giovedì 22 Ottobre 2020

Il Covid e quelle regole saltate che mettono a rischio anche i lavoratori
I

Non si può parlare di sicurezza sul lavoro al tempo del Covid-19 senza parlare dei lavoratori. Io principalmente mi occupo di quelli che trovate nei negozi, nei supermercati e nei centri commerciali. Molti di loro non si sono fermati mai, neanche durante il lockdown, e oltre ad essere esposti a un rischio altissimo, non sono preparati psicologicamente ad affrontare tutto questo. Non hanno il ‘pelo sullo stomaco’ degli eroi della sanità. Non hanno le giuste protezioni e la paura vincerà sulla loro psiche già troppo provata. Non ho una soluzione stavolta, mi sento fragile anche io. Devo ripensare questa nuova condizione. Ma so che non ce la faranno a reggere per troppo tempo. Non sanno come abbracciare i propri figli al rientro a casa, a baciare le mogli e i mariti. Sempre in tensione per sperare in una distanza che non c’è mai. Sempre attenti a non togliere una mascherina che non ti protegge affatto perché logora e spesso non è a norma, quando c’è. Ecco, io non so come finirà tutta questa storia, ma loro – eroi per puro caso – ne usciranno a pezzi. Se ne usciranno. Se ne usciremo.

Ci siamo trovati davanti questa condizione. Nuova e per certi versi spaventosa. Ci siamo trovati a combattere contro le aziende restie a spendere soldi per dotare i lavoratori di tutte le necessarie protezioni, ma ancor di più contro le fake news che troppo spesso hanno rischiato, e rischiano ancora, di vanificare i nostri sforzi. Una guerra in salita combattuta a perdifiato. Protocolli anti Covid da sottoscrivere, verifiche della loro applicazione, denunce agli organi preposti degli abusi, sensibilizzazione dei lavoratori al rispetto delle normative. Una rincorsa al massimo contenimento del rischio da contagio. Perché purtroppo il rischio zero non esiste.

Proprio mentre in questi giorni si richiamano i cittadini ai rischi derivanti dalla movida senza regole e dal pericolo del rientro delle vacanze dai luoghi a rischio, nelle vie dello shopping e nei centri commerciali le regole sono saltate tutte. Assembramenti senza contingentamento agli ingressi, scorretto uso della mascherina e a volte assenza totale della stessa, sono le scene che ormai ci riserva lo shopping, soprattutto nel week end. Altro che movida selvaggia: lo shopping senza regole rappresenta un vero e proprio pericolo per la salute dei lavoratori e dei cittadini. Ma nonostante questo molti dei nostri appelli sono caduti nel vuoto.

“Gli spazi offerti da molti supermercati sono ampi, i ricambi d’aria frequenti e il numero di clienti limitato, grazie alla pratica degli accessi contingentati. La combinazione di questi fattori rende il rischio di contagio basso, mentre rimane più RILEVANTE per chi nei supermercati ci lavora“. No, non lo dice il sindacalista rompipalle, lo afferma Erin Bromage, biologo che si occupa di immunologia e insegna presso l’University of Massachusetts, Dartmouth, negli Stati Uniti. Avremmo quindi bisogno di controlli che tengano a riparo i lavoratori dal pericolo di contagio e di appelli alla cittadinanza fatti dalle istituzioni. Perché la guerra al virus non è certo vinta e i luoghi chiusi con impianti di ventilazione e climatizzazione potrebbero favorire la dispersione e diffusione delle goccioline di saliva eventualmente infette. Insomma, si potrebbero trasformare in veri e propri focolai.

Non solo, grazie al negazionismo e alle fake news (spesso propagandate da politici e medici), si sono moltiplicati gli episodi di aggressione ai danni dei commessi di negozi, supermercati e centri commerciali che richiamano i clienti all’uso della mascherina. L’ultimo in ordine di tempo è avvenuto a Modena, in un negozio di giocattoli, dove una commessa è stata insultata e ha subito un lancio di oggetti con violenza da parte di una coppia insofferente alla mascherina. Ma episodi simili sono avvenuti a Roma, alla Coop di Livorno, dove un commesso è stato picchiato e mandato all’ospedale, o al Penny Market di Torino, stessa sorte per una cassiera. Ormai queste aggressioni non si contano più e sono la quotidianità.

Dagli insulti alle minacce fino ad arrivare alle mani. Tutti i giorni. Dal Nord al Sud del Paese. L’importanza dell’uso della mascherina e del distanziamento sociale per questi lavoratori è fondamentale, visto che sono esposti al pubblico in ambienti chiusi per molte ore al giorno. E non possono certo rischiare la propria incolumità fisica a causa di alcuni clienti che negano la più grave crisi sanitaria degli ultimi 100 anni.

E mentre la pandemia soffia forte, restano in campo tutti gli altri temi sulla sicurezza. Cito alcuni degli episodi che sono emersi (perché la maggior parte non ha diritto di cittadinanza sulla cronaca): commessa rapinata sotto la minaccia di una pistola sulla tempia. Commesso 53enne investito dal camion dei rifiuti nel parcheggio del supermercato trasportato in ospedale in codice rosso. Incidente occorso a una commessa di un negozio: nell’esercizio commerciale, regolarmente chiuso al pubblico, pare si stessero svolgendo i lavori di sanificazione dei locali, in vista delle riapertura, e la commessa si sia ferita con sostanze chimiche. Oltre al nemico invisibile, al Covid-19, siamo costretti a fare i conti con una serie di nemici visibili, sottovalutati e dai quali ci dobbiamo difendere.

E per ultimo ci sono quelli che la pandemia l’hanno pagata con la vita. Una strage silenziosa: ci si ammala, a volte si muore. Ma le aziende del commercio tengono i dati sotto al tappeto, come se questi lavoratori fossero polvere dell’ingranaggio di un profitto che cresce. Nessuna conferenza stampa della Protezione Civile, nessuna statistica.

Non credo di poter mai dimenticare le mie giornate passate a telefonare ai lavoratori in quarantena obbligatoria o colpiti dal virus. La lista che si allungava giorno dopo giorno e che si sta allungando ancora una volta, ora che il contagio cresce. “Ciao, quanta febbre hai oggi? Quando ti fanno il tampone?”.

E non sempre è andato tutto bene. Non è andato bene ad Elena, che lavorava alla Coop di Bagno a Ripoli da undici anni ed era impiegata nel reparto pescheria o ad Alexander, che lavorava come guardia giurata davanti al Carrefour di Novara, aveva solo 33 anni e ha lasciato la compagna e due figlie . Elena e Alexander sono soltanto due di una lunga e lista nascosta sotto una coltre di omertà.


Francesco Iacovone – Cobas del lavoro Privato

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