lunedì 18 Gennaio 2021

L’agricoltura di montagna sostenibile e produttiva: una sfida da vincere
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La sostenibilità è l’orizzonte, prossimo futuro, dell’intero sistema produttivo e l’economia circolare rappresenta una modalità di esercizio dell’attività economica, pure se non l’unica, che consentirà il raggiungimento di sicuri risultati. Il consenso su questa sfida si sta allargando a fasce sociali, forze economiche e pubblici amministratori.

E’ in questi giorni in corso il Festival della Sostenibilità promosso dalla Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile (Asvis) che raccoglie ogni edizione sempre maggiori adesioni e approvazione.

Nell’ambito della riflessione in corso emerge il tema dell’agricoltura, considerata sotto molteplici aspetti e funzioni.

In particolare in relazione ai dati che configurano la situazione demografica e quella produttiva di alimenti: nel 2050 la popolazione mondiale raggiungerà i 10 mlrd di abitanti e ben il 75 % vivrà nelle città; queste occuperanno solo il 3 % del territorio, ma l’80% del consumo agroalimentare si realizzerà in città. Si va cioè verso una polarizzazione territoriale sempre più marcata del rapporto città/campagna di cui, per riferirsi al nostro Paese, la presenza dell’animale selvatico – al di là degli episodi dell’avvistamento e contatto con l’orso in Trentino di questa estate -, è ormai fenomeno riconosciuto, diffuso e, per certi versi, irreversibile, come tale oggetto di necessario governo, non di esclusiva analisi ambientalistica.

A tutto ciò si aggiunge la constatazione che il 37 % dei gas serra deriva dalla filiera agroalimentare, cioè dalla produzione di cibo. Si intende dell’intera filiera alimentare, ‘dalla terra alla tavola ‘ evocando la Comunicazione della Commissione della scorsa primavera, denominata ‘from farm to fork‘.

Infine ancor oggi 1/3 del cibo è sprecato pure se si sono fatti passi in avanti decisivi anche a seguito della ‘ legge Gadda ‘ ( l.n.16 del 2016 ) dalla prima firmataria della proposta, on.vle Maria Chiara Gadda. 

Non sono estranei al tema, per concludere, i dati sulla povertà in Italia: 5 milioni di poveri precovid e più 40 % di richiesta di aiuto postcovid.

Un dato allarmante che registra un fenomeno di polarizzazione, in questo caso di redditi che preannuncia, esistono oggi tendenze in questa direzione, altrettanta polarizzazione territoriale: i ricchi lasciano le città nelle quali rimangono i meno abbienti e più bisognosi di aiuto, in particolare per la assegnazione di un pasto giornaliero.

Come si colloca la agricoltura in questo quadro evolutivo ?

L’agricoltura è stata una attività esercitata in diretta sintonia con i cicli biologici naturali di piante e animali secondo un modello che oggi si potrebbe definire di economia circolare ante litteram. Nel corso degli ultimi decenni tuttavia si è consumata una frattura di questo equilibrio. Contestualmente il settore è stato in condizione di soddisfare l’espansione della domanda alimentare attraverso una impensabile capacità produttiva.

Occorre mantenere saldo l’obiettivo della soddisfazione della domanda alimentare affrontando i giganteschi problemi della distribuzione conseguenti alla lettura dei dati sopra riportati, ma è necessario anche avere consapevolezza che comunque i metodi produttivi devono soddisfare in modo sempre più rigoroso e progressivamente diffuso vincoli di sostenibilità.

In questo contesto un’attenzione particolare va posta all’agricoltura di montagna.

L’agricoltura di montagna – in Lombardia la montagna occupa oltre il 40 % del territorio -, rappresenta ancora oggi elemento fondamentale del sistema produttivo e ambientale, in piena e pratica sintonia con gli obiettivi di sostenibilità sopra richiamati assicurando, attraverso la presenza umana, la tutela e la conservazione di tutto il territorio. Una funzione di riequilibrio e di conservazione territoriale che in una Paese come il nostro, esposto al dissesto idrogeologico, è preziosissima. Meno preoccupante forse se ci riferisce alla montagna alpina, ma altrettanto decisiva per il mantenimento di una pianura come fino ad oggi l’abbiamo conosciuta: la grande produzione agricola della pianura Padana trova le sue garanzie in una efficiente manutenzione della montagna alpina.

È però necessario che l’attività agricola, settore eminentemente produttivo, risulti sostenibile non solo dal punto di vista ambientale, ma anche economico. Senza opportunità di reddito non esiste infatti attività produttiva.

Se ne discuterà nel corso del convegno organizzato dalla Casa della Agricoltura, in collaborazione con Unimont Università della Montagna di Edolo (Bs) il 7 ottobre 2020, richiamando anche l’evoluzione del contesto normativo in atto della politica comunitaria così determinante per la agricoltura di tutta Europa e presentando concreti casi di successo (ed anche di impegno) di giovani imprenditori agricoli.

Carlo Basilio Bonizzi è Segretario della Casa della Agricoltura                   

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