venerdì 27 Novembre 2020

“La vittoria di Biden importante anche se di misura”. Colloquio con Gianni Riotta
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Una lunga notte elettorale da un lato all’altro dell’Oceano, risultati in bilico fino all’ultimo voto e il mondo con il fiato sospeso davanti a un epilogo al cardiopalma, degno di una campagna elettorale tra le più difficili e controverse che gli Stati Uniti abbiano mai vissuto.

È lo scenario, per molti versi  inaspettato, nel quale l’America ha eletto il suo  46° Presidente, con un risultato incerto fino all’ultimo voto a causa del testa a testa in alcuni Stati tra quelli ritenuti cruciali per l’assegnazione della vittoria.

Mentre la situazione si va chiarendo e Biden è ormai a un passo da una storica conquista della Casa Bianca, sentiamo per Immagina Gianni Riotta, negli Usa come inviato della Stampa per il racconto delle elezioni.

Dopo il sorpasso di Biden su Trump in Michigan e Wisconsin, due tra i più importanti tra i sette Stati ritenuti decisivi, i Democratici hanno capito che la vittoria era a un passo. Siamo dunque a una svolta?

Le elezioni americane sono come un labirinto, si svolta e si svolta ma poi si rischia di tornare al punto di partenza. Certamente i media italiani che hanno annunciato la vittoria di Trump già nella notte delle elezioni forse dovranno ‘mangiare il corvo’, come si dice qui, e cioè fare un bagno di umiltà. Stiamo ai fatti: sicuramente si tratta di elezioni diverse dal 2016 perché allora Trump a quest’ora stava già insediandosi, mentre adesso è tutto diverso. Biden è ormai a un passo e Trump ha tuittato di brogli e ricorsi, ma sempre meglio aspettare i dati ufficiali.

Questo sul versante elettorale. Che lettura invece sul versante politico? Dalle urne sembra comunque uscire un’America spaccata.

Il giudizio politico è che anche in caso di vittoria di Biden, come dovrebbe essere, possiamo dire che non c’è stato il referendum su Trump che molti si aspettavano. Malgrado la pandemia, che negli Usa ha causato più di 230mila morti, non c’è stata la bocciatura che molti prevedevano. Anzi nei distretti dove ci sono stati più decessi per il Covid Trump va meglio che nel 2016, dunque il dato è che la metà degli Stati Uniti se ne infischia della pandemia. L’altro dato è che in Florida i toni e gli slogan di Bernie Sanders e Kamala Harris hanno dimostrato di non essere amati dalla comunità ispanica, ma allo stesso tempo vediamo che tutte le generalizzazioni fatte sulla politica americana non pagano, perché ad esempio gli ispanici hanno poi sostenuto Biden in Arizona e Nevada.                            Certo con una valanga per Biden si sarebbe aperta una nuova fase, invece se Trump perde per il rotto della cuffia, il suo populismo resta vivo ed egemone nel partito repubblicano,  potrebbe addirittura legittimamente candidarsi alle presidenziali nel 2024.

A proposito di ispanici, alcuni esponenti democratici, come Ocasio-Cortez, hanno criticato il modo in cui il partito si è posto nei confronti della comunità. Hanno ragione?

Io credo che il record mondiale dell’autolesionismo spetti di diritto alla sinistra italiana. Ocasio-Cortez è stata eletta con 105mila voti a New York, dove i dem giocano in casa. Quello che dice è vero lì, però se va fuori dal suo distretto a ripetere le cose che dice lei, ad esempio in Arizona o in Nevada, non funzionerebbero. Questo perché in America per vincere bisogna tenere insieme coalizioni ampie che parlino a tutti.

Ma Trump accetterà il verdetto? Qualcuno ha evocato addirittura un clima da guerra civile.

Non possiamo escludere disordini. Per fortuna non ce ne sono stati ancora di gravi, ma certamente l’atteggiamento del Presidente non aiuta, perché se metti in dubbio i risultati ovviamente stai fomentando. È vero che c’è un clima di tensione, ma allo stato mi auguro che il peggio possa essere passato.

L’altro dato eclatante di questa elezione è l’affluenza al voto. A scrutinio non ancora concluso Biden aveva già superato Obama per numero di voti popolari. Cosa ha mosso gli americani?

Non solo, con 70 milioni di voti Biden sarà il candidato più votato di sempre. E i numeri a favore di Biden in Wisconsin, Michigan e Pennsylvania, gli Stati che hanno trasformato l’andamento delle elezioni,  ci dicono che sono i Democratici ad essere stati premiati dalla maggiore affluenza. Che cos’è che però non riescono a vedere i direttori di talk show in Italia? Che tra vincere o perdere, anche se di misura, c’è la differenza di tutto il mondo. Può darsi che qualcuno si sia illuso che ci sarebbe stata una valanga democratica, ma questo non toglie nulla all’importanza del successo di Biden, perché anche con un vittoria di un soffio alla Casa Bianca ci andrà lui. Quello a cui i Democratici devono pensare è che non hanno vinto al Senato e non hanno fermato il trumpismo.

 

 

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