mercoledì 16 Giugno 2021

Mafia e corruzione sono un virus, cultura e innovazione sono il vaccino

Criminalità organizzata e corruzione, piaghe della nostra società. Fenomeni sociali e giuridici distinti, ma con obiettivi e modalità spesso comuni. Entrambi lanciano ogni giorno la propria sfida allo Stato, dall’esterno e dall’interno. Tentandolo ed aggredendolo. Lanciando la propria maledizione, quindi, alla comunità tutta. Non è mai stato tanto chiaro questo come in alcuni momenti della nostra storia principalmente repubblicana. Ed il momento storico che stiamo vivendo è senza dubbio uno di questi.

La crisi sanitaria si sta trasformando rapidamente in una crisi economica e sociale e l’illegalità è pronta a divorare la parte sana della società, come un cancro. Prova a sedurre con i suoi tentacoli i fragili, i deboli, i bisognosi – con aiuti di antistato – lì dove lo Stato fatica ad arrivare con velocità, pronta ad utilizzarli all’occorrenza. Timeo danaos et dona ferentis, diceva Virgilio. Vale ancora oggi. Dobbiamo avere timore e paura delle liberalità concesse dalle mafie. Celano l’inganno. Corrompono la comunità, minano la credibilità delle istituzioni democratiche. E’ questo il tema vero, infondo.

La crisi che ci è piovuta addosso pone a serio rischio la tenuta democratica del Paese. E le mafie sono pronte per approfittare dell’anarchia che si potrebbe profilare a tutti i livelli. Sono pronte a colpire l’economia italiana come un secondo virus. Immagino alle tante aziende sane in difficoltà che stentano a ripartire, a riaprire e ad avere un dialogo veloce ed efficace con il sistema creditizio. Facili prede di usura e riciclaggio. Lì dove ci sono detriti, arrivano le mafie.

E poi, cosa ci ha insegnato la pandemia? In particolare a Napoli e nel Sud mi auguro che si possa trarre – tra le tante – una lezione importante cui tengo molto. Questa crisi ci sta insegnando che la sanità, la giustizia, l’istruzione pubblica siano – mai come oggi – le fondamenta della nostra vita. E che esse non potranno più essere sacrificate. Che – per avere in futuro un sistema pronto a reagire con decisione alle sfide di un mondo che cambia con una capacità assistenziale elevata e con dei servizi all’avanguardia – ognuno debba fare la propria parte contribuendo alla legalità. Perché chi ruba, amministra con disonore la cosa pubblica, corrompe, sottrae principalmente a sé stesso e poi a tutti gli altri.

Il Paese per poter essere competitivo deve riportare in primo piano nella sua agenda politica e di dibattito pubblico il tema del contrasto alle mafie ed alla corruzione. Nel silenzio, sono come dei virus. Esplodono quando il danno è già irreparabile. Il Paese indebolito com’è ora non potrà più permettersi di essere attaccato e svuotato dai ladri di democrazia, come li ha chiamati il Presidente Mattarella. L’economia sommersa non potrà più avere spazio.

Il mio appello è rivolto ai miei coetanei, alla parte sana della società. Ribelliamoci allo status quo. Ripartiamo da zero. Cancelliamo ogni spazio d’ombra, ogni anfratto d’illegalità. Modernizziamo il Paese, semplifichiamo. Facciamoci aiutare dalla tecnologia, dall’innovazione, dalla scienza, dalla cultura. Sono loro il vaccino alle mafie ed alla corruzione.


Alessandro Milone è dottorando di ricerca all’Università Partenope di Napoli