mercoledì 21 Ottobre 2020

La politica e la sfida della pianificazione urbanistica nel post Covid
L

La crisi infettiva legata al Covid 19 e le conseguenti misure di contrasto alla diffusione basate sul distanziamento fisico hanno indotto molti esperti che si occupano dei problemi della città e del territorio a puntare il dito sullo sviluppo urbano compatto, con aree ad alta densità abitativa, ritenendo che questo possa aver favorito la veicolazione del virus.

L’esigenza di garantire la distanza fisica ha risvegliato interesse per configurazioni spaziali diffuse, a bassa densità abitativa, con una spinta alla “fuga dalla città” che guarda ad un modello basato sui piccoli borghi.

Dal punto di vista della pianificazione territoriale ed urbanistica questo ha riportato il confronto molto indietro. I risultati della dispersione insediativa in molte parti dei nostri territori sono purtroppo evidenti: città dai limiti sempre più indefiniti; campagne inframmezzate da capannoni e villette, attraversate da imponenti infrastrutture.

Negli anni passati diversi studiosi sono riusciti a quantificare con precisione i costi che questo modello insediativo scarica sull’intera collettività: si va dai danni ambientali dovuti all’ ingiustificato consumo di territorio, all’aumento dell’infrastrutturazione, con strade e reti tecnologiche da adeguare o realizzare; con servizi da riorganizzare, dalla raccolta dei rifiuti a quelli alla persona, con una domanda di mobilità dispersa ed eterogenea a cui il servizio pubblico non è in grado di rispondere. Non ultima una “segregazione dissociata” che impoverisce le relazioni sociali delle nostre comunità.

Dopo decenni di conflitti su questi temi, si era creata una consapevolezza diffusa sui costi sociali ed ambientali di questo modello, così come si era riusciti ad ottenere alcuni importanti riconoscimenti legislativi sul consumo di suolo. Con la crisi sanitaria rischiamo di “riavvolgere il nastro”.

Al riguardo è interessante un recentissimo studio sulla diffusione del virus negli USA pubblicato dal “Jurnal of the American Planning Association” dal titolo “Does density aggravate the COVID-19 pandemic?” nel quale, pur in una fase ancora di emergenza, si mettono in relazione densità degli agglomerati, diffusione dei contagi e indici di letalità. Dall’analisi dei dati e dalla loro modellazione emerge come la connettività di un insediamento sia molto più importante della densità nell’incidere sulla diffusione del virus. Si può giungere alle stesse conclusioni, in modo molto più empirico, raffrontando la situazione della conurbazione milanese con quella napoletana, rispettivamente prima e seconda in Italia in termini di estensione e densità, per le quali gli impatti del virus non sono raffrontabili.

Lo stesso studio evidenzia come in aree a bassa densità abitativa si possano verificare situazioni di affollamento causate della rarefazione dei servizi, così come possano aumentare le difficoltà ad accedere alle cure. Lo studio costituisce sicuramente un importante contributo per affrontare questi temi, ma rappresenta anche un approccio completamente diverso: il dibattito che si è sviluppato nel nostro paese, già nelle prime settimane di diffusione del virus, si è basato su valutazioni di carattere empirico in una fase segnata dall’emotività; dando luogo a soluzioni estemporanee accattivanti e di facile impatto.

L’organizzazione spaziale è l’esito di un rapporto dialettico e ogni atto di pianificazione è politico, e per farlo serve il supporto della disciplina urbanistica. Occorrerebbe chiedere agli urbanisti di fare un passo indietro e riappropriarsi di un ruolo più propriamente tecnico a sostegno di chi dovrà compiere le scelte, che in prossimo futuro saranno particolarmente difficili e sfidanti.

Oltre al riflessione sugli spazi dell’abitare, c’è la necessità di fare ripartire il paese, che richiede un grande sforzo sia in termini di risorse economiche ma anche di elaborazione e di progettazione. La regia pubblica sarà determinante e, nel rispetto dei ruoli, il sostegno dei pianificatori potrebbe essere cruciale.

Fabio Poggioli, architetto

Più letti

Da Papa Francesco parole rivoluzionarie, scalderanno il cuore di molti omosessuali credenti

In un documentario proiettato alla Festa del Cinema di Roma, sono contenute dichiarazioni rivoluzionarie di Papa Francesco sulla necessità di riconoscere le...

La lunga mano di Salvini in Lombardia congela anche il coprifuoco

Se voleste avere un piccolo assaggio di quello che sarebbe successo se a gestire la pandemia fosse stato Matteo Salvini, basta guardare...

Supereremo la seconda ondata con la cultura della responsabilità

Quello che abbiamo temuto sta avvenendo: una seconda ondata pandemica con crescita esponenziale dei contagi. Su cosa significhi “esponenziale” e su quanto...

Manovra espansiva da 39 miliardi: l’Italia torna protagonista

La manovra finanziaria per il 2021 vale 39 miliardi. È una manovra espansiva, che si aggiunge a quelle varate nei mesi scorsi,...

Articoli correlati

2 COMMENTI

  1. Sono davvero ammirato da questo articolo. Io sono da tempo convinto che l’urbanistica sia essenziale per disegnare la società del futuro. Questo articolo lascia ben sperare che l’urbanistica torni a far parte degli attrezzi a disposizione della politica.

  2. Da troppo tempo la pianificazione non è oggetto delle attenzioni delle istituzioni. La legge urbanistica nazionale sebbene le modifiche che ha subito nel tempo è ancora quella del 1942, i processi di piano sono sempre più rari e a volte la validità stessa del piano è messa in discussione dal continuo ricorso alle varianti. Molte regioni sono ancora ancorate a una pianificazione “vecchia”, con scarso utilizzo di strumenti quali la perequazione. Per non parlare delle tematiche più attuali come quelle relative alla pianificazione per l’adattamento ai cambiamenti climatici o in generale per la resilienza urbana e territoriale. C’è bisogno di ricominciare a parlare di urbanistica e pianificazione, e più in generale di “tecnica”, perché i servizi, gli insediamenti e le infrastrutture non sono né scontati né eterni

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore, inserisci il tuo nome

Magazine

Attacchi hacker in politica, una guerra sotterranea fatta di bot e intelligenze artificiali

Il primo attacco hacker di stampo politico della storia si verificò in Estonia nel 2007. La mela della discordia fu il Soldato...

La conferenza stampa di Conte e quell’orologio che non segna le 21.30… ed è subito complotto

I contagi aumentano, così come le preoccupazioni. I numeri ogni giorno fanno più paura e l'incubo di un possibile secondo lockdown turba...

Impoliticamente? Moravia, trent’anni dopo

«Per conto mio, l´impegno ossia il cosiddetto engagement non è questione di necessità esterna, per cui, in determinate circostanze, lo scrittore deve cessare di...

“Il futuro dell’arte, della cultura, della società e della mia Toscana”. A colloquio con David Riondino

Le donne e gli uomini di cultura sono coloro che, forse più di altri, sono in grado di percepire lo stato di...

“Il deserto sociale dei nostri ragazzi si combatte con la cultura”. Parla il Pojana, Andrea Pennacchi

"Stasera porto Pojana alla Festa dell'unità". Così scriveva su Twitter, mentre viaggiava da Trento a Modena in questa sua "estate molto movimentata"...