venerdì 24 Settembre 2021

Papa Francesco e Edgar Morin insieme per una nuova fratellanza

Il 27 giugno 2019 Papa Francesco ha ricevuto in udienza Edgar Morin, filosofo francese ateo e libertario. La sintonia tra i due è evidente da tempo. Morin ha definito provvidenziale l’enciclica ‘Laudato sì’. E Papa Francesco ha dedicato un’analisi all’eredità della rivoluzione francese (libertà, uguaglianza, fraternità), nella nuova enciclica ‘Fratelli tutti’, in cui è evidente l’ispirazione dall’articolazione che ne fa da anni Morin nei suoi libri.

Il punto è decisivo per intendere i nessi con una riforma politica che l’enciclica auspica.

Edgar Morin: “Proponiamo una via progressiva, segnata da una nuova politica radicata nella cultura umanista del passato e nella rivitalizzazione dei principi della Repubblica: Libertà, Uguaglianza, Fratellanza. Tale complementarietà comporta degli antagonismi che un pensiero politico deve continuamente gestire dando la priorità ora all’uno ora all’altro di questi termini. Infatti la Libertà da sola tende a distruggere l’Uguaglianza, l’Uguaglianza imposta tende a distruggere la Libertà, La Fratellanza può solo essere stimolata dalla politica e dipende dai cittadini. Ma essa contribuisce all’Uguaglianza e alla Libertà” (Cambiamo strada, Raffaello Cortina editore, 2020, p.82).

Papa Francesco: La fraternità ha qualcosa di positivo da offrire alla fraternità…l’uguaglianza è il risultato della coltivazione consapevole e pedagogica della fraternità” (Fratelli tutti, 103-104).

Io però spero vivamente che il dialogo tra i due possa continuare. L’auspicato sviluppo della fraternità e dell’amicizia sociale che il papa promuove rimane nella sua ultima lettera qualcosa di incompiuto. Ha il valore di un appello e di un’esortazione a tutti gli uomini. Ma questa genericità di destinatari compromette determinazioni concrete.

La riflessione che ci ha consegnato Edgar Morin in questi anni proprio sul tema della fraternità si articola in maniera più precisa ipotizzando la costituzione di quelle che lui chiama “oasi fraterne”: Dobbiamo creare degli isolotti di vita altra, dobbiamo moltiplicare questi isolotti dal momento che o le cose continueranno a regredire e le oasi saranno degli isolotti di resistenza della fraternità, oppure vi saranno delle possibilità positive ed esse diverranno allora i punti di partenza per una fraternità più generalizzata in una civiltà riformata… Dobbiamo creare degli isolotti di vita altra, dobbiamo moltiplicare questi isolotti, o piuttosto queste imbarcazioni, micro-arche di Noè nell’oceano delle incertezze del tempo”. (La fraternità perché?, Ave p. 53-54).

Certo le truppe da mobilitare a Papa Francesco non mancano. Un documento non può affrontare ogni tema; ma è la cosa stessa del testo – i legami fraterni – ad esigere di non sottovalutare il ruolo di laboratorio di fraternità affidato da Cristo alla Chiesa, per illuminare e contagiare in questa direzione il mondo intero. Del resto,non è proprio al soggetto ecclesiale che si rivolge la parola di Gesù evocata nel titolo? “Non chiamate nessuno Maestro… voi siete tutti fratelli” (Lidia Maggi, Corriere del Ticino 19/10/2020).

Le sollecitazioni ai potenti della terra, ai politici e a chi ha responsabilità di governo avrebbero ben altra credibilità.

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