martedì 2 Marzo 2021

Un welfare dello spettacolo, perché il sipario si rialzerà
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Teatri e cinema chiusi. I palchi dei locali vuoti, le luci spente. Le piazze e le strade silenziose. L’emergenza sanitaria ha costretto il governo a fermare di nuovo un intero settore culturale ed economico, quello dello spettacolo dal vivo, che già ha sofferto terribilmente le limitazioni alla socialità. E dietro questo vuoto e questo silenzio c’erano e ci sono delle persone.

Lavoratrici e lavoratori. Artisti, tecnici e autori del settore audiovisivo e dello spettacolo dal vivo sono stati tra i lavoratori più colpiti dalle misure di prevenzione del contagio, primi a fermarsi, ultimi a riprendere e adesso di nuovo bloccati da questo virus che ci costringe alla lontananza e a rinunciare all’arte e alla cultura.

Per loro, in questi mesi abbiamo cercato di costruire una risposta. In collaborazione con le forze sindacali e associative, ascoltando le assemblee e le proteste immobili nelle piazze, e con l’aiuto di un’indagine conoscitiva promossa in Parlamento, abbiamo scritto a più mani una proposta di legge, che presentiamo nell’urgenza dell’oggi per affrontare problemi antichi.

Per mettere ordine nel disordine, perché i deficit e la confusione nelle regole di questo settore non nascono con il Covid. Si tratta di un sistema che già non garantiva diritti e tutele adeguate per i lavoratori dello spettacolo, e che nel 2020 è letteralmente imploso. Parliamo di professioni frammentate, precarie, intrinsecamente discontinue e legate alla stagionalità degli eventi, fortemente connotate da contratti atipici.

Ce lo raccontava, già qualche anno fa, la ricerca “Vita da artisti”, realizzata dalla Fondazione Giuseppe Di Vittorio, su quali fossero le problematiche burocratiche, reddituali e di mancate tutele a cui andavano incontro i lavoratori dello spettacolo.

Eppure sappiamo che la ricchezza generata dalla cultura va oltre il valore economico, produce un benessere immateriale indispensabile. La cultura fa la differenza fra civiltà e civiltà, fra egoismo e mobilitazione per la solidarietà. Mai come quest’anno ce ne siamo resi conto. Non possiamo allora lasciare senza tutele chi lavora in prima linea per questo tesoro comune.

La proposta di legge Gribaudo-Carbonaro per la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori dello spettacolo vuole sostenere l’arte e lo spettacolo dal vivo andando a creare le condizioni per dare vera sicurezza sociale per questi lavoratori. Potenziamo le tutele per la malattia, ampliamo le possibilità di tutela contributiva, diamo delle certezze nell’assicurazione contro la disoccupazione.

Creiamo uno strumento nuovo, di sostegno e riconoscimento di questi professionisti, che unisce tutela del reddito e qualità della formazione continua. Puntiamo sulla semplificazione amministrativa e fiscale, favorendo l’emersione del lavoro sommerso e lo sviluppo di una riconoscibilità sociale del lavoro nel mondo dello spettacolo.

Lo facciamo con l’intenzione di dare inizio ad una vera e propria rivoluzione per le politiche di welfare del settore, verso quell’universalità di tutele e degli ammortizzatori sociali che abbiamo iniziato a costruire nella scorsa legislatura, con la NASPI, la DISCOLL e lo Statuto dei lavoratori autonomi.

Anche questa emergenza finirà, e si riaprirà il sipario sullo spettacolo dal vivo che anima ogni angolo d’Italia. Ma abbiamo imparato che chi ci lavora non può essere lasciato solo, abbiamo imparato che senza di loro ci sentiamo tutti più soli. Ai professionisti dello spettacolo serve una protezione sociale vera, perché il loro lavoro non è una finzione e i loro diritti devono essere realtà.

Chiaro Gribaudo è vice presidente dei deputati del Partito Democratico e prima firmataria della proposta di Legge sullo spettacolo 

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1 COMMENTO

  1. Proposta interessante, da troppo tempo mancava una regolamentazione chiara ed efficace delle attività artistiche e soprattutto una efficace protezione dei lavoratori in un settore che soffre della stagionalità e soprattutto della discontinuità.
    Nel campo della musica dal vivo, settore cui sono particolarmente interessato, è noto da tempo, ben prima dell’emergenza COVID, il ricorso a forme di lavoro “oscuro”.
    Però questa piaga, che ora con l’emergenza ha colpito proprio gli occasionali, è sicuramente dovuto anche alla complessità degli aspetti formali che permettono di regolare dal punto di vista fiscale (NON previdenziale) la retribuzione delle prestazioni occasionali.
    Per essere più chiaro, oggi emettere una regolare fattura con conseguenti adempimenti (Partita IVA, dichiarazioni varie) richiede il ricorso ad un professionista (Commercialista) perché è troppo facile incorrere in errori anche solo formali che poi però costano cari in termini di sanzioni.
    Sarebbe opportuno provvedere anche ad una semplificazione dell’aspetto fiscale della questione, che permetta di essere in regola senza dover pagare un terzo (il Commercialista ha diritto di essere pagato per una prestazione professionale, ma questo pagamento risulta essere di fatto una tassa occulta per il lavoratore occasionale).
    Penso ad esempio a qualche forma tipo “cedolare secca” o a qualche cosa simile al Voucher (con un altro nome, per non suscitare reazioni ideologiche), per lavoratori occasionali dello spettacolo con reddito da attività occasionali inferiore ad un limite ragionevole, da definire.

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