giovedì 2 Luglio 2020

I cambiamenti climatici minacciano la vita sulla Terra, c’è poco tempo per cambiare tutto
I

I cambiamenti climatici rappresentano una vera minaccia, per la vita sulla Terra.

Secondo gli ultimi report, dell’IPCC, restano meno di 8 anni, per contenere gli effetti della crisi; superata questa soglia, difficilmente riusciremo a gestire, in modo ottimale, la situazione.

Gli scienziati sono stati chiari; dobbiamo assolutamente evitare che le temperature subiscano un incremento maggiore di 1,5^C, rispetto all’epoca pre-industriale.

Per raggiungere quest’obbiettivo, occorre porre in essere una serie d’azioni; a titolo esemplificativo, ne illustrerò alcune:
1) disincentivare il mercato dei combustibili fossili, rimuovendo tutti i sussidi che, ogni anno, vengono versati in favore delle lobby del petrolio;
2) creare un piano strategico, a livello internazionale, in cui siano presenti una serie di “target”, da raggiungere, in maniera progressiva, per orientare i mercati verso modelli di business più sostenibili;
3) realizzare organi istituzionali, caratterizzati dalla presenza di giovani ricercatori (economisti, esperti di scienze ambientali, ingegneri, etc…) che contribuiscano a monitorare la situazione e forniscano supporto, a decisori politici e imprenditori, affinché vengano intraprese decisioni coerenti con quanto richiesto dalla comunità scientifica;
4) concretizzare un grande piano d’investimenti, finalizzato a supportare le varie realtà aziendali, durante le prime fasi del processo di transizione;
5) definire un serio progetto di riforma, del sistema energetico del il paese, basato interamente sulle fonti rinnovabili, che ci permetta di assumere l’indipendenza, da altri Stati, e contribuisca alla dismissione delle attuali centrali, a carbone o gas;
6) incentivare la realizzazione delle centrali termodinamiche, superando gli iter burocratici che, fino ad ora, ne hanno impedito lo sviluppo;
7) vietare, per legge, qualsiasi progetto che non rispetti determinati standard ambientali (es: centrali a carbone, metanodotti, etc…)
8) favorire l’economia circolare, promuovendo il riciclaggio dei rifiuti e sensibilizzando la popolazione;
9) ridurre gli allevamenti intensivi, promuovendo stili alimentari più sostenibili e riducendo l’utilizzo di carne;
10) rivedere il sistema fiscale, rendendolo più equo e introducendo una variabile che tenga conto della quantità di gas serra, emessi, per realizzare un determinato prodotto.

Un grande lavoro, inoltre, andrà fatto sul fronte della “mitigazione”, degli effetti prodotti dalla crisi climatica.

Questi ultimi, infatti, non saranno affatto trascurabili e richiederanno un grande impegno, per essere gestiti a dovere.

Anche qui, a titolo esemplificativo, illustrerò alcuni scenari:
1) occorrerà investire nel settore dell’istruzione, affinché tutti vengano a conoscenza dei possibili effetti della crisi climatica e imparino, fin da subito, a contenerli;
2) dovremo creare modelli di business flessibili, che tengano conto della possibilità che, in determinati periodi dell’anno, per cause di forza maggiore, possa palesarsi la necessità di interrompere le attività, per garantire la sicurezza dei lavoratori (es: allerte meteo-idro);
3) dovremo realizzare piani di Protezione Civile efficaci, di rapida attuazione, in grado di proteggerci da eventi calamitosi (alluvioni/incendi, etc…); questi ultimi, poi, dovranno essere sperimentati, mediante apposite esercitazioni, e adeguatamente compresi, dalla popolazione;
4) dovremo lavorare sulla prevenzione, mettendo in sicurezza il territorio e disponendo, in maniera adeguata, le risorse umane (forze dell’ordine, etc…);
5) occorrerà ripristinare il Corpo Forestale dello Stato;
6) dovremo educare alla tolleranza e al rispetto, riducendo le disuguaglianze e migliorando l’inclusione (anche degli immigrati).

Tante altre proposte, serie e accattivanti, le trovate sul sito di Fridays For Future (grazie ad una campagna, realizzata in collaborazione con esperti del settore, denominata “Ritorno al Futuro”).

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1 COMMENTO

  1. “Nessun livello di crescita è sostenibile. La “crescita verde” o “crescita sostenibile” è un mito.
    La tecnologia non può fare più di tanto nel percorso verso la sostenibilità: abbiamo bisogno di cambiamenti di vasta portata nello stile di vita e di paradigmi economici differenti.

    Dobbiamo allontanarci dalla nostra ossessione per la crescita economica: dobbiamo davvero iniziare a gestire le nostre economie in modo da proteggere il nostro clima e le risorse naturali, anche se ciò significa una crescita minore, nulla o addirittura negativa.

    L’imperativo strutturale per la crescita nelle economie di mercato competitive porta i decisori a rimanere bloccati nel sostenere la crescita economica e nell’inibire i necessari cambiamenti sociali.”

    — Avvertimento degli Scienziati sull’Opulenza, Università del Nuovo Galles del Sud

    https://www.facebook.com/groups/IstituzioneRedditoDiBaseUniversalePetizione/permalink/680621356115679/

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