lunedì 6 Luglio 2020

L’Europa si tinge di futuro, adesso serve l’ultimo passo
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La proposta della Commissione europea sul fondo da destinare ai Paesi colpiti dalla pandemia rappresenta un’impostazione del tutto inedita da parte di Bruxelles. Un netto cambio di passo rispetto alla logica rigorista con la quale ci si muoveva fino a qualche mese fa. A partire dal nome scelto, Next Generation EU, con cui si è voluto disegnare un nuovo orizzonte: una Unione solidale con lo sguardo rivolto in avanti, alle nuove generazioni.

In totale l’intero pacchetto proposto ieri dalla presidente Von Der Layen è di 750 miliardi, di cui 500 a fondo perduto e 250 distribuiti sotto forma di prestito. Risorse che verranno reperite aumentando il Bilancio comune ed emettendo bond a lunghissima scadenza, rimborsabili tra il 2028 e il 2058. Ed è importante sottolineare come il nostro Paese sia il maggiore beneficiario di tali risorse: la proposta prevede per l’Italia 172,7 miliardi, di cui 81,8 a fondo perduto.

La lunga trattativa con il fronte rigorista

È chiaro che stiamo parlando ancora di una proposta, che dovrà poi passare il vaglio del Consiglio europeo ed essere ratificata all’unanimità. Ed è altrettanto chiaro che la trattativa sarà molto lunga, al punto che la stessa Angela Merkel, ieri, ha dichiarato come non sarà possibile arrivare già a un accordo nel prossimo Consiglio del 18 giugno.

Tuttavia i presupposti per un accordo che non si discosti molto dalla formula della Commissione sembrano esserci. Soprattutto perché la presidente Von der Leyen ha ripetuto più volte di aver parlato con tutti i leader prima di mettere nero su bianco la sua proposta. Fino a sottolineare come molte delle istanze che venivano dai quattro Paesi più rigoristi, ovvero Austria, Olanda, Svezia e Danimarca, siano state incluse e recepite.

In ogni caso bisognerà armarsi di tanta pazienza diplomatica, in entrambi i fronti: sia in quello italo-franco-tedesco, sia in quello del Nord guidato da Olanda e Austria.

E se è vero che la proposta di ieri ha spostato l’asse verso il fronte più solidale, è altrettanto vero che i giochi non sono affatto chiusi. Come dimostrano le parole della Danimarca, che ha fatto sapere di voler studiare bene la proposta prima di esprimersi; mentre l’Olanda ha parlato di tempi per la negoziazione molto lunghi. Un segnale di apertura sembra arrivato invece dal cancelliere austriaco Sebastian Kurz, che ieri non ha valutato negativamente la proposta della Commissione, nonostante abbia ribadito come il piano von der Leyen sia solo un “punto di partenza” per i negoziati.

Ma c’è punto che appare evidente a tutti i 27 Paesi membri: annacquare la potenza di fuoco della proposta equivarrebbe a indebolire in maniera irreversibile l’Europa sul piano economico. Un’ipotesi molto pericolosa, soprattutto guardando al di là del Vecchio continente, dove la “guerra fredda” tra Stati Uniti e Cina potrebbe rendere il Paese del dragone più debole e meno propenso all’acquisto di beni prodotti in Europa. Anche per questo la Germania non ha alcun interesse ad indebolire il potere d’acquisto dei suoi vicini di casa.

Cos’altro prevede la proposta della Commissione.

Oltre ai 750 miliardi della “Next Generation Eu” la Commissione ha proposto anche una serie di fondi aggiuntivi e il rafforzamento del nuovo bilancio pluriennale 2021-2027.

Innanzitutto è previsto un fondo per la solvibilità, 31 miliardi a favore delle imprese che potrebbero trovarsi in difficoltà. Le previsioni della Commissione contemplano infatti scenari catastrofici: prevedono che una grandissima quota (dal 35 al 55 percento del totale) delle imprese europee con più di 20 dipendenti potrebbe trovarsi di fronte a seri problemi finanziari.

C’è poi un rafforzamento del fondo InvestEu (quello che una volta veniva chiamato fondo Junker) che arriverà a 15,3 miliardi e sarà sempre dedicato alle imprese. In questo caso servirà a favorire gli investimenti in tecnologie verdi, digitalizzazione, intelligenza artificiale. Tramite una partnership tra pubblico e privato potrebbe arrivare ad avere una potenza di fuoco di circa 240 miliardi.

Infine, la proposta della Commissione prevede un fondo per gli investimenti strategici, 15 miliardi con possibilità di arrivare a 140 (sempre per effetto leva). Risorse destinate al rafforzamento di alcuni settori dell’industria europea, al fine di aumentare la loro competitività sul piano globale.

Tutte le misure messe in campo dall’Ue: 3000 miliardi di euro

Tra le proposte presentate dalla Commissione europea e le misure già operative la potenza di fuoco della strategia anticrisi messa in campo dall’Ue supera i 3.000 miliardi di euro. Una cifra che comprende i 1.100 miliardi previsti per il prossimo bilancio pluriennale 2021-2027, il cosiddetto Qfp. Ma anche gli importi legati alla linea di credito sanitaria del Mes (240 miliardi), ai finanziamenti per le Pmi della Bei (200 miliardi), allo strumento di sostegno per la Cig (100 miliardi) e al programma Pepp della Bce (750 miliardi), tutte misure già operative.

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