mercoledì 8 Luglio 2020

Minneapolis brucia, torna l’incubo della storia americana più buia
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Per comprendere il macabro assassinio di George Floyd e ciò che ne consegue, la storia ci obbliga ancora una volta a porci due paradossali e semplici domande, alle quali ancora tanti americani non vogliono rispondere. Chi ha sterminato sistematicamente gli indiani nativi? Chi ha catturato i neri in Africa, trasportati per nave e resi schiavi sul continente? Per gli europei la risposta é semplice: i coloni che si insediarono in America del Nord commisero atti crudeli e sterminarono i popoli nativi. Gli africani furono risparmiati solo perché servivano gli schiavi come forza lavoro.

La parte distorta dell’attuale sistema economico (che ancora oggi cerchiamo di cambiare) era “fece già” la sua parte nell’America coloniale. Il primo incontro nel nuovo continente fu contraddistinto da una sola parola: crudeltà! La cultura dei nativi fu totalmente estirpata e valutare socialmente duecento anni di soprusi é ancora nel XXI secolo un esercizio doloroso. Un buco che esiste nel cuore di ciascun nativo, in quello di ciascun afroamericano.

Per fortuna oggi non esistono più controversie storiche in merito alle intenzioni dei primi coloni europei: affidarono il sistema produttivo delle nuove terre totalmente alla capacità di resistenza degli schiavi africani ed alla loro forza fisica. Di contro, invece, gli africani d’America cominciarono a scrivere la loro storia affrontando le nuove sfide con eroismo e resilienza.

Trionfo e tragedia degli Stati Uniti, diritti e indicibili soprusi sono andati mano nella mano negli ultimi secoli di storia americana. La schiavitù esisteva già da tempo immemorabile, in occidente come in oriente, tuttavia la nozione di moderna schiavitù nasce proprio negli Stati Uniti. Il riscatto degli schiavi americani, la lotta per i diritti civili, si supponeva ripulissero secoli di degradi e privazioni ed é per questo che emersero, Martin Luther King, Malcom X e alla fine il primo presidente afroamericano degli Stati Uniti, Barack Obama.

Eppure Obama non era tecnicamente un afroamericano anche se simbolicamente forse era molto di più. Fu il figlio di un uomo dell’Africa continentale e una donna bianca europea. Da una parte ha unito gli afroamericani e i progressisti liberali, dall’altra divenne subito accettabile anche dalle elites bianche razziste degli Stati Uniti. Del resto gli americani di discendenza europea sono sempre stati accomodanti verso i neri nativi dell’Africa continentale.

Ho voluto analizzare questi aspetti della vicenda affinché noi possiamo comprendere al meglio il tweet odierno del presidente Trump che glorifica l’uso della violenza contro i neri di Minneapolis. Un gesto che al di là del suo giudizio politico, ci ricorda che l’America é ancora profondamente divisa. Per questa ragione Minneapolis che brucia e i gli edifici carbonizzati ricordano agli americani che non sono radicalmente cambiati dalla buia notte della schiavitù.

L’incubo rimane sempre vivo, oggi come allora, ed oggi come allora sono chiamati a fare i conti con la loro storia. Una storia che oggi diventa per certi versi anche la nostra.


Gamal Nkrumah, africanista e direttore dell’edizione inglese di Al Ahram

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