giovedì 9 Dicembre 2021

Il Dl Rilancio una leva per il cambiamento a cui dare continuità. Parla Andrea Orlando

Un decreto che vale una manovra di Bilancio, con misure per un totale di 55 miliardi messe in campo per provare a tirare fuori l’Italia dalle secche di una crisi che non ha uguali nella storia.

Questo, in due righe, il decreto Rilancio varato dal governo due giorni fa e che il vicesegretario del Pd Andrea Orlando, che abbiamo intervistato per Immagina, definisce “un intervento senza precedenti”.

Vicesegretario Orlando, più di 25mld per il lavoro, per le imprese 16mld più 4mld di tasse in meno. Basterà a contenere la crisi economia e sociale?

È stato messo in campo il massimo sforzo possibile nelle condizioni date, con un intervento che non ha precedenti. Vedremo se questo basterà. Sicuramente sono stati affrontati tutti i temi più urgenti e vedremo come reagirà il Paese, ma non si sono risparmiate cartucce e ci si è impegnati al massimo per rispondere alle tante domande cresciute nel frattempo in questo momento non facile.

Tra i punti più attesi del decreto vi sono gli interventi per le famiglie, con misure come il bonus baby sitting, i congedi parentali e il reddito di emergenza per chi è rimasto privo di sostegno. Secondo lei possono far fare un passo in avanti al Paese anche dopo che la crisi sarà passata?

Io penso che si siano abbozzati tutti gli elementi per fare questo salto di qualità. Si tratta di inneschi a cui sarà necessario dare continuità, sugli interventi per la famiglia e non solo. C’è di fondo una scelta di equità, con il reddito di emergenza che arriva a chi non ha nulla, la CIG che sostiene anche i lavoratori delle micro-imprese, c’è la scelta di investire sulla sanità pubblica, che abbiamo visto quanto sia importante. C’è poi il tema della sostenibilità, con l’ecobonus e gli incentivi alla mobilità alternativa,  e c’è una spinta significativa all’innovazione, consolidando lo smart working e sostenendo la digitalizzazione, che ha avuto una spinta straordinaria durante il lockdown. C’è un giusto sostegno alle imprese, per evitare che si distrugga la capacità produttiva del Paese, così come scelte innovative di politica industriale: come da noi auspicato è previsto l’ingresso del capitale dello Stato con alcune condizionalità, tra cui il mantenimento della sede in Italia, così come dei livelli occupazionali. Naturalmente si tratta di leve per il cambiamento che devono trovare ulteriori sviluppi nelle politiche future , ma non c’è dubbio che si tratta di misure che vanno nella direzione auspicata dell’equità, dello sviluppo e della sostenibilità.

Veniamo al lavoro. Tra le altre cose, oltre alle misure per autonomi e partire Iva, il Dl ha allungato la Cig. A questo proposito hanno suscitato polemiche i ritardi sull’erogazione, sulla Cig ma anche per il credito alle imprese. Cosa possiamo dire a chi ancora aspetta?

Le cause dei ritardi sono molteplici. Alcune sono normative, su cui intervengono alcune inerzie amministrative e su cui va fatta vigilanza. C’è poi l’enorme tema del sistema creditizio, e noi pensiamo che bisogna dire quali sono le banche che stanno ritardando l’erogazione. È sbagliata una denuncia generalizzata, perché il fatto stesso che ci si trova davanti a comportamenti diversi dimostra che il problema non è nella norma, ma nelle scelte organizzative di alcune banche. Dobbiamo distinguere, va chiarito che non pensiamo ai dipendenti, oberati in questo periodo da un carico straordinario. Ma la verità è che nelle banche ci sono state farraginosità rispetto ai finanziamenti alle imprese previsti nel Dl liquidità. Per quello che riguarda la Cig, invece, la responsabilità dei ritardi va ripartita fra Inps, Regioni e banche, per questo è importante intervenire e superare i rilievi generici. Bisogna individuare i colli di bottiglia e le inerzie, e intervenire selettivamente. I lavoratori non possono aspettare, le risorse collettive non possono rimanere ferme.

Capitolo scuola. Il Dl Rilancio stanzia risorse significative, ma è un fatto che le scuole resteranno chiuse. Il Pd ha chiesto una riapertura già a maggio, come concretizzare questa proposta?

Abbiamo chiesto di costruire un percorso che, tenendo naturalmente conto del Covid, consenta di mantenere un rapporto tra la scuola e gli alunni, e di mantenere la socialità. La condizione in cui la nostra gioventù si è venuta a trovare in questa emergenza va superata il più presto possibile. Noi diciamo che una volta affrontato lo shock economico, l’altro grande tema a cui mettere mano è lo shock sociale, che ha colpito soprattutto i più vulnerabili, i bambini e i ragazzi. Stiamo dando risposte orientate alla quantità, ma servono e presto anche risposte di qualità, anche per questo nei prossimi giorni il Pd lancerà il Piano per l’Infanzia annunciato da Zingaretti.

Numerosi sono gli interventi per le imprese. Quali sono i punti che hanno qualificato e qualificheranno l’azione del Pd in questo senso?

Nel decreto ci sono importanti sostegni agli investimenti e alla ricapitalizzazione delle imprese. A chi dice che si impegnano eccessive risorse per i ristori rispondiamo che investe solo chi resta vivo. La scelta di aiutare in questo modo le piccole e medie imprese il Pd la rivendica, e adesso dovrà essere rafforzata in sede di conversione del decreto. Anche perché la crisi ha avuto impatti diversi: ci sono aziende che hanno mantenuto una relativa  tranquillità, e altre, soprattutto quelle legate al turismo e al commercio, che hanno subito dei colpi devastanti. Vogliamo fare tutto il possibile perché le imprese rimangano in vita orientando la politica nel senso della sostenibilità, ma il punto centrale è che tutto deve portare a scelte sempre più determinate a sostenere i settori più colpiti. Si tratta insomma di avere delle politiche con dei bersagli precisi. Le risorse vanno orientate verso chi ha sofferto e soffrirà ancora di più anche dopo il lockdown, come il turismo, lo spettacolo e la ristorazione. E in questo senso dovremo lavorare soprattutto sulle cifre in sede di conversione del decreto.

Resta comunque il rischio che qualcuno resti fuori, e già in questi giorni ci sono stati gesti eclatanti sia di imprenditori che di lavoratori.

Si tratta di mettere al centro l’equità sociale, anche perché si pone un tema enorme: la disoccupazione è destinata a crescere in attesa di una ripresa complessiva. Occorre assumere misure che attenuino l’impatto sociale. Dire che il Dl Rilancio è una manovra assistenziale perché 1 miliardo su 55  è andato a chi ha perso il lavoro e non ha né il reddito di cittadinanza  né è tutelato dalla cig, è ridicolo. È invece giusto pensare ad avere come obiettivo un reddito universale contro la povertà che integri gli strumenti esistenti.

Il Pd di Zingaretti si è da subito distinto per l’attenzione ai temi dell’ambiente. Nel decreto ci sono misure importanti come l’ecobonus e gli incentivi alla mobilità alternativa, basteranno a non farci tornare indietro sui miglioramenti che il periodo di fermo ha portato?

Dobbiamo stare attenti a un spinta comprensibile ma pericolosa, secondo la quale la sostenibilità è un lusso che non c possiamo permettere in questa stagione. Dobbiamo invece usare questo slancio per convertire il sistema in direzione della sostenibilità. Uno dei fattori è distinguere tra le normative che spingono alla sostenibilità con la battaglia per la semplificazione. In pratica, chi va verso il green deve avere burocrazia zero.

La regolarizzazione per i lavoratori agricoli, colf e badanti ha diviso il governo, soprattutto M5S e Pd, che si è fortemente battuto per questa norma. Quello raggiunto è un buon compromesso?

Assolutamente sì. Corrisponde a un interesse del mondo agricolo, ma mette al centro anche la dignità delle persone. Chi si proponeva di avere i charter di schiavi è stato sconfitto, e quelle compiute sono scelte che si possono sostenere nell’opinione pubblica a testa alta. È stata compiuta una scelta funzionale, ma che non dimentica che dietro a tutto questo ci sono le persone.