mercoledì 2 Dicembre 2020

I decreti Salvini hanno fatto danni, li cambieremo in profondità. Parla Matteo Mauri
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“Il giudizio sull’incontro che abbiamo avuto tra le forze di maggioranza e la ministra dell’Interno sulla modifica dei decreti Salvini è positivo. C’è una questione legata alla tempistica, posta dal Movimento 5 Stelle per l’ingorgo parlamentare dovuto ai decreti che sono in via di conversione, ma confido che si arriverà anche su questo ad una soluzione condivisa”. Con queste parole il viceministro dell’Interno Matteo Mauri ha fatto il punto con Immagina sulla modifica dei cosiddetti decreti sicurezza, voluti dallo scorso governo. Ecco cosa ci ha detto.

Viceministro Mauri, la modifica dei decreti Salvini è un punto caratterizzante per il Pd al governo. A che punto siamo?

“Si sono registrati passi avanti perché si è discusso nel merito, sulla base della proposta della ministra Lamorgese, che è una proposta già molto interessante, che va ben oltre le osservazioni del capo dello Stato. Questo è un dato positivo perché noi da tempo sosteniamo che sia necessario fare degli interventi che vadano molto più in profondità, andando ad annullare tutte le conseguenze negative legate ai decreti Salvini. Martedì prossimo sarà riconvocato il tavolo, con anche le proposte aggiuntive dei gruppi, e faremo altri passi in avanti”.

Quali sono i punti principali su cui si andrà a lavorare per superare le storture dei provvedimenti?

“Già nella proposta della ministra ci sono dei punti essenziali: il ripristino della protezione umanitaria, l’iscrizione all’anagrafe dei Comuni per i richiedenti asilo e l’annullamento della sanzioni per le navi che fanno salvataggio in mare. Oltre a questo noi come Pd abbiamo posto altre questioni, come per esempio il ritorno ad un sistema di integrazione sul modello Sprar, che è stato smantellato da Salvini: accoglienza diffusa sul territorio, in piccoli gruppi, per garantire maggiore qualità e maggiore sostenibilità sociale per le comunità”.

Ovviamente la modifica dei decreti verrà cavalcata dalla destra e da Salvini in particolare in chiave anti-governo. Come pensate di poter fronteggiare un’offensiva mediatica di questo tipo?

“Salvini ha fatto propaganda facendo i decreti e continua a fare propaganda anche adesso, per esempio quando dice che vogliamo annullare anche quella parte dei decreti che parlano delle forze dell’ordine o di beni confiscati. Invece, come a lui è assolutamente chiaro, noi stiamo intervenendo sulla parte relativa all’immigrazione, che ha prodotto dei danni concreti, misurabili. Gli oltre 30mila irregolari in più che girano per le strade italiane sono un danno per tutti, così come la riduzione molto consistente di tutta l’integrazione. Noi crediamo che avere sul territorio più regolari sia una buona cosa per la sicurezza e la convivenza tra immigrati e comunità locali”.

Mentre i decreti Salvini hanno creato una massa di “fantasmi”.

“Certo, basti pensare che, con l’annullamento dell’iscrizione all’anagrafe dei Comuni per i richiedenti asilo, i sindaci non sanno neppure più chi c’è sul proprio territorio. Non è normale. E’ ideologia pura che va contro, non solo ai nostri valori, ma anche all’interesse di tutti i cittadini. Non dobbiamo essere preoccupati della propaganda di Salvini, quando una cosa è giusta e utile è giusto farla. La sinistra non deve nascondersi, ma governare i fenomeni migratori, con serietà e coraggio”.

Anche perché quando si sceglie la via della propaganda urlata, invece che quella del pragmatismo di governo, forse il messaggio passa di più, ma i risultati stentano ad arrivare.

“Questa è la vera differenza tra la politica e la propaganda, come sta dimostrando l’azione, silenziosa ma efficace, della ministra Lamorgese. Salvini ha fatto molti meno ricollocamenti in Europa, se prendiamo i dati pre-lockdown, su base mensile, parliamo del 600% in meno rispetto all’attuale governo. I rimpatri medi, con Salvini al ministero dell’Interno, sono stati più bassi rispetto a chi è venuto prima e a chi è venuto dopo. Tutto questo ci dà la misura della distanza che c’è tra le parole e i risultati politici”.

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