quella sanitaria, hanno accresciuto il loro impegno per garantire a tutti noi beni e servizi essenziali, se non vitali. Quello che è certo è che il mondo del lavoro, complessivamente, ha retto a una gigantesca onda d’urto dimostrando, semmai ce ne fosse stato bisogno, che davvero la nostra è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.

Dovranno convincersene tutti, però: nulla potrà più essere come prima. Perché se questo virus ha seminato morte e distruzione, non è che l’assetto socio-economico mondiale sia proprio immune da ogni responsabilità.

Pertanto, dovrebbe essere chiaro a tutti, ad esempio, che non si potranno più accettare tagli lineari alla sanità e al welfare, che la ricerca dovrà essere adeguatamente finanziata, che gli assegni pensionistici non potranno più essere ai limiti della sussistenza, che i rinnovi dei contratti andranno fatti nei tempi e con le quantità giuste a valorizzare il lavoro, che la logica dell’austerità dovrà finire definitivamente in soffitta per dare spazio agli investimenti nelle infrastrutture e a politiche di sviluppo, che l’ambiente andrà salvaguardato con maggiore cura di quanto non sia stato fatto in passato.

Insomma, bisognerà costruire un nuovo mondo, a partire dalla nostra realtà, e realizzare, dunque, un Patto per il Paese che parta da un presupposto: per risalire la china, per evitare di incorrere nei soliti errori e per progettare un futuro di crescita, saranno necessari interventi da economia post bellica.

Va da sé che questo Primo Maggio non potrà essere una festa, ma noi la vogliamo celebrare ugualmente, nel rispetto delle misure restrittive stabilite a tutela di tutti i cittadini, perché vogliamo dare spazio alla certezza di ritornare alla normalità e alla speranza di una prospettiva migliore.

Carmelo Barbagallo è il segretario generale della Uil

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