giovedì 22 Ottobre 2020

Anche per i porti italiani è arrivata la grande occasione per il salto di qualità ambientale
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La navigazione marittima è di gran lunga la modalità di trasporto più efficiente ed ambientalmente sostenibile tra quelle disponibili. Questo non vuol dire che non abbia esternalità ambientali negative. Anzi, ha comunque un fortissimo impatto, guardando al solo aspetto delle emissioni CO2 vediamo già come il trasporto marittimo emetta circa 940 milioni di tonnellate di CO2 all’anno e sia quindi responsabile di circa il 2,5% delle emissioni globali di gas serra.

Il settore sta compiendo un grande sforzo per ridurre l’impatto ambientale e raggiungere la carbon neutrality entro il 2050. Ma ci sono ambiti in cui si è ancora molto in ritardo. Per questo una seria programmazione di investimenti pubblici, regolazione e incentivi per gli operatori privati sono essenziali per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni.

Uno dei punti dove l’impatto ambientale dello shipping diventa più problematico per la salute umana, la convivenza con le città costiere e la qualità dell’aria è nei porti. Lì grandi navi restano molte ore, talvolta giorni, ormeggiate con i motori accesi, bruciando carburante per alimentare i motori di bordo e garantire energia alla nave. Ciò è particolarmente impattante per le navi da crociera, ma riguarda anche altre navi che fanno soste più o meno lunghe in banchina.

Da anni si dibatte del “Cold Ironing” cioè la fornitura di energia elettrica da terra alla nave, per consentirle di poter spegnere i motori. In alcuni Paesi del Mondo funziona molto bene, ma l’alto costo dell’energia in Italia lo rende scarsamente conveniente per gli armatori.

Sono veramente poche le banchine elettrificate in Italia e a quelle poche sono veramente pochissime le navi che si collegano per alimentarsi. Caso paradossale ma emblematico è quello del Porto di Livorno. L’Autorita Portuale elettrifico la banchina “Sgarallino” e la Procura Regionale della Corte dei Conti contestò il danno erariale al Presidente dell’Ap, il compianto Giuliano Gallanti, con la motivazione che le navi non si collegavano all’impianto. Ovviamente un paio d’anni dopo la Corte dei Conti rigettò la tesi della Procura e assolse gli imputati e nelle motivazioni difese l’utilità dell’opera.

L’utilità del Cold Ironing per il nostro Paese e in generale per il bacino Mediterraneo è però messa in discussione, proprio a causa degli alti costi dell’energia, con molta parte degli operatori pronta a scommettere come soluzione ai problemi ambientali sulla futura maggior diffusione di navi alimentate a lng, molto meno inquietante degli attuali bunker. Sicuramente sul lng dobbiamo avanzare rapidamente, però considerato che le navi hanno vita lunghissima, rischia di essere illusoria l’idea di sostituire tutta la flotta circolante nei nostri mari nell’arco di una vita umana. Allo stesso tempo l’alimentazione a lng comporta comunque motori accesi giorno e notte in porto con rumori ed emissioni, anche se estremamente minori degli attuali.

Per questo come Partito Democratico abbiamo deciso di affrontare il tema di petto e creare le condizioni per rendere più conveniente il Cold Ironing, come strumento da affiancare agli altri per ridurre l’impatto ambientale dei porti.

Con un emendamento al “milleproroghe” proposto dal Vicesegretario del PD Andrea Orlando e diventato norma vigente, abbiamo ottenuto che per la fornitura di energia elettrica da terra alle navi le imposte siano di 0,0005 euro per KWh e che Arera debba adottare una tariffa dedicata. Questo intervento, appena sarà effettivo (e su questo come Partito abbiamo il compito di vigilare per avere tempi certi e circolari coerenti con la norma) potrà rendere l’alimentazione della nave da terra più conveniente rispetto al tenere i motori accesi. Un ulteriore intervento che proponiamo è di abbattere, per questo tipo di consumi, gli oneri generali di sistema, così da renderne l’utilizzo ancora meno costoso.

Adesso che abbiamo creato le condizioni di mercato, bisogna creare l’infrastruttura. Quella attualmente presente è quasi inesistente. L’intervento per elettrificare le banchine è costoso; per evitare lungaggini noi proponiamo l’istituzione di un “Programma nazionale per l’efficientamento energetico delle banchine portuali”, che finanzi per un triennio interventi sulle banchine delle Autorità di Sistema Portuale, a partire da quelle in più avanzato stato di progettazione e dove il rapporto costi/benefici sarà migliore. In questo modo tutti i principali porti italiani in cui sia necessario, potranno avere attracchi attrezzati per il Cold Ironing, migliorando la qualità dell’aria e riducendo i rumori nelle città portuali.

È chiaro che a questo programma, oltre alle risorse nazionali ed europee, dovranno contribuire anche soggetti privati, penso in particolare alle aziende produttrici di energia elettrica, tra l’altro molto spesso le centrali sono in città portuali, che possono essere quindi chiamate a compensare le comunità su cui ricadono investendo in queste tecnologie per migliorare la qualità dell’aria. Inoltre questo genere di infrastruttura deve diventare l’occasione per una più completa elettrificazione dei porti, con stazioni di ricarica per i mezzi da lavoro e per il parco auto dei diversi lavoratori portuali, nonché per installare nelle aree portuali il massimo possibile di tecnologia per produrre energia pulita, dai pannelli solari al mini eolico.

Parallelamente dobbiamo individuare gli strumenti per sostenere la cantieristica e gli installatori nazionali, affinché si rendano competitivi nell’adattare le navi al diverso tipo di alimentazione in banchina.

Con un’azione coordinata e decisa, che includa gli operatori del settore e semplifichi i passaggi per le Adsp, questo programma può diventare occasione di sviluppo per i nostri porti e strumento di competitività. Infatti sempre più le aziende sono attente, anche fosse solo per esigenze di marketing, al tema della sostenibilità ambientale e questo è tanto più vero nel settore croceristico e nella logistica in generale. Molti utenti e clienti delle compagnie di navigazione iniziano a pretendere determinati standard ambientali dai vettori, che quindi li pretenderanno dai porti. È bene che l’Italia si faccia trovare pronta.

Una volta che avremo reso competitivo il costo dell’energia e capillare l’infrastruttura, possiamo pensare che le Adsp e le autorità marittime arrivino con ordinanze ad imporre l’alimentazione con il Cold Ironing a chi continui ad tenere accesi i motori.

L’obiettivo può essere raggiunto in pochi anni, pulendo così l’aria delle nostre città, proteggendo la salute e creando anche occasione di lavoro e crescita per le aziende.


Matteo Bianchi è il responsabile nazionale del Dipartimento Economia del Mare del Partito Democratico

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