giovedì 6 Agosto 2020

La politica e la sfida della pianificazione urbanistica nel post Covid
L

La crisi infettiva legata al Covid 19 e le conseguenti misure di contrasto alla diffusione basate sul distanziamento fisico hanno indotto molti esperti che si occupano dei problemi della città e del territorio a puntare il dito sullo sviluppo urbano compatto, con aree ad alta densità abitativa, ritenendo che questo possa aver favorito la veicolazione del virus.

L’esigenza di garantire la distanza fisica ha risvegliato interesse per configurazioni spaziali diffuse, a bassa densità abitativa, con una spinta alla “fuga dalla città” che guarda ad un modello basato sui piccoli borghi.

Dal punto di vista della pianificazione territoriale ed urbanistica questo ha riportato il confronto molto indietro. I risultati della dispersione insediativa in molte parti dei nostri territori sono purtroppo evidenti: città dai limiti sempre più indefiniti; campagne inframmezzate da capannoni e villette, attraversate da imponenti infrastrutture.

Negli anni passati diversi studiosi sono riusciti a quantificare con precisione i costi che questo modello insediativo scarica sull’intera collettività: si va dai danni ambientali dovuti all’ ingiustificato consumo di territorio, all’aumento dell’infrastrutturazione, con strade e reti tecnologiche da adeguare o realizzare; con servizi da riorganizzare, dalla raccolta dei rifiuti a quelli alla persona, con una domanda di mobilità dispersa ed eterogenea a cui il servizio pubblico non è in grado di rispondere. Non ultima una “segregazione dissociata” che impoverisce le relazioni sociali delle nostre comunità.

Dopo decenni di conflitti su questi temi, si era creata una consapevolezza diffusa sui costi sociali ed ambientali di questo modello, così come si era riusciti ad ottenere alcuni importanti riconoscimenti legislativi sul consumo di suolo. Con la crisi sanitaria rischiamo di “riavvolgere il nastro”.

Al riguardo è interessante un recentissimo studio sulla diffusione del virus negli USA pubblicato dal “Jurnal of the American Planning Association” dal titolo “Does density aggravate the COVID-19 pandemic?” nel quale, pur in una fase ancora di emergenza, si mettono in relazione densità degli agglomerati, diffusione dei contagi e indici di letalità. Dall’analisi dei dati e dalla loro modellazione emerge come la connettività di un insediamento sia molto più importante della densità nell’incidere sulla diffusione del virus. Si può giungere alle stesse conclusioni, in modo molto più empirico, raffrontando la situazione della conurbazione milanese con quella napoletana, rispettivamente prima e seconda in Italia in termini di estensione e densità, per le quali gli impatti del virus non sono raffrontabili.

Lo stesso studio evidenzia come in aree a bassa densità abitativa si possano verificare situazioni di affollamento causate della rarefazione dei servizi, così come possano aumentare le difficoltà ad accedere alle cure. Lo studio costituisce sicuramente un importante contributo per affrontare questi temi, ma rappresenta anche un approccio completamente diverso: il dibattito che si è sviluppato nel nostro paese, già nelle prime settimane di diffusione del virus, si è basato su valutazioni di carattere empirico in una fase segnata dall’emotività; dando luogo a soluzioni estemporanee accattivanti e di facile impatto.

L’organizzazione spaziale è l’esito di un rapporto dialettico e ogni atto di pianificazione è politico, e per farlo serve il supporto della disciplina urbanistica. Occorrerebbe chiedere agli urbanisti di fare un passo indietro e riappropriarsi di un ruolo più propriamente tecnico a sostegno di chi dovrà compiere le scelte, che in prossimo futuro saranno particolarmente difficili e sfidanti.

Oltre al riflessione sugli spazi dell’abitare, c’è la necessità di fare ripartire il paese, che richiede un grande sforzo sia in termini di risorse economiche ma anche di elaborazione e di progettazione. La regia pubblica sarà determinante e, nel rispetto dei ruoli, il sostegno dei pianificatori potrebbe essere cruciale.

Fabio Poggioli, architetto

Più letti

Scuola, si torna in classe. Ecco cosa cambia con il Protocollo sulla sicurezza

Sono state le prime a chiudere e saranno le ultime a riaprire. Ma la posta in gioco era troppo alta per rischiare...

Più investimenti sociali per stimolare la crescita e ripartire

La crescita della produttività è una parte essenziale dello sviluppo economico e dipende, come ci insegnano i lavori di Paolo Sylos Labini...

Non c’è futuro senza green

L'unico modo per non gettare i soldi è progettare il nostro futuro. Il Recovery Fund, ha analogie con il Piano Marshall, piano...

Un piano nazionale straordinario per l’occupazione

Creare lavoro, contrastare la disoccupazione di massa, sarà, insieme con l’emergenza sanitaria che ci auguriamo possa prima o poi essere superata definitivamente,...

Articoli correlati

2 COMMENTI

  1. Sono davvero ammirato da questo articolo. Io sono da tempo convinto che l’urbanistica sia essenziale per disegnare la società del futuro. Questo articolo lascia ben sperare che l’urbanistica torni a far parte degli attrezzi a disposizione della politica.

  2. Da troppo tempo la pianificazione non è oggetto delle attenzioni delle istituzioni. La legge urbanistica nazionale sebbene le modifiche che ha subito nel tempo è ancora quella del 1942, i processi di piano sono sempre più rari e a volte la validità stessa del piano è messa in discussione dal continuo ricorso alle varianti. Molte regioni sono ancora ancorate a una pianificazione “vecchia”, con scarso utilizzo di strumenti quali la perequazione. Per non parlare delle tematiche più attuali come quelle relative alla pianificazione per l’adattamento ai cambiamenti climatici o in generale per la resilienza urbana e territoriale. C’è bisogno di ricominciare a parlare di urbanistica e pianificazione, e più in generale di “tecnica”, perché i servizi, gli insediamenti e le infrastrutture non sono né scontati né eterni

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore, inserisci il tuo nome

Magazine

L’altro Ennio Morricone. Ciò che non sapete sul rivoluzionario genio musicale

“Mai passivo. Con un punto di vista originale sul mondo. Uno sguardo ribelle a cui si univa una profonda conoscenza della musica,...

Sport significa inclusione e coesione, diamo alle associazioni gli strumenti che meritano

Una scelta importante, in un momento di forte attenzione per tutto il mondo sportivo. Come PD vogliamo sottolineare l’importanza dello sport, ricordando...

‘Bonus vacanze’, come si ottiene e a chi spetta

Come stabilito nel decreto rilancio, da oggi primo luglio scatta la possibilità per gli italiani di richiedere il 'Bonus vacanze'. Un'iniziativa che...

La scrittura per evadere dai social e dal ‘cattivismo’. La lezione di Francesco Trento

Il Coronavirus ci ha bloccato in casa 2 mesi. Un tempo lunghissimo che ci ha costretto a rivedere le nostre priorità ma anche...

Il design della distanza

Tratto da Covid and the City. Le città che saremo, serie POST sulle città dopo il coronavirus. Domande, appunti, proposte concrete. Saremo...