giovedì 3 Dicembre 2020

Gli ecosistemi dello sviluppo: quando l’innovazione è locale
G

La crisi innescata dalla pandemia avrà delle profonde ripercussioni sulla marginalità dei territori. I divari geografici, dove la competitività economica è condizionata sempre più dalle localizzazioni produttive, rendono necessario ripensare le politiche di filiera. Il territorio diventa il fulcro di interconnessioni tra diverse realtà organizzative. Non è più concepibile uno sviluppo inteso come sommatoria di attività industriali autosufficenti, concentrate principalmente sulla propria esistenza. L’economia atomistica sta cedendo il posto all’economia integrata, dove sono gli ecosistemi imprenditoriali a fare la differenza.

L’economia 4.0 è questo: l’emergere di ecosistemi formati da cluster industriali e distretti dell’innovazione. E’ una nuova logica imprenditoriale, che chiama in causa le forme di governance dei processi economici. L’idea di base è quella già espressa da Aristotele migliaia di anni fa: “Il tutto è superiore alla somma delle parti”. Un concetto forte, questo, sopratutto per un Paese come il nostro caratterizzato dal particolarismo imprenditoriale. La logica dell’ecosistema è quella della sinergia, dell’integrazione molecolare di tante organizzazioni inserite nella medesima catena del valore. Le agglomerazioni economiche 4.0 sono i luoghi dove si combinano attività strategiche finalizzate allo sviluppo,  dove grandi e medie imprese convivono con piccole realtà produttive, col mondo delle istituzioni e degli organi di rappresentanza.

La comunanza d’azione contraddistingue le reti imprenditoriali di successo. Essa è l’essenza di un ecosistema: qualcosa che va oltre il semplice essere in relazione nella direzione dell’essere in comune. L’agire in comune è l’ethos della conduzione dei processi economici, anche in risposta alla crisi odierna. E’ possibile superare le crisi solo attraverso le “comunità di destino”, come le chiama il sociologo francese Edgard Morin. Si integrano le proprie energie per superare l’imprevedibilità e gli shock dei mutamenti economici. Qualsiasi risposta isolata al cambiamento, oggi, significa marginalità. E’ per tale ragione che le politiche perequative significano anche poter promuovere gli ecosistemi produttivi. 

La politica economica attuale è in grado di affrontare le nuove sfide della competitività? Nel piano di rilancio presentato agli Stati Generali di Villa Panphili, in questi giorni, sono state presentate diverse proposte a favore degli ecosistemi industriali. Tra le principali ne possiamo individuare tre, riguardanti altrettanti ambiti dell’economia: i trasporti, gli incentivi fiscali e la ricerca. Si tratta della creazione di Smart districts, del rafforzamento delle Zes, ovvero le Zone economiche speciali e i Poli di innovazione tecnologici. Gli Smart discrict, distribuiti sul territorio, rappresentano delle interconnessioni tra i principali poli infrastrutturali esistenti (porti, aeroporti, grandi basi, arsenali e stabilimenti/poli manutentivi). Essi possono favorire la mobilità e i legami tra aree differenti, riducendo il grado di perifericità spaziale. Le Zone economiche speciali, invece, sono in grado di stimolare il reshoring, ovvero il ritorno di molte attività dislocate all’estero da molte imprese, con notevoli risvolti positivi sul fronte occupazionale e dell’attrazione di investimenti. I Poli di innovazione tecnologici, creando un sistema nazionale di open innovation, favorirebbero infine la diffusione della conoscenza tecnico-manageriale sul territorio, al fine di combattere il gap dei livelli di istruzione che spesso condannano molte aree alla marginalità.

Gli ecosistemi dello sviluppo svolgono un importante funzione di coesione territoriale. Essi riducono le condizioni di svantaggio che contraddistinguono le aree meno sviluppate, divenute interstiziali rispetto ai principali centri dove si sono concentrate risorse e ricchezza. Esistono diverse ricerche di sociologia economica che testimoniano un’elevata presenza di diseguaglianze territoriali. E’ una spirale che può spezzarsi attraverso la connessione tra attori interdipendenti, capaci di agire localmente e globalmente, attraverso legami multipli. In futuro sarà sempre più importante pensare aristotelicamente, scegliendo un approccio sistemico che privilegi la complessità alla linearità.

Più letti

Quanta ipocrisia su Diego. Era un mito anche per le sue fragilità, si chiama vita

Quante polemiche, moralismo, bigottismo e ipocrisia inutile in questi giorni su Diego Armando Maradona. Lasciate perdere. Lasciate perdere chi pensa di separare l'uomo dal giocatore...

I valori comuni europei non sono in vendita

Come ormai noto l’Ungheria e la Polonia, con il sostegno della Slovenia, hanno bloccato l’approvazione dell’accordo raggiunto faticosamente a luglio dai rappresentanti del Consiglio...

La legge sul divorzio compie 50 anni. Diede il via alla rivoluzione dei diritti

Il 1º dicembre 1970 il divorzio venne introdotto nell'ordinamento giuridico italiano. Cinquant'anni da quel primo dicembre 1970 quando il Parlamento diede il via libera alla 'Disciplina...

Cybersecurity: non la trama di un film di fantascienza, ma una impellente necessità

La cybersecurity non è più soltanto una questione da addetti ai lavori, né la trama di un film di fantascienza. Proprio per questo, credo...

Articoli correlati

1 COMMENTO

  1. Molto interessante la nota di Luigi Gentili – forse si tratta dello stesso autore di alcuni libri tra i quali Economia liquida. Suggerisco che in calce ai contributi sia indicata la qualifica degli autori. Così anche noi lettori di rendiamo conto dell’orgine delle idee e proposte. saluti ruggero morelli

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore, inserisci il tuo nome

Magazine

La sfida per la legalità riparte dai ‘boschi’: ecco come Troina ha vinto il Premio Comuni virtuosi 2020

Rispetto all’antica e originaria vocazione, che li vedeva in prima linea soprattutto nella gestione dei servizi fondamentali per i cittadini, oggi gli enti locali sono...

“Il Jazz per salvare i ragazzi, anche dal Covid”. L’idea di Massimo Nunzi, trombettista e inventore del GiocaJazz

Il suo primo incontro con la musica non è stato dei più felici. Il suo primo maestro di Conservatorio non ha riconosciuto il suo...

Non dipende da lei. Dipende da Noi

C'è un'enorme questione maschile che ci impedisce di vedere. Che ci impedisce di capire che il problema non è il rapporto tra le donne e...

Il primo antidoto contro la violenza è la parità in tutti i settori

La Presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Layen ha più volte affermato che "la parità di genere è un principio fondamentale dell'Unione Europea,...

“Essere complottista è facile, ti semplifica la vita. Ecco perché è così complicato uscirne”. Parla Emilio Mola

Assalti alle autoambulanze e video girati negli ospedali per testimoniare che "non ce n'è coviddi" ma anche la setta digitale QAnon e le teorie...