mercoledì 21 Ottobre 2020

Prorogato lo stato di emergenza. Oggi il voto sullo scostamento di bilancio
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“E’ doveroso condividere con il Parlamento” la decisione della proroga dello stato di emergenza. Lo dice il premier Giuseppe Conte, al Senato, per parlare della necessità legata al “potere di ordinanza per realizzare intervenenti” che “non potrebbero essere attuati con analoga speditezza”. 

Troppi ancora i rischi e, soprattutto, le misure necessarie per affrontare il post-lockdown. Ma la maggioranza, che pure appoggia la decisione, fissa dei precisi paletti: innanzitutto, la proroga è estesa fino al 15 ottobre e non al 31, come inizialmente si ipotizzava. In secondo luogo, basta con i Dpcm o le delibere, servono fonti normative primarie. Inoltre, la maggioranza impegna il governo a coinvolgere “pienamente” il Parlamento. E ancora: l’esecutivo studi soluzioni che consentano di svolgere le elezioni regionali, comunali e il referendum fuori dalle scuole.

Il Senato ha approvato la risoluzione della maggioranza a favore della proroga dello stato d’emergenza, con 157 voti a favore, 125 contrari e 3 astenuti. Due senatori del M5s, Crucioli e Ciampolillo, in dissenso dal gruppo avevano annunciato il loro voto contrario.  Approvata, con il parere favorevole del governo, anche la mozione delle opposizioni, ovviamente per le sole parti non precluse dall’approvazione della risoluzione di maggioranza.

Alla fine il Governo può tirare un sospiro di sollievo. Diversa sarà la partita di oggi in cui Conte chiederà l’autorizzazione alle Camere per un nuovo scostamento di bilancio da 25 miliardi e per ottenerla servirà la maggioranza assoluta, dovendo raggiungere a palazzo Madama quota 161. Quattro in più rispetto al voto ottenuto sullo stato d’emergenza.

Il centrodestra si professa unito e deciderà dopo le parole del premier che posizione tenere. Se il sostegno delle opposizioni non dovesse arrivare, in Senato andrà in scena una nuova giornata in cui l’approvazione è appesa a una manciata di voti.

“La proroga dello stato di emergenza è una scelta obbligata”, ha osservato il premier che si dice “rinfrancato” dal fatto che i numeri registrati dei contagi sono inferiori a mesi fa “anche se il virus – osserva – continua a circolare. Il comitato tecnico scientifico rileva che la situazione nel mondo resta preoccupante”, da qui “la necessità di un atteggiamento necessario di vigilanza”.

Quindi Conte tiene a specificare che “non c’è alcuna intenzione di drammatizzare ne’ di alimentare paure ingiustificate nella popolazione”, ma la proroga serve per assicurare “la continuità operativa di chi sta svolgendo attività di assistenza e di sostegno per chi subisce gli effetti, diretti ed indiretti, di una pandemia che seppure fortemente ridimensionata non si e’ esaurita”. Infine, il premier garantisce: “La proroga dello stato di emergenza non incide sui poteri del governo, ma serve anche per una più sicura ripartenza delle attività economiche”.

Conte incassato il voto è andato subito dopo a palazzo Chigi dove lo aspettava la prima riunione del Comitato interministeriale per gli Affari europei, la cabina di regia per i progetti che devono essere presentati a Bruxelles entro il 15 ottobre, il Recovery Plan finanziato dal Recovery fund. Diciamo subito che anche qui non sarà una passeggiata. Il Parlamento, non solo le opposizioni, preme per ottenere il massimo coinvolgimento.

“Siamo di fronte a un’opportunità storica di riforma e sviluppo del nostro Paese” aveva detto Conte nel discorso introduttivo del 28 luglio si è tenuta la prima riunione del Ciae, il Comitato interministeriale affari europei, che avrà la regia del Recovery Fund. L’obiettivo è presentare i progetti entro il 15 ottobre 2020 in modo da poter aspirare al prefinanziamento del 10% predisposto per chi presenta i piani in questa prima finestra.

“Si lavorerà anche ad agosto, abbiamo tempi strettissimi.Non partiamo da zero, abbiamo un piano di rilancio già elaborato a livello di ministri e di forze di maggioranza. Abbiamo presentato il piano alla consultazione nazionale a Villa pamphili. Dobbiamo partire non da zero ma da quel programma – ha aggiunto – La prima cosa che faremo sarà selezionare quei progetti che sono più confacenti alle indicazioni del Next generation Eu e al Recovery Fund. Selezionare progetti e poi partire con la massima determinazione”. 

Le risorse del Recovery Fund sono “un’opportunità storica di riforma e sviluppo del nostro Paese” ma assegnano al governo una “grande responsabilità” nei confronti dei cittadini italiani e “di tutti i cittadini europei”. 

E già oggi nel pomeriggio il ministro Amendola ha convocato la prima riunione dei tecnici del comitato di valutazione con i delegati dei ministri.

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