giovedì 24 Settembre 2020

Per una politica alimentare europea è il tempo del salto di qualità
P

Non tutti sanno che l’Europa è un gigante del cibo. Dei primi dieci paesi esportatori, ben sei sono del Vecchio Continente con oltre il 26 per cento del cibo movimentato nel pianeta.

Tutto bene dunque? Non diremmo. Non si possono sottovalutare le difficoltà che tante filiere hanno sofferto per le restrizioni alle esportazioni, l’altalena dei prezzi e le storture della logistica. La vecchia politica agricola comune non basta più, la nuova politica alimentare europea non c’è ancora. Ma è adesso il tempo del salto di qualità.

Lungo quali direttrici? La Commissione ha presentato la strategia “Farm to Fork” (dal produttore al consumatore) nel quadro del Green Deal. Prevede una riduzione dei pesticidi del 50% e un aumento delle produzioni biologiche del 25%. Gli obiettivi sviluppano la massima sostenibilità, anche abbattendo i fertilizzanti almeno del 20% e le vendite di antibiotici del 50%. L’obiettivo è anche quello di introdurre un’etichettatura obbligatoria che informi il cittadino degli aspetti nutritivi, climatici, ambientali e sociali del cibo Made in Europe.

Se Farm to Fork sarà un successo o un flop, dipenderà da come la Politica Agricola Comune verrà modificata in funzione di questi obiettivi. Su molte politiche si rinvia di due o tre anni l’attuazione. Per altre, a fronte di richieste ambientali molto impegnative, non si individuano strumenti di integrazione al reddito adeguati. La transizione, senza misure di accompagnamento, rischia di restare sulla carta. O peggio, di scaricarsi sugli anelli deboli realizzando un cortocircuito tra sostenibilità ed equità già vissuto coi gilet gialli francesi.

Un segnale importante tuttavia è arrivato grazie al Recovery Fund che destina 24 miliardi di euro aggiuntivi alla Politica Agricola e al Programma di Sviluppo Rurale. A tutto questo però va aggiunto un impegno decisivo. È probabile che si accelereranno processi di diversificazione degli approvvigionamenti e le filiere si concentreranno su scala regionale. Il fronte europeo sarà nevralgico. Gli Stati membri dovrebbero garantire l’autonomia europea negli approvvigionamenti. E le forniture alimentari, al pari di quelle tecnologiche, comunicative, energetiche, biomedicali e farmaceutiche sono di primaria importanza.

Il rischio è quello che esploda la competizione tra paesi e non possiamo permettercelo. Garantire la sovranità europea davanti alle strategie dei principali soggetti globali è questione essenziale che sta già modificando temi come le discipline sugli aiuti di stato e sulla concorrenza.

Per l’Italia è un passaggio delicato soprattutto per le nostre piccole e medie aziende che rischiano di essere prede di gruppi stranieri. L’estensione del Golden Power a diversi settori e al comparto alimentare è un passo giusto per avere la possibilità di intervenire.

Ha ragione chi dice che si è aperta una stagione di ridefinizione degli equilibri tra Stato e mercato. Ora va decisa anche una strategia per un moderno ed equo sistema alimentare europeo. Perché, non dimentichiamolo, una delle missioni dell’Europa è garantire cibo sano, sicuro e sufficiente ai suoi cittadini.


Maurizio Martina è parlamentare, è stato segretario del Pd e ministro dell’Agricoltura

Più letti

Le regionali e quell’onda verde che da sola non basta

I dati delle ultime elezioni regionali esprimono a mio giudizio un significativo paradosso. Le liste che a vario titolo...

Lega amica del cemento

La Regione Lombardia spostato 30 milioni dalle risorse pubbliche ai fondi immobiliari: oneri in gran parte utilizzati dall'amministrazione comunale per investimenti nei...

Decreti sicurezza, Mes e Recovery Plan. Avanti senza indugi

Archiviate le elezioni che, inevitabilmente, hanno sospeso i tempi della politica in una lunga attesa, è tempo di rimettersi in cammino. Non...

Non negatemi l’entusiasmo della politica

In questi giorni sui miei profili social ho esposto alcuni ritagli di giornale che si focalizzavano sul mio aspetto esteriore nonostante io...

Articoli correlati

1 COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore, inserisci il tuo nome

Magazine

“Il futuro dell’arte, della cultura, della società e della mia Toscana”. A colloquio con David Riondino

Le donne e gli uomini di cultura sono coloro che, forse più di altri, sono in grado di percepire lo stato di...

“Il deserto sociale dei nostri ragazzi si combatte con la cultura”. Parla il Pojana, Andrea Pennacchi

"Stasera porto Pojana alla Festa dell'unità". Così scriveva su Twitter, mentre viaggiava da Trento a Modena in questa sua "estate molto movimentata"...

“Canto i grandi per contrastare il populismo dilagante”. Intervista a Neri Marcorè

Cantante, imitatore, attore: abbiamo imparato a conoscere Neri Marcorè ed apprezzare la sua capacità di trasformista negli anni. E ora, dopo il...

Quella foto è già storia. L’Nba cambia il rapporto tra politica e sport

"Non devi mai avere paura di quello che fai se sai di essere nel giusto". Forse hanno pensato a questa potentissima frase...

“Scrivo come il reporter di me stesso”. A colloquio con Andrea Pomella

“Mi sento l’inviato di me stesso nel mondo che vivo, ed è questo che voglio raccontare”. È suggestiva l’immagine che ci consegna...