giovedì 22 Ottobre 2020

Mari e fiumi senza plastica, l’economia circolare ci salverà
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Mai più plastica che galleggia nei nostri fiumi. Mai più rifiuti che inquinano il nostro meraviglioso mare. Il sogno prende forma in un protocollo che Corepla ha firmato con il Ministero dell’Ambiente per l’avvio di un progetto sperimentale di gestione del ‘marine litter’ volto al contenimento della plastica sia intorno alle foci dei principali fiumi italiani sia nelle aree marine protette.

La presenza di rifiuti di plastica nei mari del mondo è uno dei problemi ambientali più rilevanti del nostro tempo, con conseguenze anche a livello economico e sociale. Si stima che i rifiuti marini, c.d. “marine litter”, provengano per circa l’80% dalla terraferma e raggiungano il mare prevalentemente attraverso i fiumi e gli scarichi urbani, portati dal vento, o abbandonati sulle spiagge, mentre il rimanente 20% è costituito da oggetti abbandonati o persi direttamente in mare, principalmente durante attività di pesca o navigazione. Tra le principali cause del marine litter vi sono la non corretta gestione di rifiuti urbani e industriali, la scarsa pulizia delle strade, abbandoni e smaltimenti illeciti.

Per arginare questo fenomeno, è importante agire in primo luogo sui fiumi: intercettare i rifiuti nei corsi d’acqua infatti è più facile ed economico, facilita il riciclo e previene l’inquinamento marino e la possibile formazione di microplastiche.

Secondo uno studio tedesco circa il 90% dei rifiuti di plastica presenti negli oceani del mondo passa attraverso dieci grandi fiumi, di cui otto sono in Asia e due in Africa: Yangtze, Indo, Fiume Giallo, Hai, Gange, Fiume delle Perle, Amur, Mekong, Niger e Nilo (Fonte: “Un oceano di plastica”, European Environment Agency, 2019).

Anche i “nostri” mari sono duramente colpiti dal marine litter: l’Italia, per la sua posizione al centro del Mediterraneo, un bacino chiuso, e l’estensione delle sue coste, è un Paese particolarmente esposto a questo problema.

Corepla, per sua stessa natura e mission, rappresenta in questo panorama una soluzione al problema della plastica in mare in Italia; gli imballaggi in plastica correttamente raccolti infatti non finiscono nei fiumi o nei mari ma alimentano attività industriali creando posti di lavoro, facendo risparmiare materie prime, energia ed emissioni gas serra.

L’Accordo siglato col Ministero si inserisce nel programma di attività sperimentali e innovative che il Consorzio promuove per la tutela del nostro mare. Monitorare la quantità e la tipologia dei rifiuti raccolti è indispensabile per comprendere le cause del littering e per individuare le azioni da mettere in campo per prevenirlo, in sinergia con le Istituzioni.

La dispersione dei rifiuti nell’ambiente è dovuta soprattutto ad una scorretta gestione e a comportamenti poco attenti. Se raccolti in modo differenziato, gli imballaggi in plastica vengono riciclati o recuperati e si trasformano in nuovi oggetti, facendo crescere l’economia circolare come valore condiviso.

Per ottenere i migliori risultati serve il gioco di squadra e ognuno deve fare la sua parte, partendo dalle aziende che devono disegnare imballaggi riciclabili, passando dal senso civico dei cittadini e dalle PA che devono mettere a disposizione gli strumenti, per arrivare ai Consorzi che devono avviare a riciclo una quota sempre crescente di rifiuti, supportati da Istituzioni attente a promuovere l’economia circolare.


Giorgio Quagliuolo, presidente di Corepla

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