giovedì 2 Luglio 2020

Un reddito universale per guardare al futuro, oltre l’emergenza
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E’ il momento di una risposta completamente diversa, “serve uno strumento universale, per tutti, senza vincoli”: lo scrive Daniel Susskind del dipartimento di economia del Balliol College dell’Università di Oxford dalle pagine del Financial Times.

“Se la pandemia di covid-19 ha un lato positivo è che ha introdotto un senso di coesione in società polarizzate, ma il virus, insieme all’isolamento economico necessario a combatterlo, ha anche evidenziato le disuguaglianze esistenti, creandone perfino di nuove.” Diseguaglianze che partono dalla quarantena stessa, che presuppone avere un reddito per vivere e una casa e che esclude i senza dimora, i minori in comunità, i richiedenti asilo, i detenuti e i molti che in pochi metri quadrati vivono con famiglie e bambini nei quartieri popolari, senza giardini e terrazzi, dove l’armonioso #iorestoacasa si è subito trasformato nella sperimentazione degli arresti domiciliari.

Lottare contro le diseguaglianze: è questo che ci spinge a tenere aperta costantemente la discussione sull’urgenza di un dispositivo universale per la continuità di reddito di tutte e tutti. E ultimamente non siamo soli. Oltre alle pagine del Financial Times, anche papa Francesco ha lanciato un allarme. Nel giorno di Pasqua in una lettera ai movimenti e alle organizzazioni popolari, parla agli esclusi: “Molti di voi vivono giorno per giorno senza alcuna garanzia legale che li protegga: venditori ambulanti, raccoglitori, giostrai, piccoli contadini, muratori, sarti, quanti svolgono diversi compiti assistenziali. Voi, lavoratori precari, indipendenti, del settore informale o dell’economia popolare, voi che non avete uno stipendio stabile per resistere a questo momento… e la quarantena vi risulta insopportabile. Forse è giunto il momento di pensare a una forma di retribuzione universale di base che riconosca e dia dignità ai nobili e insostituibili compiti che svolgete.”  Se poi all’appello del pontefice aggiungiamo che l’automazione crescente crea profitto a danno di un aumento della disoccupazione e di una diminuzione dei salari, le millantate possibilità̀ di iniziativa economica individuale il più delle volte comportano solo forte rischio e aumento dei cosiddetti ‘lavoratori atipici’ e l’assenza, per tantissime persone, di protezione del lavoro attraverso le vecchie forme, ecco che abbiamo una fotografia completa. 

Introdurre allora un reddito di base servirebbe a remunerare gli individui vittime del processo di accumulazione e valorizzazione della produttività sociale, degli affetti e dei desideri ad opera del capitalismo contemporaneo. Un reddito individuale e incondizionato per tutte e tutti quelli che vivono sul territorio indipendentemente dalla loro professione non servirebbe solo come misura rivolta ai “poveri” o ai disoccupati, ma impatterebbe sul diritto all’esistenza di tutte e tutti senza vincoli di appartenenza alle categorie del lavoro o del non lavoro.

In un appello pubblicato recentemente in rete il Bin (Basic Income Network) e tante altre associazioni chiedono al Governo – attraverso una raccolta firme – di allargare il prima possibile la platea dei beneficiari del Reddito di Cittadinanza, superando l’impianto “familista” della misura e abolendo gli stringenti criteri che lo subordinano al lavoro, che non producono alcun risultato e limitano anche la possibilità per questo strumento di far emergere realmente la povertà. Per rispondere all’emergenza e per ripensare una protezione sociale universale bisogna semplificare, includere e garantire tutte e tutti.

Il reddito di cittadinanza, attualmente in vigore, con tutti i suoi limiti, è un punto di partenza e, se ripensato, può diventare un primo strumento di sostegno alle persone oltre la quarantena e l’emergenza utilizzando, per l’estensione, tutte le forme di finanziamento, anche dei fondi europei. Guy Standing, intervistato da Rolling Stone, ha detto che in questa fase i governi saranno obbligati a cambiare idea sul reddito per tutti: “La pandemia ci ha messo di fronte alla realtà, cioè che il neoliberismo è un sistema economico fragilissimo e caratterizzato da disuguaglianze sociali “disgustosamente” elevate. In cui insicurezza e stress sono comuni a troppe persone.“

La pandemia, allora, potrebbe essere vista come una scintilla: per evitare una depressione economica globale servono impulsi economici trasformativi che siano davvero radicali. La crisi economica sarà forte e appena usciremo dall’emergenza sanitaria per il governo questa sarà la prima cosa utile, giusta e urgente da fare. Il welfare non è una spesa, ma un investimento. Sul futuro.

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4 COMMENTI

  1. Piuttosto che pensare a un “reddito universale”, obiettivamente utopistico considerando la crisi economica che verrà (rectius: già in corso, sebbene forse non ancora ben visibile), occorre elaborare, ora più che mai, una VERA riforma del nostro sistema fiscale, allo stato attuale eterogeneo, disorganico, e, last but not least, quasi usuraio – basti pensare che, per i redditi più elevati, oggi tra tasse e contributi viene chiesto di pagare alle casse dello Stato il 60% del proprio guadagno, per la serie: non vivo per lavorare, ma lavoro per vivere -.
    Non si può pensare, oggi, di distribuire ricchezza che non esiste, per quanto trattasi di progetto nobile e da tenere in considerazione per il futuro.
    Occorre allentare la presa asfissiante sui contribuenti, per capovolgere la situazione che ci troviamo oggi a fronteggiare: pochi che pagano molto.
    Abbassamento della tassazione con annesso inasprimento delle misure sanzionatorie (e degli strumenti a disposizione dell’Erario per scovare gli evasori e/o elusori) si traduce in più persone che pagano le imposte, con conseguenti entroiti per lo Stato.
    Meno tasse (e sburocratizzazione, si intende) significa anche maggiore attrattiva nei confronti degli investitori esteri, stimolo al rientro delle nostre aziende trasferitesi per sfuggire alla morsa di un Fisco aggressivo e poco votato alla leale e reale collaborazione e buona fede nei confronti dei contribuenti.
    Abolizione delle ignominose tasse sulle successioni e donazioni (che, è noto, colpiscono ricchezza già tassata al momento della sua creazione in capo al dante causa), significa incentivare la circolazione dei capitali e il reinvestimento.
    Insomma, piuttosto che ipotizzare irrealizzabili sistemi di mutualità e assistenzialismo senza prospettive, si pensi a un efficace e, prima ancora, equo sistema fiscale.

  2. Scusa Giovanni
    Se si conoscono i sistemi monetari si conosce che un “reddito Universale” o qualsivoglia denominazione gli si voglia dare ( personalmente lo chiamerei contributo d’esistenza) è possibile.
    Tutte le proposte che enunci sono comunque da perseguire.
    Il tuo incipit.. <>… ecc
    No so come possa essere considerato da chi ci legge.. fuori tema? Forse tu non sei preparato sulla materia Monetaria, e sei preparatissimo o in altri settori ai quali vorresti trovare soluzione… benissimo .
    Una cosa per volta il soggeto è … riporto il titolo: “Un reddito universale per guardare al futuro, oltre l’emergenza” Non si approfondisce un argomento dando motivazioni poco esaustive e parlando di altri problemi . Comprendiamo comunque la tua buona volonta di affrontare problemi che necessitano di soluzioni.
    Carlo A.

  3. MI TROVATE IN PIENO ACCORDO
    su quato appare nell’articolo..
    <>
    Fare pressione sulla politica o altre istituzioni, affinche si realizzi ciò e sicuramente opportuno.
    Altro modo portuno relativamente immediato potrebbe essere il progeto VAL.AZ.CO.
    Il Banco dei Cittadini Volontari del Val.Az.Co. che erogano e gestiscono senza alcun costo un contributo mensile adeguato e complementare che di fatto risponde a tutte le finalità espresse dall’articolo.
    http://www.cittadini-volontari.it/444765443

  4. Non vedo bene una ragionamento finalizzato ad un “reddito” universale a prescindere.
    Vedo bene un reddito minimo di lavoro che è cosa profondamente diversa.
    Non si deve pagare il disoccupato: lo di deve aiutare a trovare una fonte di reddito e tale reddito deve avere un valore minimo per evitare lo sfruttamento a 2/3 euro/ora.

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