lunedì 6 Luglio 2020

Terra e cultura, il Sud in bilico tra speranza e fragilità
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A 45 anni dalla morte di Carlo Levi e 75 anni dalla pubblicazione per Einaudi del suo ‘Cristo si è fermato a Eboli’, i temi che l’autore affronta hanno ancora i colori vividi dei suoi dipinti.

Esistono più tempi dentro il nostro tempo? Levi – nelle parole di Jean-Paul Sartre – fu un «ambasciatore del mondo “contadino” presso il nostro mondo urbano». Se negli Anni Trenta l’ultimo tratto percorso dalla Storia terminava a Eboli, laddove la strada e il treno abbandonavano il mare e la costa di Salerno per immergersi in un altro tempo, oggi l’alta velocità si ferma proprio in quello stesso tratto, lasciando ancora immerso in un altro tempo ciò che viene dopo.

Nel mondo agricolo, dopo lunghi decenni di trasformazioni e rivendicazioni, quanto tempo rimane ancora da recuperare? Le aree interne meridionali sono soggette a uno spopolamento drammatico. Spesso anche oggi le storie degli emigrati rientrati somigliano a quelle dei «mericani» di Levi, le cui speranze di rilanciare il proprio territorio insieme alla propria vita si spengono presto. Abbiamo molti nuovi strumenti per contrastare lo sfruttamento del lavoro, ma guardando alla cronaca degli ultimi giorni ci imbattiamo in storie di caporalato in cui chi si ribella può pagare con la vita. Eppure oggi il lavoro dei coltivatori diretti e di chi ha avviato un’azienda agricola è fondamentale per la resilienza delle comunità e come presidio del territorio.

Nel Meridione – ci dice Svimez – non si è riusciti a recuperare i livelli precedenti all’ultima crisi economica che già ci si trova nella nuova crisi post-Covid, e di conseguenza le aziende hanno una probabilità di uscire dal mercato di 4 volte superiore rispetto al Centro-Nord. Ma qui c’è anche l’hub di coltivazioni biologiche del Paese (la quota di superficie biologica è di oltre il 29% in Calabria e supera il 25% in Sicilia). Centro e Mezzogiorno d’Italia rappresentano insieme l’85% della superficie nazionale dedicata a coltivazioni bio, un patrimonio da sostenere come scelta strategica, mentre con Next Generation EU accompagniamo verso metodi di coltivazione sostenibili anche le restanti aziende.

E proprio le giovani generazioni rappresentano la speranza dell’agroalimentare del Sud. I dati indicano qui più che altrove il ritorno degli under 35 all’agricoltura. Un ritorno consapevole di giovani spesso ben istruiti, che vogliono essere attori del rilancio dei propri territori e che, grazie alla loro famigliarità con gli strumenti tecnologici, stanno imprimendo un’accelerazione alla modernizzazione dell’agricoltura meridionale. È un segnale tanto positivo quanto fragile, che necessita di infrastrutture fisiche, digitali e sociali per strutturarsi e saldarsi al futuro “verde, digitale e resiliente”, la più alta ambizione che noi europei proclamiamo di coltivare per i nostri figli.

La fragilità è anche il tratto comune dei due mondi, agricoltura e cultura, su cui abbiamo recentemente ragionato con Treccani e AIC proprio in un’iniziativa dedicata a Levi. Matera ne rappresenta una sfida simbolica. La descrizione della città in “Cristo si è fermato a Eboli” lascia senza fiato per la commistione di miseria e bellezza.

Tra le righe emerge con acutezza un tema che Levi non abbandona nell’arco di tutto il libro: l’abisso esistente nella sanità tra la sua Torino – dove si è formato come medico – e i paesi dove si trova a vivere in Lucania. Un tema che non può non rimandarci a questi mesi, alla tanto ripetuta frase che se il numero di contagiati del Nord Italia si fosse verificato nel Sud, sarebbe stata un’ecatombe. Eppure quella cittadina, Matera, nel 1945 città simbolo della questione meridionale dopo la pubblicazione del libro di Levi e definita nel 1948 vergogna nazionale da Togliatti, è stata l’anno scorso Capitale europea della Cultura – la prima del Sud Italia – e i dati ci dicono che sia la città che più ha trainato la crescita del turismo nella storia della manifestazione (+30% di turisti stranieri, +34% delle presenze in Basilicata, un milione di presenze nel solo 2019).

Oggi tra le sfide della cultura c’è anche quella di non lasciar morire associazioni e altre realtà culturali nate in territorio lucano sull’onda di questa esperienza.


Geri Ballo è esperta di minoranze linguistiche del Sud Italia e studiosa delle Seconde Generazioni

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