giovedì 15 Aprile 2021

La storica stretta di mano tra Mattarella e Pahor, in nome della democrazia e della pace
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Zingaretti: “Gesti apparentemente semplici, ma che invece simboleggiano la pace, la concordia tra i popoli, la volontà di lottare per un'Europa nuova e più forte”

Quello avvenuto oggi a Trieste, con l’incontro tra il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il suo omologo sloveno, Borut Pahor, con la storica stretta di mano tra i due, è un evento che resterà nei libri di storia.

Per la prima volta dopo i fatti tragici del 1945, infatti, un rappresentante delle istituzioni della ex Jugoslavia  si è recato a rendere omaggio a Basovizza, presso il sacrario che ricorda l’eccidio delle Foibe, nel luogo dove 70 anni fa i partigiani jugoslavi uccisero 2000 italiani, tra militari e civili.

Un gesto immortalato in una foto simbolica, nella quale i due presidente si tengono per mano, tra l’altro nella prima stretta dopo il lockdown.

Un momento che si è ripetuto poco distante, davanti al ceppo che ricorda l’uccisione di quattro giovani antifascisti sloveni, condannati a morte nel 1930 dall’allora Tribunale speciale per la difesa dello Stato. Luogo in cui la storica stretta di mano si è ripetuta.

Successivamente, nell’ennesimo atto simbolico di cui è stata costellata la giornata, presso la Prefettura di Trieste è stato firmato un protocollo che restituisce alla minoranza slovena in Italia il Narodni Dom (Casa del Popolo), incendiato il 13 luglio del 1920 in una delle prime rappresaglie mese in opera dalle squadra fasciste. Un risarcimento che arriva dopo 100 anni.

Gesti che, in una terra di confine teatro di grandi sofferenze, rappresentano innanzitutto un messaggio di unità, e che rafforzano l’idea di un’Europa della pace nata proprio da quei lutti. Un’idea che, oggi, i predicatori dell’odio e delle divisioni vorrebbero mettere in discussione.

Lo stesso Presidente Mattarella ha tenuto a sottolineare che “le esperienze dolorose sofferte dalle popolazioni di queste terre non si dimenticano”, e”proprio per questa ragione il tempo presente e l’avvenire chiamano al senso di responsabilità a compiere una scelta tra fare di quelle sofferenze patite da una parte e dall’altra l’unico oggetto dei nostri pensieri coltivando i sentimenti di rancore, oppure al contrario farne patrimonio comune nel ricordo e nel rispetto, sviluppando collaborazione, amicizia, condivisione del futuro”. 

“Al di qua e al di là della frontiera, il cui significato di separazione è ormai per fortuna superato per effetto della comune scelta di integrazione nell’Unione europea, al di qua e al di là del confine sloveni e italiani sono decisamente per la seconda strada, rivolta al futuro. In nome dei valori oggi comuni: libertà democrazia pace”, ha aggiunto il Capo dello Stato.

Mentre Pahor ha detto: “Oggi abbiamo allineato tutte le stelle”.

Anche per il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, quelli visti oggi sono “gesti apparentemente semplici, ma che invece simboleggiano la pace, la concordia tra i popoli, la volontà di lottare per un’Europa nuova e più forte, unita nella memoria e nella speranza”.

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