venerdì 14 Agosto 2020

L’ora della verità: in gioco c’è la tenuta dell’Europa?
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Più volte negli anni passati le parole “storico” e “decisivo” sono state accostate a un Consiglio europeo. A partire dal 2008 abbiamo vissuto molti momenti delicati; in alcuni casi, addirittura, c’è stato il rischio per la tenuta della nostra moneta unica. Oggi fortunatamente l’Euro non è in gioco, ma ci apprestiamo tuttavia a percorrere uno di quei momenti particolari, così fondamentali per la costruzione e il rafforzamento della comunità europea.

Nella due giorni di Bruxelles, al via questa mattina, i leader dell’Ue sono chiamati a decidere un volume di finanziamenti senza precedenti, più di 1.000 miliardi per il bilancio pluriennale 2021-2027 e 750 miliardi per il “Recovery plan” post pandemico, chiamato “Next Generation EU”. Ma sarà anche il primo Consiglio in cui si tenterà di approvare un meccanismo comune di emissione di debito per finanziare la spesa per progetti comunitari. La posta in gioco è molto alta, al punto che non è da escludere un prolungamento delle trattative fino alla giornata di domenica.

Non sarà per nulla semplice trovare una quadra politica, soprattutto alla luce del recente irrigidimento dei quattro Paesi cosiddetti frugali (Olanda, Svezia, Danimarca e Austria), che a quanto pare – nessuna fonte europea ieri in serata lo ha smentito – avrebbero proposto un taglio dei sussidi a fondo perduto nella misura di 100 miliardi: dai 500 inizialmente previsti a 400. Dall’altra parte del tavolo, il fronte italo-franco-tedesco (insieme a Spagna e Portogallo) sarà invece determinato a difendere la cifra più alta. E poi ci sono i Visegrad, pronti a lottare per accaparrarsi una fetta maggiore della torta nelle ripartizioni fra i Paesi.

Sarà anche la prima riunione nella quale torneranno i “faccia a faccia” dopo mesi di incontri in videoconferenza (anche se la sede del Consiglio è rimasta chiusa alla stampa per ragioni di sicurezza sanitaria). E si spera che una distanza così ravvicinata tra i leader possa incidere anche in maniera positiva sulla difficile trattativa in corso. Si parte con posizioni piuttosto distanti, ma una spinta potrebbe arrivare anche dall’esigenza comune di trovare velocemente un’intesa: un ritardo eccessivo rischierebbe infatti di mettere in forte difficoltà i Paesi che hanno subito maggiormente le conseguenze della pandemia. Non a caso il refrain delle varie diplomazie rimane quello del “trovare al più presto un accordo per dare slancio alla ripresa europea”.

Un ruolo chiave in questa partita complessa lo giocheranno sicuramente la determinazione di Angela Merkel, che oltretutto esercita la presidenza semestrale dell’Ue, e Emmanuel Macron, con cui ieri sera il premier Conte ha condiviso una strategia comune.

Ma non sarà facile, perché i Paesi frugali, soprattutto l’Olanda, secondo fonti di Palazzo Chigi partono molto agguerriti. Proprio ieri sera c’è stato un duro scontro tra Conte tra il premier Olandese, il più tenace dei frugali nel mantenere una posizione da falco. Il nodo principale, a parte la quantità dei fondi perduti, resta la cosiddetta governance del Recovery, ovvero decidere quale istituzione dovrà approvare i piani di rilancio preparati dai Paesi che accederanno ai fondi europei. La Commissione aveva proposto di approvare lei stessa quei piani e gli esborsi delle diverse tranche di sovvenzioni. Ma il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, accogliendo una proposta tedesca, ha invece spostato l’onere – e quindi il controllo sui piani nazionali – sul Consiglio, che li dovrebbe approvare con una maggioranza qualificata. Non contento, il premier Rutte – e qui nasce lo scontro di ieri sera con il premier italiano – ha chiesto invece l’unanimità di quella decisione, per poter mantenere il diritto di veto su quei programmi. Una richiesta che Conte, sempre negli incontri preformali, ha giudicato “non in linea con le regole europee”.

L’arma dell’Italia, nel negoziato, potrebbe essere anche la discussione in contemporanea del Bilancio pluriennale, che contiene i “rebates”, fondi tanto cari ai Paesi frugali. Le decisioni in quel caso vanno prese all’unanimità e per questo Conte avrà la possibilità di mettere sul piatto il veto italiano, tenendo così aperto il negoziato finché non si raggiungerà una soluzione accettabile sul Recovery plan.

Di seguito la ripartizione tra i vari capitoli di spesa dei fondi proposti per il piano di rilancio Ue:

  • Recovery and Resilience Facility (RRF). E’ la parte principale del piano e conta su un totale di 560 miliardi, 310 di sovvenzioni e 250 di prestiti. Per l’Italia vale oltre 63 miliardi di euro di sussidi. Queste risorse vengono allocate direttamente agli Stati membri secondo precisi criteri di ripartizione.
  • React-Eu. Prevede 50 miliardi di sussidi veicolati attraverso la politica di coesione verso i territori piu’ colpiti dalla crisi
  • Horizon Europe. Stanziamento di 13,5 miliardi di sussidi come dotazione aggiuntiva per sostenere la ricerca in Europa
  • InvestEU (ex piano Juncker). Dotazione aggiuntiva di 30,3 miliardi di sussidi per mobilitare nuovi volumi di investimenti
  • Solvency Support Instrument. I 26 miliardi di sussidi andranno a sostegno delle aziende entrate in crisi a causa del coronavuirus
  • Fondo agricolo per lo sviluppo rurale. Dotazione supplementare di 15 miliardi di sussidi per azioni in linea con il Green deal
  • Just Transition Fund. Stanziamento di 30 miliardi supplementari di sussidi per questo strumento già destinato a finanziare azioni di sostegno ai territori più in difficoltà nell’affrontare la transizione ecologica
  • RescuEu. Due miliardi di sussidi per rafforzare la protezione civile Ue
  • Eu4Healt. Lancio di un nuovo programma europeo per la sanità dotato di 7,7 miliardi di sussidi
  • Azione esterna. Dotazione aggiuntiva di 15,5 miliardi di sussidi.

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