mercoledì 30 Settembre 2020

“Microimprese, l’occasione unica per riscrivere il futuro”. Intervista a Sergio Silvestrini
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“C’è un meccanismo perverso che va interrotto. C’è una riflessione profonda, un pensiero lungo che va messo in atto. Il prima possibile”. Sergio Silvestrini, segretario generale della CNA descrive un paradosso e lo fa con preoccupazione.

Naturalmente il punto di vista che mette a disposizione è quello delle piccole e medie imprese, una fetta fondamentale della nostra produttività. L’occasione per fare luce sul mondo della microimpresa è la Festa nazionale dell’Unità di Modena dove si è fermato a parlare con “Immagina” del ruolo fondamentale delle piccole imprese per una rinnovata politica industriale.

Lei in un passaggio del suo intervento ha denunciato la miopia di una fetta della politica, a cosa si riferiva?

“Bisogna lasciarsi alle spalle gli antichi rancori, le antiche difficoltà, gli antichi modi di relazionarsi e puntare su uno dei beni primari dell’Italia: le piccole imprese. La ricerca del consenso può farci perdere la bussola e mi rendo conto che spesso si è voluto vedere e raccontare il mondo delle microimprese come un freno”.

Perché c’è questa difficoltà? Si è dato una spiegazione?

“Obiettivamente mi rendo conto quanto sia difficile omogenizzare le piccole imprese. Ci sono quelle che hanno 3 dipendenti e quelle che ne hanno 240. Ci sono esigenze comuni e contemporaneamente grandi differenze. In sintesi serve essere giusti e per farlo bisogna diversificare con un obiettivo comune. Bisogna costruire e promuovere nuove politiche tenendo conto delle oggettive differenze tra micro, piccola e media impresa partendo da una approfondita analisi del tessuto produttivo in Europa”.

Quindi, dove trovare il giusto spunto per la ripartenza?

“Bisogna torcere un pensiero profondo. Uso la parola torcere nel senso che è necessario ribaltare la visione di alcuni che considerano le microimprese come un tessuto economico difficile da gestire per la sua diversificazione naturale. Questa diversificazione è il nostro valore aggiunto. Deve essere la compagine di governo a fare sua questa valutazione. Solo così sapremo utilizzare i 250 miliardi del Recovery Fund per un moderno piano Marshall”.

Il momento è propizio?

“La pietra angolare per una nuova stagione deve essere l’attenzione alle specificità di un mondo, quello della micro e piccola impresa, che genera il 37% del valore aggiunto in Europa e quasi il 50% dell’occupazione. Numeri che in Italia salgono al 48% e al 65%. Serve un cambio di passo su questo rilevante capitolo del futuro”.

Quali sono gli ostacoli da abbattere subito?

“Per far ripartire la crescita dobbiamo estirpare la cattiva burocrazia e riformare il fisco, diventati un ostacolo per le attività economiche. In tempi rapidi dobbiamo definire progetti e un cronoprogramma per impiegare le ingenti risorse che arriveranno dall’Europa”.

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