lunedì 25 Maggio 2020

Il gioco al massacro della propaganda iraniana contro Israele e contro la pace
I

Le dichiarazioni delle Guardie della rivoluzione iraniana circa la vittoria del movimento di resistenza islamico e la creazione di una “nuova regione libera dal virus di Israele e dal microbo killer degli Usa, con la promessa di una preghiera alla moschea di Al-Aqsa, a Gerusalemme, tenuta dalla Guida Suprema, Ali Khamenei”, sono oltre ogni lecito livello di confronto. Certo non sono nuove, ma nessun disegno di cancellazione dello Stato di Israele può avere diritto di cittadinanza nel consesso del confronto politico internazionale, nessuna giusta richiesta di una soluzione equa del conflitto israelo-palestinese può appoggiarsi al desiderio criminale di annientamento del popolo ebraico in Israele. E perché dunque si è scatenata l’ennesima propaganda di odio nei confronti di Israele da parte del regime iraniano, cosi terribilmente esemplificata dalla vignetta apparsa sul blog di Khamenei, nel quale si evidenzia la necessità di una “soluzione finale” per la vicenda israelo-palestinese?

A parte l’imminenza della celebrazione della giornata di Gerusalemme, ricorrenza scelta da quel regime, e a parte evidenti necessità interne alla gestione del paese, dovute alle gravi conseguenze che in Iran ha avuto la pandemia da Covid19, con l’esplosione di una protesta sociale interna molto forte e molto nascosta, che ha evidentemente favorito l’esaltazione di argomenti di orgoglio identitario come quello dell’odio antisemita e antisionista, resta sullo sfondo anche una significativa vittoria dei conservatori sui riformatori nelle recenti elezioni parlamentari, con uno spostamento dunque dell’equilibrio interno. Purtroppo va anche ricordato che l’Iran non si è solo limitato a minacce verso Israele, essendo noto lo spostamento ingentissimo di missili puntati verso Israele da parte dell’Iran sul territorio siriano.

Tutto il mondo conosce la dinamica in corso da anni per la leadership del mondo islamico, che vede attivi da sempre l’Iran sciita, in contrapposizione all’Arabia Saudita a prevalenza sunnita da un lato, e in competizione/cooperazione con la Turchia, pur se recentemente su posizioni opposte, essendo stato il regime khomeinista in appoggio al leader siriano Assad, nel corso della guerra, e la Turchia in opposizione. In tutto questo complesso quadro, la copertura che l’Iran vorrebbe dare alla causa palestinese ha da sempre veramente poco di sincero e molto di strumentale. Una captatio benevolentiae verso i palestinesi dovuta alla necessità espansiva della politica iraniana e basta. Espansione peraltro contrastata dalle stesse organizzazioni palestinesi come dimostra la resistenza di Abu Mazen all’infiltrazione della Jihad nei territori palestinesi.

Naturalmente scriviamo tutto questo consci che la recente formazione del nuovo gabinetto Nethaniau in Israele, frutto come noto di una lunghissima gestazione in uno scenario politico israeliano che fatica da anni a trovare una stabilità interna, e che segna una debolezza drammatica, ormai consolidata del campo progressista, avviene sotto l’egida della proposta di annessione della valle del Giordano. Scelta gravemente sbagliata secondo la nostra opinione, che siamo rispettosi ovviamente delle decisioni che assumerà il Parlamento israeliano, ma che consideriamo foriera di tensione altissima e di una interruzione evidente di ogni possibile residuo di processo di pace. Personalmente mi sono formato, e resto fedele ad una sola impostazione, quella che vede nella formula due popoli, due stati, due democrazie, l’unico approdo possibile per una visione che sappia tenere insieme, il diritto ad essere Stato per i due popoli e il diritto alla sicurezza, contro ogni violenza ed ogni terrorismo.

In quelle terre difficilissime si scontrano due diritti, e non un diritto ed un torto, solo questa concezione può continuare a farci sperare in un futuro di pace. Le inaccettabili pulsioni antisioniste e antisemite della politica iraniana, possono forse servire a rafforzare internamente quel regime, certo non a risolvere l’eterno conflitto israelo-palestinese.


Emanuele Fiano è deputato del Partito Democratico e responsabile Esteri nella segreteria nazionale

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