martedì 29 Settembre 2020

Lo sviluppo delle competenze digitali come via per affrontare la crisi economica
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Quando, il 31 dicembre, ci appresteremo a salutare il 2020 – probabilmente senza alcun rimpianto – realizzeremo il fatto che l’anno che si starà per aprire non sarà il 2021, ma il 2025 tanta è la strada che, sul piano digitale, cittadini e professionisti, genitori e imprenditori, Pubblica Amministrazione ed aziende hanno dovuto percorrere in questi mesi a seguito dell’emergenza sanitaria e dell’impatto che questa ha avuto sugli aspetti personali e professionali di tutti noi.

Si tratta di una strada ancora lunga se la confrontiamo con gli altri Paesi europei: stando al DESI Index, l’indice di digitalizzazione delle società formulato dalla Commissione Europea, la popolazione italiana presenta infatti il più basso livello di competenze digitali, rappresentando un limite all’impatto che iniziative rilevanti condotte nel settore pubblico e privato possono produrre: sebbene il nostro Paese si collochi in una posizione relativamente alta nell’offerta di servizi pubblici digitali (e-government), il loro utilizzo rimane pertanto scarso ed allo stesso modo, le aziende italiane presentano ritardi nell’utilizzo di tecnologie come il cloud computing e i big data senza parlare dell’adozione del commercio elettronico in tempi di ricomposizione delle filiere attorno alle grandi piattaforme come Amazon ed Alibaba.

Per queste ragioni è da accogliere con favore la Strategia per lo sviluppo delle competenze digitali che, un po’ in sordina, è stata pubblicata all’inizio dell’estate da parte del Ministero per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione (MID).

Si tratta di un piano organico che interviene trasversalmente ai mondi della scuola e dell’università, delle imprese e della Pubblica Amministrazione senza trascurare – ed anzi rendendolo il filo conduttore di tutte le attività previste – l’impatto che le competenze digitali hanno sul piano di una cittadinanza libera, attiva e consapevole.

Se l’accesso e la familiarità con le tecnologie digitali hanno presentato – e con forza – la loro rilevanza durante la pandemia nell’ambito del corpo docente e nella predisposizione delle famiglie a rendere possibile la partecipazione alle lezioni online da casa, è altrettanto importante che i limiti presentati su questo fronte dal capitale umano italiano non pregiudichino nè la competitività delle imprese nè la capacità del singolo lavoratore di essere parte di un mondo del lavoro fortemente mutato, in un contesto di progressiva obsolescenza delle competenze e di trasformazione degli strumenti di lavoro e delle conoscenze che sono necessarie per avvalersene.

Sbagliano infatti coloro che, in assenza di grandi aziende big tech nel nostro Paese, giudicano le nostre imprese incapaci di innovare: nella meccanica e nel farmaco, nell’artigianato e nell’agroalimentare, l’innovazione è la leva che consente loro di stare sul mercato e proprio in questo i lavoratori meno in grado di adattarsi ad un cambiamento che ha a che fare con la Rete rischiano di essere più esposti alle difficoltà che la fase successiva all’emergenza sanitaria può determinare. Imprese, Pubblica Amministrazione, mondo delle formazione e associazioni di categoria svolgono su questo fronte un ruolo importante.

Ma è sul piano dell’accesso ai servizi pubblici che stanno diventando sempre più digitali che si giocherà la vera partita che il nostro Paese ha, su questo piano, di fronte a sé: la prenotazione di un appuntamento alle Poste e la prescrizione online di un farmaco da parte del medico non possono rappresentare un ostacolo per le generazioni meno anziane né del resto possono escludere queste ultime: proprio per questo il Servizio Civile Digitale e la collaborazione organica con la Rai sono punti centrali del piano prediposto.

I tempi che stiamo vivendo sono tempi di trasformazione tecnologica, ma l’innovazione non è il cambiamento della tecnologia: quest’ultima evolve per ragioni spesso proprie, indipendenti dal volere di chi se ne serve. L’innovazione è data dalle opportunità che si aprono in virtù delle soluzioni che le nuove tecnologie consentono ed è quindi frutto non di aspetti tecnici, ma organizzativi e culturali: proprio per questo motivo, la Strategia introdotta dal Ministero per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione ha il grande compito di unire i puntini fra le risorse del nostro Paese ed ancor più fra le generazioni di cui esso è composto.


Andrea Boscaro, Partner The Vortex

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