domenica 27 Settembre 2020

La forza dell’unità, motore per la rinascita europea
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L’unità europea non è mai stato un progetto scontato, portato automaticamente dalla forza dei fatti e della storia. E’ sempre stato il risultato di scelte politiche e della Politica. Alcune delle scelte che sono state fatte nel corso degli anni oggi possono sembrarci quasi scontate anche se non lo furono: la pace nella libertà, l’apertura delle frontiere e dei mercati, la forza della regolamentazione comune e della moneta unica, la tutela sovranazionale dei diritti dei cittadini, e molto altro.

Credo che serva partire da questa consapevolezza per affrontare con senso di responsabilità e fiducia le sfide del nostro tempo. Dobbiamo farlo non dimenticando chi non c’è più e guardando alle gravi difficoltà che tante imprese, lavoratori e persone giovani e anziani stanno vivendo. Viviamo infatti una crisi economica senza precedenti, che ci espone al rischio di gravissime divisioni. Tra singoli Stati membri e al loro interno, tra chi è maggiormente tutelato e ha più opportunità e chi ne ha di meno. E’ per tutto questo che occorre oggi impegnarsi con il massimo della dedizione per consolidare i progressi compiuti in questi mesi nell’azione dell’Unione Europea e per fare ulteriori passi con coraggio e determinazione. Siamo davvero in uno scenario senza precedenti e non possiamo permetterci scelte minimaliste.

Nelle ultime settimane, recuperando un grave ritardo iniziale, l’Unione europea ha rapidamente adottato una serie di azioni volte a preservare, oltre alla vita e alla salute dei cittadini europei, la possibilità di rilanciare l’economia. La Commissione ha assicurato agli Stati membri la flessibilità e il coordinamento necessari affinché la solidarietà tra di essi potesse tradursi in un rafforzamento dei rispettivi interventi. Ora il lavoro si concentra su un’ambiziosa risposta comune di bilancio che possa affiancare la politica monetaria della Banca centrale europea e rafforzare le reti di protezione – per i lavoratori, per le piccole e medie imprese e per i sistemi sanitari – già decise dall’Eurogruppo e confermate dal Consiglio europeo. In particolare, abbiamo bisogno di un Fondo per la rinascita di dimensioni sufficienti per salvaguardare il funzionamento del mercato interno e assicurare la convergenza delle economie degli Stati membri. Non si tratta solo di non lasciare nessuno indietro, ma del fatto che, senza gli uni, gli altri non potranno andare molto avanti.

In altre parole, noi Europei possiamo uscire da questa crisi solo se sapremo cogliere fino in fondo la lezione della Dichiarazione Schuman: quella della forza dell’unità di Istituzioni comuni, capaci di costruire nella pace opportunità di crescita e di tutelare i diritti derivanti dalle tradizioni costituzionali comuni e dall’operato della Corte di Giustizia. La pandemia ci affida la responsabilità di proteggere i settori economici e gli Stati più colpiti dall’emergenza, ma questi mesi eccezionali ci consegnano anche l’opportunità di promuoverne il potenziale di innovazione. La crisi, questa terribile crisi, non ci farà dimenticare che dobbiamo costruire un futuro migliore, come tanti giovani continuano a chiedere.

Ritengo per questo indispensabile, anche in mezzo alle difficoltà attuali, non perdere il senso di un coerente sviluppo istituzionale e dell’impegno per un modello economico più equo e sostenibile. La rinascita europea è un nuovo straordinario motivo di impegno e di lotta.

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4 COMMENTI

  1. Io credo che finché tutti gli Stati non arriveranno ad avere le medesime condizioni fiscali, di reddito minimo, anche di orari di lavoro, finché non ci sarà omologazione sugli elementi sui quali si fondano le economie non ci sarà una vera Unione. Capisco che sia difficile, che non ci si possa arrivare dalla sera alla mattina, ma i paradisi fiscali, giusto per fare un esempio, non possono essere tollerati.
    Accettare il fatto che un lavoratore italiano lavora più ore di un collega tedesco ma con una produttività inferiore non è una cosa tollerabile, anche perché la produttività mica dipende dal singolo che magari nel lavoro mette tutto se stesso con grandi sacrifici.
    I sistemi (sistema-lavoro, sistema-sanità, sistema-scuola…) devono giocoforza tendere all’uguaglianza verso l’alto.
    Senza Uguaglianza non c’è Unione

  2. Io credo che la sfida sia oggi di rafforzare le istituzioni europee che ci sono già e crearne di nuove perché l’Europa diventi un’unione politica solidale, con una politica estera, economica ed ambientale, un welfare, una fiscalità, un insieme di diritti europei. Le crisi economiche tendono a mettere tutti contro tutti, a favorire chiusure come il protezionismo, il nazionalismo, il populismo dei demagoghi. Noi dobbiamo reagire con l’unità e la collaborazione. L’unione fa la forza, divisi non si va da nessuna parte (e il virus insegna). Ma un grande presupposto per la collaborazione è anche la garanzia della legalità. Non c’è collaborazione che tenga se non si contrastano le mafie e l’illegalità.

  3. Sono d’accordo. Ma serve, da un lato la consapevolezza che i progressi dell’Europa non sono scontati, in quanto tutti gli stati hanno i propri vincoli interni (noi abbiamo Salvini &Co…); dall’altro dobbiamo darci da fare per non essere più i meno europeisti fra gli europei, promuovendo una campagna di corretta informazione fra la gente. Non possiamo limitarci alle trattative fra partiti che sostengono il Governo e alle indiscrezioni che ne trapelano.

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