martedì 29 Settembre 2020

Le condizioni di Zingaretti: sì al referendum ma con una nuova legge elettorale
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“Sosteniamo da sempre la riduzione del numero dei parlamentari. Per anni abbiamo presentato proposte di legge su questo. Per votare Sì e far nascere il Governo abbiamo chiesto modifiche ai regolamenti parlamentari e una nuova legge elettorale, per scongiurare rischi di distorsioni nella rappresentanza e tutelare adeguatamente i territori, il pluralismo e le minoranze. Tutta la maggioranza ha sottoscritto questo accordo, ora faccio un appello affinché sia onorato”. Lo scrive su facebook Nicola Zingaretti, in un post che rilancia una importante intervista al ‘Corriere della sera‘ sui temi caldi che animano la politica nostrana.

Il referendum del 20 e 21 settembre si avvicina e dal segretario arriva un’indicazione precisa: “Il sì va considerato solo un primo passo”, si legge sul Corriere, “in se insufficiente di una riforma complessiva del bicameralismo e dell’insieme dell’attività legislativa. Pur nel pieno rispetto dell’autonomia di coscienza di ciascun cittadino, mi impegno a costruire le condizioni più ragionevoli alla scelta del sì”. Condizioni ragionevoli che potrebbero aiutare a superare le tante perplessità che stanno crescendo, soprattutto, ricorda ancora Zinageretti, “in riferimento a una insopportabile campagna in atto all’insegna dell’antipolitica”.

Una delle condizioni è la riforma della legge elettorale. Secondo il segretario dem “se c’è la volontà politica si può fare molto. Quando si parla di democrazia e istituzioni tutti i momenti sono buoni. Naturalmente accanto a questo c’è la priorità del lavoro, della scuola, della crescita. Confido che si possa aprire tutti assieme una fase nuova dove la politica diriga i grandi processi di trasformazione in corso e non li subisca”. “Penso – precisa Zingaretti – alla qualità dei progetti da realizzare con le risorse del Recovery fund, alla necessità di una nuova e coordinata politica industriale, alle priorità da indicare sul Fisco, alla necessità di un intreccio equilibrato tra l’intervento pubblico e quello dei soggetti privati sul tema della rete unica. Con una ambizione, lasciare ai giovani un’Italia e un’Europa migliore di quella che abbiamo trovato”. 

In questo delicato processo il Partito Democratico deve essere protagonista per questo Zingaretti è pronto a mettersi in discussione: “Quando ci si chiede cos’è il Pd, io rispondo: il Pd è la garanzia e il motore affinché le cose cambino in meglio. Quello che abbiamo fatto fin qui è stato importantissimo. Abbiamo gestito la pandemia e rafforzato il nostro rapporto con l’Europa che sta cambiando. Tutto questo lo abbiamo guadagnato sul campo. Ora occorre, se intendiamo continuare insieme a dare una guida alla Repubblica, mettere in campo una progettualità e una visione più forte”. 

Con o senza il Movimento 5 Stelle? “Il dibattito su un’alleanza ‘organica’ o ‘non organica’ appassiona pochi e per certi aspetti è incomprensibile. Abbiamo deciso con Italia Viva, Leu e Cinque stelle di governare l’Italia per tutta la legislatura. E’ dunque un’alleanza che ha delle ambizioni politiche e una missione da realizzare. Tale alleanza si verifica ogni giorno nei processi reali. Occorre una maggiore concordia e la rigorosa verifica della bontà delle nostre decisioni. D’altra parte noi l’abbiamo detto mille volte”. “Crediamo al governo, – aggiunge – vogliamo collaborare meglio con i nostri alleati, ma restiamo convinti che è giusto assumersi responsabilità e gestire il potere solo fino a quando tutto questo risulta utile all’insieme della nostra comunità“.

L’intervista di Zingaretti ha subito creato dibattito. Matteo Salvini, con la solita dialettica sprezzante che lo contraddistingue, sostiene che le riforme non siano una priorità. A stretto giro gli ha risposto anche il segretario dem che ha specificato: “Le parole di Salvini sono una conferma che del funzionamento dello Stato e della democrazia non gliene importa nulla. Pensa solo a se stesso”.

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