giovedì 9 Luglio 2020

Siamo all’inizio del cammino, ma un’Italia migliore sta davvero prendendo forma
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Cinquantacinque miliardi per la ripresa economica. È in termini assoluti la più grande cifra mai stanziata per una manovra, nella storia d’Italia. Ed è tutta espansiva. Abbiamo varato in circostante eccezionali, drammatiche, un decreto imponente per sostenere i lavoratori e le imprese, i cittadini e le famiglie.

La prima cosa da dire è che tutto questo è stato possibile grazie al sostegno dell’Europa, dalla Bce alla Commissione, al Parlamento, alle altre istituzioni comuni. Fuori dalla rete di sicurezza europea (come volevano da noi Fratelli d’Italia e la Lega, che non hanno nemmeno votato il Recovery Fund), questa volta avremmo veramente rischiato il naufragio. E invece stiamo tenendo la rotta. E non solo, abbiamo incominciato a costruire un’Italia migliore. Sono molti i punti positivi, le nostre battaglie e le proposte del PD che con impegno e una trattativa a volte difficile abbiamo trasformato in realtà.

Abbiamo pensato all’Italia che verrà, a un Paese che vogliamo far diventare migliore. Per questo abbiamo stanziato più di 3 miliardi per la Sanità, che serviranno ad assumere quasi 10.000 nuovi infermieri, a potenziare le strutture pubbliche e gli ospedali, più che raddoppiando i posti in terapia intensiva. Ci sono 1,5 miliardi per far ripartire la scuola, uno dei settori più colpiti dalla crisi e così vitale per il nostro rilancio, per uscire dal declino: con queste risorse stabilizzeremo 16.000 precari, che assieme alle nuove assunzioni porteranno 32.000 nuovi insegnanti nelle nostre scuole a settembre. Ci sono altrettanti fondi per l’Università e per la ricerca: per colmare uno dei divari storici che ci divide dagli altri paesi avanzati e ci impedisce di crescere.

Abbiamo ampliato gli ecobonus e i sismabonus, portandoli al 110% e anche condizionandoli all’effettivo risparmio energetico: saranno così facilmente attivabili da tutti, potranno essere utilizzati anche da coloro che per motivi di reddito finora non hanno potuto accedervi, e che adesso grazie al super bonus non pagheranno nulla. E saranno davvero efficaci. Abbiamo poi messo in campo ancora altri incentivi per i trasporti e la mobilità sostenibile. Vogliamo inaugurare una nuova stagione di sviluppo, dove coniugare finalmente crescita economica, qualità della vita e attenzione all’ambiente.

Abbiamo pensato a sostenere e rilanciare il nostro sistema industriale, a tutti i livelli. Ci sono 16 miliardi di aiuti alle imprese, di ogni dimensione. Contributi a fondo perduto per tutte le piccole imprese colpite dalla crisi. Analoghi aiuti per le imprese di medie dimensioni, a condizione che investano nella ricapitalizzazione e nella produzione in Italia, che non delocalizzino, che siano in regola con la normativa fiscale e del lavoro nel nostro Paese. E infine interventi di ripatrimonializzazione anche per le grandi imprese, che pure pensiamo dovranno servire a innovare, a migliorare e potenziare la grande industria in Italia e i settori strategici.

Per i lavoratori abbiamo prorogato la Cassa integrazione d’emergenza ed esteso il blocco dei licenziamenti. Abbiamo prolungato l’indennità di disoccupazione. Siamo intervenuti anche nella definizione della Cassa integrazione in deroga, per le imprese più piccole, per renderla adesso più veloce, cercando di superare alcuni dei ritardi storici del nostro Paese. I contributi per gli autonomi verranno prorogati automaticamente e, a partire da questo mese, ampliati fino a 1000 euro.

E ancora. Abbiamo raggiunto un importante accordo sulla regolarizzazione dei lavoratori migranti, perché è giusto, per gli immigrati e per gli italiani, per dare più diritti e sicurezza alle persone che lavorano, a noi tutti. Abbiamo reperito 12 miliardi per sbloccare i debiti della pubblica amministrazione. Ci sono 2,5 miliardi per il turismo e la cultura, fra cui bonus vacanze di 500 euro a famiglia da spendere in Italia. C’è il reddito di emergenza, uno strumento temporaneo per dare un aiuto anche a chi in questo periodo è rimasto senza altre fonti di sostentamento, spesso perché vittima di lavoro nero. Tutte queste, e altre come quelle per il rafforzamento dell’assistenza e del terzo settore, i congedi straordinari per le famiglie e i bonus baby sitter cumulabili, erano proposte del PD. Sono misure che fanno bene all’Italia.

Ci siamo impegnati a non lasciare indietro nessuno, ma abbiamo anche provato a immaginare un’Italia migliore e cominciamo a darle forma. Vi è in questa manovra, credo piuttosto chiara, l’idea di un Paese più moderno, più giusto, più ecosostenibile ed efficiente: investimenti nella sanità, nella scuola e nell’università, nell’ambiente, più fondi per il sostegno di lavoratori e imprese, incentivi per la ricapitalizzazione delle aziende; abbiamo snellito le procedure ed esteso gli aiuti a tutte le fasce più deboli.

Dobbiamo continuare su questa strada. Dobbiamo aggredire i mali storici del nostro Paese, come abbiamo iniziato a fare: la burocrazia inefficiente, la tassazione squilibrata, le disuguaglianze che favoriscono le rendite, la sotto-capitalizzazione delle imprese, gli scarsi investimenti in ricerca e sviluppo, la sanità, l’istruzione e le infrastrutture finanziate poco o male. Dobbiamo anche continuare a batterci per un’Italia più europea, e per un’Europa più solidale e coesa. Siamo all’inizio del cammino.


Emanuele Felice è il responsabile economico nella segreteria nazionale del Partito Democratico

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2 COMMENTI

  1. Un Italia migliore non deve lasciare indietro nessuno. E questa volta per DAVVERO.

    Ripartiamo dai diritti violati, primo di tutti il diritto a “uno standard di vita adeguato per la salute e il benessere di se stesso e della propria famiglia, compresi cibo, vestiario, alloggio e cure mediche e servizi sociali necessari, nonché il diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, disabilità, vedovanza, vecchiaia o altra mancanza di sostentamento in circostanze al di fuori del suo controllo.” (dichiarazione universale delle Nazioni Unite sui diritti umani Articolo 25).

    Non si tratta e non deve essere considerato come un “sussidio”.

    È ora di istituire un Reddito di Base Universale:
    https://www.facebook.com/groups/IstituzioneRedditoDiBaseUniversalePetizione/

  2. Caro Emanuele,
    in termini generali penso di dover usare una maggiore cautela nell’enfatizzare questa manovra.
    Si tratta, infatti, di una manovra interamente a debito ed approntata per rispondere ad una emergenza non di natura economica.
    Sono concetti importanti che occorre, a mio umile avviso, ricordare sempre ai cittadini.
    Resta certamente il fatto che questa manovra di emergenza ha visto il contributo determinante di una forza politica seria come il PD.
    Per incubo immaginiamo cosa poteva accade se al governo ci fosse stato Salvini.
    Nell’ultimo paragrafo fai riferimento ai mali che affliggono il nostro paese.
    Non ho le competenze necessarie per argomentare tutti gli aspetti da te accennati.
    Mi limito a ragionare su “la burocrazia inefficiente” perché ritengo che la politica sia il fattore determinante.
    Siamo d’accordo che l’inefficienza della pubblica amministrazione italiana rappresenta il freno a mano tirato nel cammino del sistema Italia.
    Basti solo pensare ai fondi europei che non riusciamo a spendere.
    Detto quanto sopra, però, occorre una seria analisi politica.
    Pensare di efficientare la pubblica amministrazione prendendo le impronte digitali dei dipendenti lo può proporre solo un ministro di destra come la Bongiorno.
    A mio avviso occorre ricordare che la PA è stata, ed è, il bancomat del clientelismo partitico.
    Per la sua efficienza, pertanto, occorre rompere questa cinghia di trasmissione devastante.
    Da un punto di vista tecnico non esistono ostacoli insormontabili.
    Come insegnava il mio docente di costruzioni, un problema tecnico trova sempre una soluzione.
    Il problema è politico perché, come sopra citato, il mondo PA ed ancor più il mondo delle aziende pubbliche, rappresentano il terreno del clientelismo partitico.
    Per noi di sinistra, inoltre, occorre evidenziare che un cittadino si sente parte di una comunità quando funziona la PA.

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