mercoledì 30 Settembre 2020

Per una ripartenza nel segno dell’ambiente
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Ogni crisi comporta rischi ed opportunità. Il cambiamento spesso nella storia è stato prodotto proprio dalle crisi più complesse. Il 2020 è caratterizzato dalla crisi planetaria prodotta da un virus. Non è la prima volta che accade, basti pensare agli effetti che nei secoli passati ebbero ad esempio le epidemie di peste.

Dopo che l’Unione Europea ha messo a disposizione del nostro Paese, con il Recovery Found, una ingente quantità di risorse finanziarie per favorire una ripresa economica e sociale indispensabili, il dibattito si sta concentrando su come utilizzare questi fondi.

È chiaro che c’è chi ha lo sguardo rivolto al passato e punta semplicemente ad uno sviluppo tradizionale basato su grandi opere, sull’eliminazione (o comunque la forte riduzione) di limiti per costruire (il mattone è sempre stato una componente del nostro modello di sviluppo), e via dicendo.

È possibile un’alternativa? Decisamente sì.

Occorre però una visione del futuro che ponga al centro l’ambiente, lo sviluppo sostenibile, la solidarietà sociale, punti su una pubblica amministrazione “amica dei cittadini”, che sia caratterizzata da innovazione ed efficienza. Si parla di opere infrastrutturali da realizzare: pensiamo ai sistemi fognari, alla depurazione, agli impianti avanzati per smaltire i rifiuti e realizzare il loro riciclo.

Consideriamo che il nostro Paese è costellato da centinaia di migliaia di siti inquinati da bonificare. Investire su di essi significa produrre lavoro, recuperare territorio per usi civili ed economici, ridurre inquinamento e rischi per la salute.

E poi manutenere il territorio, basti pensare al dissesto idrogeologico che Ispra puntualmente censisce, significa prevenire i danni terribili prodotti da condizioni meteorologiche sempre più simili a quelle delle regioni tropicali, a causa del riscaldamento globale.

Puntare ancora di più sulle energie rinnovabili, sulla mobilità sostenibile, realizzando da vero una “cura del ferro” che associazioni come Legambiente richiedono da tempo. E tanto altro ancora che c’è da fare. L’uscita da questa crisi è forse una opportunità unica di cambiamento per il nostro Paese, non sprechiamola.


Marco Talluri è Coordinatore della rete “Comunicazione e informazione” presso il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA)

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