lunedì 25 Maggio 2020

Serve un cambio di passo, anche nel settore dei trasporti
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La crescita economica del nostro paese, sebbene di gran lunga inferiore a quella dei paesi europei con i quali ci confrontiamo, è da molti anni trainata quasi esclusivamente dalle esportazioni e dal settore del turismo che ha fatto del nostro paese il quinto più visitato al mondo. Settori dove l’emergenza sanitaria di fatto ha inciso profondamente, tanto sui volumi di merce trasportati, diminuiti mediamente del 30%, con un outlook negativo per i prossimi mesi, e ancora di più   sul trasporto aereo, su quello croceristico e sul ferroviario di lunga percorrenza praticamente azzerati.

Oggi non è possibile fare previsioni a breve sulle conseguenze di tutto ciò, e su quali tempi serviranno per tornare alla normalità.

Sono però convinto che molto dipenderà dalla capacità del paese di reagire e dalle scelte politiche che saranno attuate accelerando la scelta tra due opzioni storiche: il perseguire il sistema liberista attraverso derive autoritarie, oppure optare per la strada del cambiamento strutturale per un diverso modello di sviluppo economico – sociale che metta al centro le persone.

 Se riprenderanno gli investimenti su sanità e scuola e altrettanto su asset strategici come trasporti, logistica, infrastrutture materiali e immateriali per una migliore connettività all’interno del paese e con il resto del mondo, finalizzate ad un sistema più funzionale e rispondente alle esigenze del trasporto di persone e merci, associato ad una migliore capacità di spesa dei lavoratori e più in generale dei cittadini, quale condizione per far ripartire il mercato domestico, ne potremo uscire perfino rafforzati.

I trasporti sono vitali per la sopravvivenza del Paese, oltre che per il suo sviluppo e crescita e con i servizi come la viabilità e multiservizi, l’igiene ambientale, i porti e gli aeroporti, la logistica, in quanto servizi essenziali, non hanno mai smesso di funzionare nel corso di tutta la pandemia, garantendo la continuità dell’erogazione delle misure sanitarie e mediche, le attività di rifornimento e approvvigionamento, e quelle di rimpatrio, nonché la sanificazione degli ambienti ospedalieri e non , così come la raccolta e il trattamento dei rifiuti. Migliaia di lavoratori hanno lavorato in condizioni difficili che, come sindacato, abbiamo presidiato e supportato attivando immediatamente protocolli di sicurezza con le istituzioni e con le parti datoriali e istituendo i Comitati aziendali Covid-19 ovunque è stato possibile. La garanzia della salute è principio ineludibile propedeutico al lavoro stesso e anche ora, nella fase di graduale riapertura, resta ben salda la nostra attenzione.

Soprattutto per gli autisti di bus sui quali spesso vengono scaricate le mancanze delle aziende che non si dotano di efficaci misure per il contrasto alla diffusione del Covid 19 come invece prevedono i DPCM e le linee guida allegate.

La possibilità di vedere fortemente ridotti nel 2020 i ricavi e quindi i profitti delle principali aziende di trasporto e dei servizi collegati pone poi interrogativi importanti sulla tenuta occupazionale e salariale dei lavoratori del comparto, atteso che se il mercato non riprenderà in un certo modo o se la pandemia non sarà definitivamente sconfitta, la situazione dei trasporti ritornerà pericolosamente in una situazione allarmante.

In tal senso il DL Rilancio, frutto anche della fattiva collaborazione con il MIT e il Ministero del Lavoro rappresenta una positiva risposta.  

Certo non tutte le nostre istanze sono state recepite e dovremo lavorare perché siano recuperate nella fase di conversione e nel prossimo DL Semplificazione, ma comunque la strategicità del settore trasporti è stata concretamente riconosciuta e in tutto ciò i circa 24 mila ferrovieri, i 25000 del trasporto aereo, i 40.000 lavoratori del Trasporto pubblico, i 5500 marittimi e i lavoratori del servizio di ormeggio, possono contare sul rifinanziamento del fondo di sostegno al reddito. Restano da coprire i lavoratori stagionali, soprattutto degli aeroporti, che hanno perso il lavoro dopo il 31 gennaio c.a. ed è altrettanto necessario intervenire per tutelare i lavoratori marittimi che hanno un rapporto di lavoro discontinuo. Altresì è necessario che per i lavoratori delle aziende che hanno fatto ricorso al pagamento diretto da parte dell’INPS si accelerino i pagamenti dell’assegno ordinario o dell’indennità di cassa integrazione perché la situazione per molti non è più sostenibile.

La crisi che il nostro paese sta affrontando ha comunque fatto emergere le grandi debolezze dell’assetto produttivo e la necessità di un ruolo dello Stato nelle filiere strategiche del trasporto. Nel trasporto aereo chiediamo di scommettere su Alitalia con un piano industriale degno di una compagnia di bandiera, il cui progetto di nazionalizzazione deve essere volto allo sviluppo strutturale della compagnia e funzionale ad un sistema di trasporti integrato. Nei porti riteniamo necessario adeguare il sistema infrastrutturale di collegamento soprattutto via ferro, con gli interporti, così come è necessario dare completa attuazione alle misure previste dalla riforma del settore e tra queste l’istituzione dello sportello unico doganale e dei controlli per velocizzare il flusso delle merci, nonché la piena realizzazione delle ZES per attrarre nuovi insediamenti produttivi.

In questo quadro assumono ruolo fondamentale le norme di regolazione dei mercati contro il dumping contrattuale e contro ogni forma di distorsione della sana concorrenza che deprime le opportunità di sviluppo delle aziende che fanno della qualità e dell’innovazione la propria arma vincente e nel contempo per meglio tutelare la stabile occupazione, la sicurezza sul lavoro e la professionalità dei lavoratori. In tal senso la contrattazione non è soltanto lo strumento principale contro lo sfruttamento, per garantire un reddito da lavoro dignitoso, bensì è lo strumento più efficace per combattere la crisi di consumi che sta opprimendo la nostra economia, oltre ad essere il principale dispositivo per impedire forme di speculazione attraverso il degrado delle condizioni di lavoro. È dunque più che mai fondamentale sostenere e incentivare i rinnovi dei Ccnl con sostegni legislativi che ne facciano un punto di riferimento minimo per competere nel mercato. Questa è una regola per la quale ci battemmo nel settore portuale che portò al risultato del Ccnl come requisito per essere autorizzati a lavorare nei porti; altrettanto abbiamo fatto nel settore del trasporto aereo per abbattere la concorrenza sleale di alcune compagnie low cost. Col DL Rilancio abbiamo vinto anche questa battaglia e ora la rilanceremo per tutti i settori liberalizzati.

Una cosa è certa: non si uscirà dal coronavirus ritornando semplicemente alla situazione precedente.

L’emergenza determinata dalla pandemia richiederà un cambiamento generalizzato del sistema produttivo del nostro paese e la necessità di una revisione complessiva dell’assetto di tutti fattori della produzione a cominciare dal lavoro.

In questo momento milioni di lavoratori sono interessati da processi di riconversione e milioni di essi sono in cassa integrazione per le difficoltà che derivano dal blocco dei consumi e degli scambi.

E’ evidente che soprattutto in questo momento la formazione per l’aggiornamento delle competenze risulta assolutamente fondamentale e  nelle politiche del Governo sarebbe assolutamente necessario, se si vuole realmente favorire la ripartenza della nostra economia, varare un Piano generalizzato e consistente di formazione, ai lavoratori in forza, a quelli in cassa integrazione e a quelli disoccupati, che consenta di acquisire le conoscenze che il mutamento dei mercati e della produzione renderà assolutamente indispensabili.

Al netto di una norma inconsistente nel DL Rilancio di tutto questo non vi è traccia nelle iniziative del Governo che, seppure rispondono all’obiettivo principale di mantenere l’occupazione e del reddito dei cittadini italiani, non mettono in campo nessuna misura concreta che consenta di pensare al futuro.

Un problema di risorse, quindi anche un problema di efficienza. Occorre ridestinare alla formazione le risorse che dalla formazione sono state prelevate per altri obiettivi ed utilizzare le strutture, quali ad esempio i Fondi interprofessionali per la formazione continua, che hanno dimostrato di poter essere più rapidi ed efficienti e costituiscono ormai la spina dorsale della formazione all’interno del nostro paese.

Tutto ciò è indispensabile ed urgente se non si vuole che la riconversione e la cassa integrazione si rivelino, in realtà, l’anticamera del licenziamento per centinaia di migliaia di lavoratori italiani, con ripercussioni sociali inimmaginabili.


Claudio Tarlazzi è segretario generale della Uiltrasporti

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