sabato 26 Settembre 2020

È venuta l’ora di fare dell’Africa un partner privilegiato del nostro Paese

“Se vuoi correre veloce, corri da solo; ma se vuoi andare lontano, corri assieme a qualcuno”, dice un vecchio proverbio africano.

Nella crisi che il nostro pianeta sta attraversando, sanitaria, economica e ambientale, queste parole assumono tutto il loro senso. La solidarietà fra Nord e Sud è indispensabile, ora più che mai.

Il Partito Democratico ha, da sempre, dato importanza alla cooperazione internazionale allo sviluppo, come strumento centrale della politica estera del nostro paese. La legge 125 sulla Cooperazione del 2014 è une legge importante, perché ha aumentato i fondi ma soprattutto perché ha permesso di creare una rete ampia di attori nazionali e territoriali, pubblici e privati, profit e non profit, compresi il volontariato, il servizio civile, il commercio equo e solidale, le imprese cooperative e sociali, le associazioni di italiani di origine straniera che hanno rapporti di cooperazione con i paesi di provenienza, le regioni, gli enti locali, le università.

Ma le trasformazioni che sono in corso subiranno un’accelerazione nei prossimi anni, e cambieranno il volto del nostro pianeta. Se non vogliamo subire, dobbiamo agire oggi e con lungimiranza, solo cosi riusciremo a trasformare queste sfide in opportunità.

La Cooperazione allo sviluppo del nostro paese deve ovviamente guardare a tutti i paesi del sud del mondo, ma una particolare attenzione va all’Africa, continente a noi più vicino.

L’Africa è il continente che più sta subendo gli effetti del riscaldamento climatico, penso alla Zambia che ha subito il fenomeno di siccità più violento dal 1981, ai cicloni in Mozambico, al lago Ciad che si sta prosciugando. Milioni di persone che vivono sulla loro pelle gli effetti del riscaldamento climatico. Penso alla sfida demografica, la Nigeria passerà da 190 milioni di abitanti nel 2018 a 410 milioni nel 2050, superando la popolazione degli Stati Uniti d’America. Penso alla sfida sanitaria, l’Africa ha già subito un’epidemia di Ebola, paludismo e tubercolosi sono malattie che ancora non sono state sconfitte e oggi grava l’ansia dell’arrivo del COVID19.

Di fronte a queste sfide non possiamo mettere i paraocchi.

Tre piste di lavoro, sulle quali il Partito Democratico dovrà impegnarsi e mettere tutto il suo capitale politico per portare a casa il risultato:

  • Cambiare lo sguardo che portiamo sul continente africano. Mettere un taglio al paternalismo, al miserabilismo, al catastrofismo, “all’afro-pessimismo” e soprattutto smettere di avere paura. L’Africa non è soltanto espressione di immigrazione e miseria, è un continente che cresce del 3,8% (un paese come il Senegal ha un tasso di crescita dell’8%). Il continente africano è anche teatro di grande modernità. È tempo di costruire un partenariato privilegiato, che porti sviluppo sostenibile ai paesi africani e occasioni di crescita per le aziende italiane, anche grazie all’esistenza della zona africana di libero scambio continentale, la più grande area di libero scambio del mondo per numero di Paesi. È quindi venuto il tempo di lavorare ad un’Africa Act.

L’Unione europea ha aperto la via. Non è un caso se Ursula Von der Layer da neo eletta alla presidenza della Commissione europea abbia scelto come primo viaggio ufficiale l’Etiopia. L’Italia, deve essere leader fra i paesi europei in questo processo e nella costruzione di un partenariato con il continente africano.

  • I paesi africani devono rimborsare 365 miliardi di dollari di debito. Un terzo di quello che l’Africa esporta serve a pagare gli interessi sul debito. Debito che è passato dal 30% del PIB nel 2012 al 95% del PIB nel 2020. L’Unione europea ha reagito ottenendo una moratoria sul debito dei paesi africani. Questo ha dato ossigeno alle economie africane, ma non basta; dobbiamo lavorare, su fronte nazionale, europeo e internazionale, per ottenere la cancellazione del debito dei paesi africani. Soltanto cosi l’Africa potrà essere un nostro compagno di corsa e potremo crescere insieme e andare lontano.
  • Il ruolo delle diaspore è sottovalutato oggi in Italia. Un pezzo dello sviluppo dell’Africa parte anche dall’Italia. Pensate che le rimesse delle diaspore superano il volume degli aiuti pubblici allo sviluppo italiani. Le diaspore sono un motore di sviluppo, sono un ponte culturale e in quanto tali devono essere prese maggiormente in considerazione. Il Partito Democratico ha la responsabilità di dare più voce alle diaspore presenti nel nostro paese.

Caterina Avanza è consigliera politica al Parlamento europeo e responsabile del dipartimento cooperazione internazionale del Partito Democratico

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1 COMMENTO

  1. Mi ha fatto piacere leggere la “riflessione” di Caterina Avanza. Come penso lo abbia fatto ai tanti tra noi che hanno i capelli grigi e sono stati un accaniti “terzomondisti” della prima ora negli anni 60/70. “La solidarietà fra Nord e Sud è indispensabile, ora più che mai”, “lavorare ad un’Africa Act”, “L’Italia, deve essere leader fra i paesi europei in questo processo e nella costruzione di un partenariato con il continente africano”, “dobbiamo lavorare, su fronte nazionale, europeo e internazionale, per ottenere la cancellazione del debito dei paesi africani” erano i grandi temi dei nostri anni verdi.
    Ma ora come allora (mitiche marce e notti degli inizi anni settanta!) è necessario e impellente passare dalla “riflessione” alla prassi.
    “Partner privilegiato”! Che significa nella concretezza delle attuali vicende geopolitiche? E ancora. Come cancellare l’enorme debito dell’Africa (e quale Africa poi, visto che ci sono molte “Afriche”)?
    Nel corso degli anni le proposte non sono mancate. Ma il più delle volte sono fallite o quanto meno drasticamente ridensionate. Perchè? L’analisi delle cause può portare a nuove proposte operative efficaci, efficienti e più appropriate, al caso.
    “Dare più voce alle diaspore presenti nel nostro paese”! Che significa? E ancora una volta, a quali diaspore? Quella Senegalese, quella Etiope, quella Nigeriana, quella Marocchina, quella dei numerosi migranti dall”Africa occidentale?
    In un “italian non paper” (documento informale) dal titolo MIGRATION COMPACT del 2016 dell’allora Governo Renzi erano state avanzate alcune proposte concrete per risolvere alla base alcuni problemi di ordine economico dovuti ad una povertà endemica resa ancora più drammatica da cambiamenti climatici. Da anni migliaia e migliaia di africani ricorrerono ad una emigrazione incontrollata per raggiungere con balordi mezzi di fortuna l’Europa. https://bit.ly/2CtjUR7
    Una delle tante proposte oltre agli investimenti strutturali erano gli “EU-Africa bonds” a lungo e medio termine tramite strumenti innovativi in sinergia con l’European Investment Bank (EIB).

    E soffermiamoci allora sul qui e ora. Esiste l’Agenzia italiana di cooperazione e sviluppo (AICS) del Ministero degli Esteri che ha tra le proprie competenze “quella di svolgere le attività di carattere tecnico-operativo connesse alle fasi di istruttoria, formulazione, finanziamento, gestione e controllo delle iniziative di cooperazione internazionale” https://bit.ly/3fGPngH
    L’agenzia opera già con massicci finanziamenti (sempre molto pochi e attualmente allo 0,7% del PIL. Da almeno quarantanni si chiede da parte di molti di noi che siano portati almeno l’1% del PIL, come in altri Paesi europei).
    I finanziamenti sono anualmente approvati dal Parlamento con la legge di bilancio. Ogni anno il Consiglio del Ministri entro il 31 marzo di ogni anno deve approvare a norma della L.125/2014 (o rinnovare) il documento triennale di programmazione e di indirizzo della politica di cooperazione allo sviluppo.
    Sono quelli le sedi (il PARLAMENTO e il Governo, visto che al momneto ne facciamo parte) nelle quali fare finalmente proposte concrete di programmazione e di sviluppo e non solo per l’Africa

    PS. L’ultimo documento visibile in rete è quello 2017-2019 https://bit.ly/2YkSlSt.
    Qui le linee operativo di intervento nell’Africa Orientale risalente al 2014 che pare non sia stato più aggiornato https://bit.ly/3143d8T

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