venerdì 27 Novembre 2020

Cosa ci dicono le emissioni di CO2 prima, durante e dopo il lockdown
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Il Covid-19 ha provocato un calo delle emissioni di CO2 senza precedenti storici. Uno studio pubblicato su Nature rivela che nella prima metà del 2020 si è registrata una riduzione delle emissioni di anidride carbonica dell’8,8%, pari a quasi 1,6 Gt CO2, rispetto allo stesso periodo del 2019. Si tratta di un calo superiore a quello causato da alcuni tra i maggiori eventi dell’ultimo secolo: la crisi del ’29, la seconda guerra mondiale, lo shock petrolifero del ‘79 e la Grande recessione. Le serie storiche delle emissioni giornaliere di CO2 rivelano che il tasso di riduzione si è mosso in maniera sincrona con le misure di lockdown.

L’improvviso crollo delle emissioni cinesi corrisponde allo scoppio iniziale della pandemia (-18,4% nel mese di febbraio) e alle rigide misure di isolamento adottate, poi gradualmente allentate nel mese marzo (quando la riduzione delle emissioni è più ridotta e pari a -9,2%). Nel resto del mondo, le emissioni hanno iniziato a diminuire nel mese di marzo e hanno raggiunto i livelli più bassi ad aprile, quando le misure di isolamento hanno riguardato la parte maggiore delle attività produttive e dei trasporti. Ad aprile, quindi, le emissioni negli Stati Uniti si sono ridotte di più di un quarto (-25,4%), così come nell’Unione europea e il Regno Unito (-26,3%) e di misura ancora superiore in Brasile (-31,3%) e India (-44,2%).

Quali settori hanno maggiormente inciso su un calo delle emissioni così importante? I contributi più significativi alla diminuzione globale delle emissioni nel 2020 provengono dal trasporto terrestre (40% della diminuzione totale) e dalla produzione di energia elettrica (22%). Seguono l’industria (17%) e il trasporto aereo (13%), mentre hanno concorso in misura inferiore le spedizioni marittime (6%) e il settore residenziale, che comprende gli edifici privati, pubblici e commerciali (3%). E per quanto riguarda l’Italia? L’iniziativa internazionale di ricerca “Carbon Monitor” fornisce dati specifici per gli Stati e per i settori produttivi, basati sulle emissioni giornaliere.

Emerge che, nel periodo gennaio-agosto 2020, quindi a restrizioni rimosse già da qualche mese, l’Italia abbia sperimentato una riduzione delle emissioni dell’11,8% (25,5 Mt Co2) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, una percentuale inferiore a Spagna (-17,2%) e Germania (-12,8%) e di poco superiore alla Francia (-11,6%). Anche nel caso italiano hanno pesato particolarmente la riduzione delle emissioni dei trasporti via terra (-4,1%) e della generazione elettrica (-3%), oltre che dell’industria (-2,8%).

Tuttavia, come le emissioni si sono ridotte in corrispondenza delle misure di contenimento della pandemia, allo stesso modo sono ritornate a crescere nel momento in cui i provvedimenti straordinari sono stati superati. Secondo nostre elaborazioni sui dati Carbon Monitor, nei mesi di luglio e agosto, in 17 giorni su 62 si è registrato un livello di emissioni globali superiore agli stessi giorni del 2020. Su questo dato, pesa il fatto che la Cina abbia sperimentato un rimbalzo consistente delle emissioni, ponendosi, per la seconda metà dell’anno, su livelli superiori a quelli del 2019. Nei mesi di luglio e agosto, infatti, sono 39 i giorni in cui si è superato il volume di C02 emesse rispetto allo stesso giorno dello scorso anno. Tutti i Paesi sviluppati, inoltre, si stanno riportando rapidamente sui livelli emissivi pre-crisi. Se, infatti, la riduzione delle emissioni legate ai trasporti sembra maggiormente persistente, gli altri comparti, dall’industria alla produzione di energia elettrica, hanno ripreso a ritmo sostenuto sia le attività sia l’emissione di anidride carbonica. Per l’Italia, nei mesi di luglio e agosto sono 27 i giorni in cui la CO2 emessa si è attestata a un livello più elevato rispetto al giorno corrispondente del 2019.

Nel complesso, l’Ispra stima che nel 2020 le emissioni italiane si ridurranno del 7,5% se comparate all’anno precedente. Nel 2019, invece, la riduzione delle emissioni era stata del 2,8%. Per l’alleanza Italy for Climate, la diminuzione delle emissioni di CO2 per effetto delle misure restrittive è prossima al taglio che si dovrebbe conseguire in appena un decennio per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Si consideri anche che negli ultimi anni le emissioni di CO2 sono andate irrimediabilmente aumentando, segnando annualmente un record storico. Si ha la misura, pertanto, della sforzo di decarbonizzazione ed efficienza energetica, in termini di policy e investimenti, a cui devono sottoporsi i Paesi europei, che pure sono più avanti nel disaccoppiamento tra crescita economica ed emissioni e nella riduzione dell’intensità di carbonio dell’economia, e soprattutto Cina e Stati Uniti, affinché si possa frenare la crisi climatica.


Michele Masulli è Research Fellow dell’Istituto per la Competitività (I-Com)

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