martedì 7 Luglio 2020

Il riconoscimento del Made in Italy per le eccellenze italiane
I

In questi giorni il dibattito si concentra, a ragione, sull’opportunità di immaginare il post corona virus come un’occasione per ripensare le politiche economiche, sociali, ambientali che hanno governato la nostra vita per riorientarle verso una maggiore sostenibilità e il benessere delle persone. Tuttavia, attendendo i macro cambiamenti, ci sono già piccole, a volte scontate, idee che da subito possono dare un segnale di concretezza importante, a volte più incisivo di tanti progetti di là da venire. Ve ne racconto una.

L’Italia, come noto, eccelle nelle produzioni che richiedono creatività e tradizione (settori della moda, dell’agroalimentare, degli arredamenti e oggettistica per la casa), due caratteristiche indubbiamente riconosciuteci da tutti nel mondo. I fatturati delle aziende impegnate in questi settori sono importanti e contribuiscono in modo determinante al volume di export nazionale. E tanti sono ovviamente i tentativi di imitazione – molti dei quali palesemente illegali – che alimentano il settore della contraffazione. Questo fenomeno, in costante aumento, nuoce non solo ai bilanci dei produttori ma minaccia anche la salute dei consumatori, come dimostra la contraffazione alimentare o l’uso di prodotti coloranti e additivi dannosi nelle lavorazioni di tessuti o calzature falsificate.

Sarebbe quanto mai importante, quindi, realizzare un sistema di protezione delle nostre produzioni di eccellenza attraverso la creazione di un marchio riconoscibile e semplice da usare in Italia e all’estero. Le discussioni in ambito europeo per avere il riconoscimento del Made In slegato dalle regole di origine non preferenziale (origine doganale) hanno incontrato ostacoli tecnico/giuridici e non hanno portato ad alcuna conclusione positiva per l’Italia. A livello interno, invece, ci si è concentrati sulla parte sanzionatoria e la lotta alla contraffazione, in particolare per i prodotti in importazione. La questione del riconoscimento giuridico  del Made in Italy, e quindi del relativo supporto alle esportazioni, rimane purtroppo tuttora insoluta. Anzi, come ben sanno gli addetti ai lavori, le normative in alcuni casi sono addirittura in contraddizione tra di loro, come nel caso della definizione delle cd. false o fallaci indicazioni di origine e le previsioni del Codice di Consumo del 2005.

Ecco allora l’idea semplice, ma utile. Il Ministero dello Sviluppo Economico dovrebbe definire le caratteristiche tecniche che un prodotto debba avere o procedure di tracciamento da seguire per essere riconosciuto come Made In Italy e potersi fregiare di un marchio collegato all’eccellenza dei prodotti italiani. Questo lavoro andrà fatto in stretta collaborazione principalmente con le associazioni di categoria, i consorzi di promozione e le aziende produttrici, anche sulla base del lavoro iniziato dall’Istituto per la Tutela dei marchi Italiani. Di pari passo, andrebbe creato il relativo marchio da registrare a livello mondiale presso l’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale di Ginevra e andrebbero stabilite le procedure per il rilascio dell’autorizzazione e per l’uso della stessa da parte delle aziende che ne facciano richiesta.

Una volta definite queste propedeutiche attività – e definite le adeguate misure per proteggere il marchio e sanzionare i falsi ­– il marchio “Made in Italy” potrà essere associato a una campagna di comunicazione interna e internazionale che faccia leva sulle attività artistiche e intellettuali alla base dei prodotti e sulle filiere produttive realizzate in Italia. Ciò servirebbe a promuoverlo e pubblicizzarlo all’estero, anche con l’aiuto delle rappresentanze italiane e gli uffici ICE nel mondo, ma soprattutto ad associarlo indelebilmente alla creatività e tradizione italiane.


Natalina Cea è esperta di politica doganale e cooperazione internazionale, attualmente in servizio presso il Servizio Esterno della UE, settore della gestione delle Missioni in aree di crisi

Più letti

Dall’emergenza al rilancio. Quattro lezioni di cui tenere conto

Dall’emergenza al rilancio. E’ questa la sfida che ha di fronte l’Italia a poco più di quattro mesi dall’inizio nel nostro Paese...

Dallo spettacolo l’occasione per un futuro d’avanguardia

Il settore spettacolo è in crisi e ha bisogno di attenzione e cura da parte della politica affiancata da professionisti competenti che...

Recovery Fund anche per la scuola: il 15% per sognare in grande

La sfida cui siamo chiamati per settembre sarà quella di riuscire a ripartire con le attività didattiche in presenza, garantendo sicurezza per...

Addio Maestro. E’ morto a 91 anni Ennio Morricone

E' morto a 91 anni il Premio Oscar Ennio Morricone. Il maestro e direttore di orchestra è morto in una clinica romana, dove...

Articoli correlati

1 COMMENTO

  1. spero che queste proposte e linee di intervento di Natalina Cea vengano fatte proprie dal nostro PD e richieste con determinazione al Governo per tutelare adeguatamente uno dei nostri patrimoni più importante e riconosciuto a livello mondiale : il made in Italy

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore, inserisci il tuo nome

Magazine

Sport significa inclusione e coesione, diamo alle associazioni gli strumenti che meritano

Una scelta importante, in un momento di forte attenzione per tutto il mondo sportivo. Come PD vogliamo sottolineare l’importanza dello sport, ricordando...

‘Bonus vacanze’ da oggi al via: come si ottiene e a chi spetta

Come stabilito nel decreto rilancio, da oggi primo luglio scatta la possibilità per gli italiani di richiedere il 'Bonus vacanze'. Un'iniziativa che...

La scrittura per evadere dai social e dal ‘cattivismo’. La lezione di Francesco Trento

Il Coronavirus ci ha bloccato in casa 2 mesi. Un tempo lunghissimo che ci ha costretto a rivedere le nostre priorità ma anche...

Il design della distanza

Tratto da Covid and the City. Le città che saremo, serie POST sulle città dopo il coronavirus. Domande, appunti, proposte concrete. Saremo...

Lavoratrici e lavoratori dello spettacolo, che fare (ora)?

La crisi funziona sempre come un amplificatore delle disfunzionalità di sistema. Il trauma interrompe il tessuto della quotidianità e della “normalità”, ma...