lunedì 28 Settembre 2020

Il nuovo Mes un risultato da rivendicare, per l’intero governo. Parla Nicola Oddati
I

Con il taglio del cuneo fiscale fortemente voluto dal Pd da oggi 100 euro in più in busta paga per 16 milioni di italiani

Il taglio del cuneo fiscale inserito nell’ultima Legge di Bilancio in vigore da oggi, che significherà 100 euro in più in busta paga per 16 milioni di italiani, ma anche il “nuovo Mes”, con zero condizioni e tassi molto vantaggiosi.

Quello che descrive Nicola Oddati – che abbiamo incontrato per Immagina – è un Partito democratico impegnato ventre a terra a costruire proposte e provvedimenti concreti che guardino alla ripresa, per fare fronte a una crisi gravissima e imprevista.

Un partito, nelle parole del coordinatore dell’iniziativa politica della segreteria di Nicola Zingaretti, pronto a rivendicare quanto di concreto si sta mettendo in campo per i cittadini stremati da tre mesi terribili, nelle proposte e nel sostegno al governo.

Oddati, da oggi entra in vigore una misura dal forte impatto per i cittadini, di che si tratta?

Oggi diventa operativo il primo taglio del cuneo fiscale fortemente voluto dal Pd, e che è stato il segno distintivo della complicatissima legge di Stabilità che ha dovuto affrontare, ricordiamolo, le clausole di salvaguardia per evitare l’aumento dell’Iva. Una misura con cui abbiamo voluto dare un chiaro segnale di giustizia sociale, mettendo risorse nelle tasche degli italiani, ma che è anche un segnale per le imprese, perché si tratta di un alleggerimento complessivo del costo del lavoro.  Avremmo voluto ancora di più, ma è una misura che dovrà essere ripresa anche nel futuro e che rappresenta una nostra importante indicazione strategica.

È una misura alternativa al sostegno ai consumi, come raccontato da alcuni osservatori?

Su questo va fatto un discorso di verità, perché sento dire cose inesatte anche dal mero punto di vista della teoria economica. Alcuni pensano che agire sul versante del lavoro sia da riformisti – una definizione ormai abusata -, mentre agire sul versante del sostegno al reddito sarebbe assistenzialismo. Niente di più sbagliato. La domanda effettiva si compone di investimenti, di consumi, di spesa pubblica e di esportazioni, e ogni misura che incide su uno di questi aspetti risulta essere utile ed espansiva. Dunque è importante agire sul versante del lavoro, ma è altrettanto fondamentale sostenere il reddito, perché i consumi alimentano anch’essi la domanda. Così come sono importanti la spesa pubblica e gli investimenti. Questo è il segno che dobbiamo avere per dare slancio alla ripresa: sostegno agli investimenti pubblici e privati, al lavoro, ma anche al reddito. Soprattutto per non lasciare indietro chi si trova sul limite della soglia di povertà e non ha accesso ad altre fonti di sostentamento.

Del resto il Pd si è più volte espresso a favore di un reddito universale, è così?

Nel dl Rilancio abbiamo voluto e inserito il Reddito di emergenza. Un segnale chiaro, anche dell’esigenza di ripensamento del Reddito di cittadinanza, che deve diventare più volto a tenere insieme il sostegno al reddito e la ricerca di lavoro.  È una misura che va rivista ma che deve rimanere, perché esiste una fetta di popolazione che non riuscirà a trovare facilmente un’occupazione stabile. Quando diciamo che nessuno deve essere lasciato solo e indietro è a questa fetta di società italiana che dobbiamo pensare, nel Mezzogiorno e non solo. Pensiamo solo a cosa sarebbe successo durante il lockdown senza  misure come il Reddito di cittadinanza e di emergenza.

Veniamo al Mes, un tema che è diventato motivo di fibrillazione nella maggioranza, con il Pd che ha preso una posizione molto netta. Perché l’Italia non può rinunciarvi?

La posizione del Pd è chiarissima. Non avremmo mai acconsentito ad utilizzare il Mes con gli accordi precedenti, ossia con un prestito rigorosamente controllato e con addirittura una sorta di interferenza e ingerenza nelle nostre scelte. Va ricordato però cosa è avvenuto nelle trattative durante la fase più acuta e difficile dell’epidemia: anche e soprattutto grazie al governo italiano siamo riusciti ad ottenere un nuovo MES, un prestito senza condizioni e con tassi molto bassi, a patto di utilizzare le risorse, parliamo per l’Italia di 37 miliardi, per la spesa sanitaria diretta e indiretta. A queste condizioni chiunque, e non solo il Pd, direbbe che va utilizzato. Non penso che sia il Pd a dover spiegare perché sì, ma che siano gli altri a dover spiegare perché no. Non è il Pd che ha cambiato posizione, ma il governo che è riuscito ad ottenere un cambiamento del Meccanismo europeo di stabilità. E questo crediamo debba essere un risultato che il governo nella sua interezza dovrebbe essere orgoglioso di rivendicare.

Parliamo di elezioni regionali. Anche su questo fronte la maggioranza di governo appare sfilacciata. Si riuscirà a trovare una quadra?

Intanto va detto che le Regionali sono elezioni particolari, in cui le coalizioni risentono anche di logiche locali e dunque solo fino a un certo punto si può agire a livello centrale. Però è vero che abbiamo di fronte un centrodestra unito in tutte le Regioni al voto e che ha scelto i suoi candidati, anche se in ritardo. Per questo abbiamo invitato i nostri alleati di governo ad avere uno scatto di reni, perché non possiamo pensare che le Regionali non andranno a incidere anche sulla stabilità del governo. Non può essere che il Pd è l’unico che combatte, e insieme l’unico che si preoccupa del voto di settembre. C’è ancora lo spazio per unire l’alleanza che sostiene il Governo anche in Liguria, nella Marche, in Puglia.

A proposito di Puglia, oltre al candidato M5S si è aperto anche un fronte con Italia Viva.

L’invito è a riconsiderare la posizione di M5S e IV. Oggettivamente Emiliano è il candidato di gran lunga più forte, anche scelto dai pugliesi con le primarie. E anche l’argomento di Italia Viva secondo cui sarebbe poco riformista o addirittura populista è strano, perché il taglio politico è dato anche da chi partecipa a una coalizione, e su questo c’è grande apertura da parte del Governatore uscente. In  ogni caso mi pare vi sia una grande differenza tra un  candidato che si vorrebbe più riformista, e uno decisamente di destra e sovranista. Invitiamo a superare barriere personali e a fare una scelta per vincere, uniti.

Chiudiamo sul Pd, dove si è aperto il fronte di chi chiede più incisività con azioni che vanno da un congresso a tesi al cambio di leadership.

Dobbiamo sempre avere un po’ di memoria. Prima che scoppiasse la pandemia era stato per primo Zingaretti a proporre un congresso a tesi, per mettere in campo una costituente delle idee che guardasse anche ai mondi al di fuori del Pd. Poi è successo quello che è successo, e quando abbiamo riaperto l’Italia, l’agenda politica ha avuto altre priorità: innanzitutto l’esigenza di mettere gli italiani in condizione di affrontare una crisi che si annuncia gravissima. Emergenza oggi è convertire in legge il Dl Rilancio, emergenza è mettere mano con urgenza al Recovery Fund, emergenza sono le tante scelte dannatamente concrete, per le quali abbiamo ragionevolmente rinviato la discussione sul Pd a dopo settembre. Nel frattempo, il Pd ha messo in campo un documento sulla politica industriale, un Piano per l’infanzia, le proposte per la scuola e sul lavoro, per la semplificazione e l’innovazione digitale, sul green new deal.   Molte delle scelte del governo sono avvenute su nostra spinta. Non mi pare, dunque, che non sia emerso un forte tratto identitario. Oggi avvertiamo l’esigenza di spingere ancora più avanti un’iniziativa che, ovviamente, non sarà mai tesa a rompere l’alleanza di governo. Piuttosto il governo vogliamo che sia più forte, più concreto, più veloce. E che indichi la prospettiva di un’alleanza duratura e stabile per la guida del Paese anche per il futuro. Per questo occorre che il Pd sia forte, unito e abbia le idee chiare. Mi pare che in questa direzione sia andato e stia andando Nicola Zingaretti.  In questi 15 mesi densi e complicati il PD ha affrontato sfide difficili e momenti drammatici: con equilibrio, responsabilità, lucidità e coraggio. Siamo qui, saldi, al centro della scena politica. Quanti l’avrebbero detto il 4 marzo del 2018?

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