domenica 29 Novembre 2020

Manovra espansiva da 39 miliardi: l’Italia torna protagonista
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La manovra finanziaria per il 2021 vale 39 miliardi. È una manovra espansiva, che si aggiunge a quelle varate nei mesi scorsi, come i tempi richiedono.

Durante le crisi economiche bisogna puntellare l’economia in difficoltà: intervenendo nel sociale, riducendo le tasse, immettendo liquidità per i cittadini e le imprese, pensando agli investimenti per ripartire su basi migliori. Questo è quello che fa la nostra manovra e segna una discontinuità netta rispetto al passato, quando si pensava di affrontare le crisi con politiche di austerità che poi, invece, quelle crisi le aggravano.

Ed è una svolta possibile grazie al nuovo ruolo, centrale, che l’Italia ha ottenuto in Europa e al cambiamento di politiche dell’Europa stessa – la svolta più importante – cui il nostro Governo ha contribuito in maniera decisiva. Non a caso, su 39 miliardi ben 17 vengono dal Next generation UE.

E l’aumento del deficit e del debito non incide sullo spread, non si traduce in una spirale negativa con un’impennata dei tassi di interesse, perché l’Italia è tornata a essere considerata un paese serio e affidabile. L’impegno è che presto tornerà anche a crescere, in una maniera nuova cioè coniugando sviluppo ed equità; perché questo è il modo migliore anche per ripagare i propri debiti.

Difatti più di un quarto della manovra è dedicato a scuola e sanità. Sono le due infrastrutture sociali fondamentali del nostro Paese, come il Partito democratico non si stanca di ripetere e come gli eventi tragici di questi mesi si sono incaricati di palesare anche a chi si permetteva di guardare con sufficienza all’importanza di avere una sanità e un’istruzione pubbliche, e di qualità.

Al potenziamento di scuola, università e cultura vanno 6,1 miliardi (di cui 1,2 miliardi destinati all’assunzione di insegnanti di sostegno). Altri 4 miliardi vanno alla sanità, pubblica, a partire dal rafforzamento del fondo sanitario nazionale, con risorse nuove per medici e infermieri e 400 milioni per l’acquisto di vaccini. Questi sono investimenti che non solo curano l’emergenza, nei due settori decisivi, ma che guardano anche al futuro: vale per la scuola, ovviamente, e vale per la sanità, che è un settore ad alta formazione e altissima innovazione, sulla frontiera di un modello di sviluppo orientato al benessere e alla qualità della vita.

Ma guardano al futuro anche gli interventi a favore del lavoro e degli investimenti, quelli messi in campo per combattere le disuguaglianze che imbrigliano il nostro Paese. La manovra ribadisce infatti il cambio di passo verso il Mezzogiorno: per il lavoro, dove viene confermata la fiscalità di vantaggio; per gli investimenti delle imprese, cui è dedicato il credito di imposta; ma anche, fondamentale, per le infrastrutture materiali, sociali, ambientali e digitali, con l’aumento del Fondo di sviluppo e coesione per tutto il 2021-27.

Bisogna spingere il Sud a innovare, difenderne il lavoro, renderlo più attrattivo, perché l’equità e lo sviluppo vanno avanti davvero insieme, perché davvero l’Italia è andata meglio quando anche il Sud andava meglio, mentre è indietreggiata rispetto agli altri paesi quando il Sud è stato lasciato a se stesso.

Il lavoro però non viene aiutato solo al Sud: in questa manovra sono infatti azzerati i contributi per tre anni per tutte le assunzioni dei giovani al di sotto dei 35 anni, in tutta Italia. L’emigrazione dei giovani, spesso con un’alta o un’altissima formazione, è una piaga che affligge l’intero Paese; sono le disuguaglianze generazionali, che colpiscono noi più di ogni altra grande economia d’Europa. E mentre cerchiamo di migliorare l’Italia tutta, di renderla più attrattiva con riforme e investimenti, dobbiamo evitare di perdere le nostre energie vitali. La scommessa sulle nuove generazioni è grande, quindi, dalla scuola al lavoro. Non a caso abbiamo triplicato anche i fondi per il servizio civile.

Complessivamente, con la «Next Generation Italia» per i giovani mettiamo in campo 7 miliardi. Mentre per chi va in pensione vengono confermati l’Ape sociale (per i lavori più gravosi, a carico dello Stato) e l’opzione donna. Per le famiglie e le imprese più in difficoltà c’è anche il rifinanziamento del fondo per gli affitti. Sono, questi, interventi a favore dei più deboli per i quali il PD ha lottato particolarmente: fanno parte del nostro dna.

Ma unire equità e sviluppo vuol dire anche riformare il nostro sistema fiscale: oggi troppo pesante verso chi lavora, troppo leggero nei confronti della rendita; troppo complicato, al punto da diventare regressivo. Per i lavoratori c’è il mantenimento dei 100 euro in busta paga, uno sconto sul cuneo fiscale fortemente voluto dal Partito democratico già prima della pandemia e che ora viene anch’esso consolidato (vale 1,8 miliardi). C’è poi l’assegno unico per i figli, che partirà da luglio 2021 e, riteniamo, contribuirà a fermare il declino demografico dell’Italia, inevitabilmente legato a quello economico (vale 3 miliardi).

Non ultimo, c’è l’avvio di un percorso di riforma fiscale che, a regime, si tradurrà in una semplificazione del sistema e in un alleggerimento delle imposte per i ceti medio-bassi. Sarà una riforma storica, per cui non a caso abbiamo stanziato 8 miliardi a partire dal 2022, e che ci impegniamo a preparare bene, per riuscire sul serio a risolvere una delle grandi storture del nostro Paese. Parte di questo percorso è anche l’eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi, che pure cominciamo a fare con questa manovra, pur tenendo conto della situazione di emergenza. Parte di questo percorso è l’incentivo per chi paga con mezzi elettronici, per scoraggiare l’evasione, attraverso un meccanismo di «cashback» del tutto volontario e che porterà solo benefici: un rimborso per i cittadini pari al 10% degli acquisti, che potrà arrivare fino a 150 euro per una singola operazione. È una manovra espansiva, come si diceva, che vuole impostare anche la transizione fiscale in una logica di esclusivo vantaggio per gli italiani.

Certo, nel frattempo c’è il presente. La crisi non è passata e noi dobbiamo continuare a sorreggere il sistema economico, come abbiamo fatto nei mesi scorsi, affinché nessuno sia lasciato solo. Per i lavoratori c’è la proroga del blocco dei licenziamenti fino al 1 gennaio 2021 come pure la proroga della Cassa integrazione anche nei mesi successivi (una misura che vale 5 miliardi e che è il necessario complemento della prima). Ma ci sono anche 4 miliardi a fondo perduto, risorse nuove, per il turismo e la ristorazione, due settori particolarmente colpiti. Ancora: viene confermato lo stop alle cartelle esattoriali e ai pignoramenti, così come la proroga della moratoria sui mutui. Per le imprese abbiamo stanziato complessivamente 4 miliardi, di cui 1,5 miliardi per attività di internazionalizzazione, il resto per avviare la transizione ecologica e digitale, in attesa che i fondi e i programmi del Nex Generation UE diventino operativi.

Molto c’è ancora da fare, a partire dai programmi che stiamo preparando per il Next Generation UE. E la situazione è difficile, lo sappiamo. Ma la strada, crediamo, è quella giusta: oltre alla tenuta del sistema economico e sociale, puntare sulla sanità e l’istruzione, sulle nuove generazioni, sulla semplificazione del fisco, sulla lotta alle disuguaglianze, sull’innovazione verde e digitale.

In pieno accordo con l’Europa, di cui siamo ridiventati un paese protagonista. Pur nel dramma che stiamo vivendo, torniamo a potere immaginare l’Italia come un paese migliore. Più unito e più moderno. Più giusto.

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