lunedì 25 Maggio 2020

Lavoro, imprese, ambiente: le chiavi per ripartire. Insieme alla spinta europea
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Alla luce della situazione straordinaria che stiamo vivendo, di fronte ad una pandemia che ha messo in ginocchio le economie di tutto il mondo, il Decreto Rilancio da 55 miliardi rappresenta una boccata di ossigeno che ci permette di guardare con ottimismo al futuro immediato. Le ingenti risorse messe in campo a sostegno delle imprese, dei lavoratori, delle famiglie, insieme agli stanziamenti per la sanità e gli enti locali, sono una risposta fondamentale per la tenuta sociale del nostro Paese.

Queste risorse devono però essere rese disponibili, è necessario snellire la burocrazia e diventa fondamentale velocizzare i tempi di attuazione. Abbiamo già visto in queste prime settimane di lockdown grandi difficoltà legate all’erogazione degli ammortizzatori sociali e della liquidità a sostegno delle imprese. Ora non possiamo permetterci di perdere altro tempo fra incomprensibili richieste di eccessive documentazioni e interpretazioni poco chiare e conflittuali.  

In complesso io vedo una positiva manovra del governo che affronta tre aree di intervento parimenti importanti.

Da una parte c’è l’intervento che vuole dare una risposta alla tenuta sociale. Abbiamo bisogno di ripartire tutti insieme, nessuno escluso, e in questo senso il Decreto Rilancio ha ricompreso tutta la vasta platea dei lavoratori: il prolungamento degli ammortizzatori sociali e degli aiuti ai lavoratori indipendenti, agli autonomi e alle partite iva, comprendendo anche gli stagionali e i lavoratori a chiamata, che fino ad oggi erano rimasti esclusi. Stiamo parlando di milioni di donne e uomini che dal marzo scorso si sono ritrovati a casa e senza reddito, impossibilitati a mantenere sé stessi e le proprie famiglie. Dopo la pandemia sanitaria bisogna assolutamente scongiurare una pandemia sociale evitando di far scivolare milioni di persone nella fascia dell’indigenza.

Contemporaneamente bisogna agire a favore delle imprese e nel decreto vedo giustamente presente la seconda fondamentale area di intervento. Poiché le filiere internazionali avranno bisogno di un tempo maggiore per riprendersi, anche in relazione all’andamento dei mercati mondiali che al momento rappresentano un’assoluta incognita, diventa fondamentale far ripartire il mercato del lavoro interno. Si tratta di un’esigenza che era già presente prima del coronavirus e che ora si evidenzia in tutta la sua urgenza. Sappiamo che storicamente il mercato interno si muove quando riparte la filiera dell’edilizia, una filiera strategica che è in grado di trascinare con sé la filiera delle piastrelle, del legno, della chimica, dei servizi, del ferro. Per questo l’operazione degli ecobonus per il risparmio energetico e la messa in sicurezza sismica inseriti nel decreto sono una misura indispensabile, peraltro in linea con una impostazione “green” di sviluppo del paese.   

Gli ecobonus possono quindi dare una triplice risposta. In primis alle imprese che vogliono ripartire. Non dimentichiamo che nella crisi precedente abbiamo perso 1 milione di posti di lavoro di cui 600 mila nell’edilizia. Se facciamo ripartire quella filiera facciamo ripartire un mercato interno indispensabile da cui tutto si muove. Al tempo stesso diamo un aiuto consistente alle famiglie che possono mettere in ammortamento fino al 110% dei costi per gli interventi, dalla sostituzione degli infissi alle caldaie, dal cappotto termico ai pannelli solari. Un beneficio a costo zero che si moltiplica nel tempo anche con l’alleggerimento delle bollette. Infine, ma non per ultimo, l’ambiente, che grazie all’efficientamento energetico degli edifici e quindi ai minori consumi, viene preservato da ulteriori emissioni inquinanti.

A questo punto questo decreto deve fare da ponte all’operazione europea che andrà a maturazione fra giugno e luglio, ovvero i 3 grandi fondi: il Mes per tutti gli investimenti nella sanità, il Sure per gli investimenti negli ammortizzatori e il Recovery Fund che può permettere alle attività produttive di andare sulle filiere internazionali attraverso operazioni di riconversione o innovazione green. È la discussione che un grande paese manufatturiero deve fare in termini strategici e credo che il Decreto Rilancio sia fondamentale per dare questa impostazione e intrecciare l’impianto europeo.

Certo non manca qualche elemento critico, su tutti sicuramente l’eccessiva frammentazione, con i 250 articoli di cui il decreto si compone: non giova alla chiarezza e alla necessità di semplificazione e risponde purtroppo al “vecchio vizio” italico di accontentare le aspirazioni dei singoli e piantare la propria “bandierina” elettorale o di rappresentanza.

Questa fase emergenziale, inoltre, ha visto il Governo intervenire più volte con la forza della decretazione. È una soluzione che deve avere carattere contingente e temporaneo e non può certo rappresentare il modello ordinario dei rapporti istituzionali con il Parlamento, pertanto sarà necessario tornare alla normalità nel minor tempo possibile. In questo scenario va senz’altro evitato qualsiasi scontro istituzionale e anche la mediazione fra la Conferenza delle Regioni e lo Stato, che può sembrare a volte conflittuale, si inserisce nell’ottica di un rapporto responsabile fra soggetti che hanno entrambi diritto di proposta.

In conclusione, considerate le tante aspettative sociali ed economiche frammentate, al fine di evitare un accumularsi di rabbia nel Paese, una risposta anche di mediazione particolare verticale era inevitabile.


Vincenzo Colla è assessore allo sviluppo economico e green economy, lavoro, formazione

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