giovedì 29 Luglio 2021

Il senso di Salvini per la privacy
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Ieri il senatore Salvini, in una tappa del suo viaggio in Italia – che probabilmente potremmo ridenominare no mascherina tour – ci ha tenuto a dire che non scaricherà l’app Immuni. Motivo? Secondo lui ci vogliono garanzie totali sui dati, per una questione di privacy.

Fermo restando che è importante assicurare la privacy e su questo il Pd ha chiesto per primo garanzie, fa specie che a sottolineare tutto questo sia proprio l’ex ministro dell’Interno.

Da bolognese, da emiliano-romagnolo impegnato attivamente nella campagna elettorale dello scorso gennaio, non dimenticherò mai la sua becera strumentalizzazione del citofono, a una settimana dal voto, probabilmente stressato dai sondaggi che annunciavano già una sconfitta per la Lega.

Ve la ricordate? Su segnalazione di una signora, senza avvisare le forze dell’ordine, Salvini col favore delle telecamere, in una diretta Facebook seguita da migliaia di persone, davanti a cittadini e giornalisti, andò sotto casa di un ragazzo, minorenne fra l’altro, chiedendo “scusi, lei spaccia?”. «Ci hanno segnalato una cosa sgradevole e vorremmo che lei la smentisse. Ci hanno segnalato che da lei parte lo spaccio della droga qua in quartiere. Ce l’hanno detto dei cittadini. Hanno detto il giusto o è sbagliato?».

Nessun rispetto per la privacy, nessun rispetto per la legge, nessuna certezza di parlare a un “colpevole”, nessun successivo pentimento per un gesto orribile, nonostante le critiche arrivate da più fronti.

Quel ragazzo ovviamente non aveva capi di imputazione, ma questo non serviva al tribunale social di Salvini e alla sua smania di like su un social network che, per altro, per la sola iscrizione chiede informazioni ben maggiori rispetto a quelle necessarie per accedere a “Immuni”, un’app creata per aiutarci a uscire prima possibile da questa pandemia.

Pare che, nell’ottica della propaganda leghista, il database sia utile e accettabile solo per aumentare l’influenza del “Capitano” e non per informarci se siamo stati a contatto con un infetto.

Questione di “priorità”. Per fortuna che quelle degli italiani stanno cambiando, come dimostrano i sondaggi.

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