lunedì 10 Maggio 2021

Il Bilancio Ue può andare avanti anche senza Ungheria e Polonia. La democrazia è più forte
I

È accettabile che leader di regimi illiberali facciano parte dell’Unione europea? È accettabile che capi di Stato che disprezzano la divisione dei poteri, come in Polonia e Ungheria, dove la magistratura è serva dell’esecutivo, siano membri di una comunità politica i cui valori portanti sono la democrazia e il pluralismo? È accettabile che leader con chiara licenza dispotica decidano di soffocare l’attività del Parlamento con la scusa della pandemia, di discriminare chi non si allinea alle decisioni della maggioranza, di considerare ogni minoranza un fastidioso intralcio e le donne un gruppo di gradevoli reginette della casa da riporre al loro posto (in casa appunto)?

Solo questo basterebbe per cacciare l’Ungheria e la Polonia dall’Unione europea; e infatti la procedura di infrazione secondo l’art. 7 del Trattato dell’Unione è stata avviata da tempo e verrà a breve portata a compimento, se non fosse che l’eventuale espulsione, pure contemplata, richiede un voto all’unanimità da parte degli Stati Membri (e qui sta tutto il nostro fallimento come legislatori europei e tutta l’urgenza di modificare i Trattati).

Ma Orban e Morawiecki hanno voluto puntare ancora più alto, sfidare l’Unione laddove nessuno aveva osato arrivare e cioè mettere in discussione il rispetto dello stato di diritto, inserito come condizionalità per erogare i fondi del bilancio europeo e del Recovery fund. Il minimo sindacale che il Parlamento europeo ha chiesto, visto che Polonia e Ungheria ricevono ingenti quantità di finanziamenti da parte dell’Unione europea (rispettivamente 246 miliardi e 48 miliardi nello scorso bilancio pluriannuale, parti consistenti del loro PIL).

Per Orban e Morawiecki tutto questo è semplicemente troppo. Non vogliono intrusioni nelle loro regole interne, non vogliono che nessuno sguardo straniero si allunghi ad osservare se esiste ancora una parvenza di democrazia e se le loro regole sono congruenti con quelle di qualsiasi altro paese europeo; i soldi però li vogliono e subito! E hanno minacciato di bloccare la chiusura del bilancio settennale dell’Unione, il Recovery Fund e naturalmente la riforma delle risorse proprie, causando un terremoto, nel momento in cui i cittadini europei sono in ginocchio per una recessione a due cifre e combattono tra la malattia e in alcuni casi anche la morte.

Ed è sorprendente il silenzio assordante di soggetti come il Partito popolare europeo dove siede Berlusconi e dove siede ancora il partito nazionalista (Fidezs) di Orban, quello appunto dei veti sul bilancio, del filo spinato nei confronti dei migranti e delle leggi antidemocratiche contro giornalisti e media. Mentre Giorgia Meloni, a capo del partito dei Conservatori europei, è addirittura impegnata a difendere il PiS, il partito polacco di estrema destra e ipernazionalista che sta tenendo esso stesso bloccati in fondi per gli Italiani.

Il Parlamento europeo non intende mollare; l’Europa non eroga finanziamenti a mo’ di bancomat, non è un autobus su cui salire solo quando fa comodo: è uno straordinario processo di unificazione politica tra popoli che richiede il rispetto assoluto e rigoroso di valori fondamentali (democrazia, pluralismo, diritti, tolleranza, solidarietà).

Il prossimo 10-11 dicembre si riunirà ancora una volta il Consiglio europeo; e toccherà ancora una volta a Angela Merkel trovare un compromesso per sbloccare le risorse ed evitare che i governi europei perdano la faccia di fronte a tutto il mondo.

Noi d’altro canto come parlamentari europei dobbiamo però fare la nostra parte: chiedere con forza il rilancio della Conferenza sul futuro dell’Europa, per portare a casa almeno la limitazione della regola dell’unanimità in modo da ridurre il potere di veto di chi non potrebbe vietare proprio nulla e invece ricatta, blocca, minaccia, bluffa, gioca con la democrazia.

La democrazia è più forte di chi l’ha in dispregio e il bilancio può anche andare avanti senza Ungheria e Polonia; ma decidiamo una volta per tutte di non cadere più in uno stallo simile che mina alle fondamentale l’infrastruttura europea.

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10 COMMENTI

  1. Elisabetta GUALMINI è brava e determinata, ho sempre condiviso i suoi interventi, una figura preziosa per il ns Partito.

  2. sarebbe importante risvegliare i popoli ungheresi e polacchi sull’importanza della democrazia, un appello forte a considerare l’importanza dell’Europa unita, aperta al mondo e libera da nazionalismi, è necessario guardare al futuro della giovani generazioni.

  3. finché ci sarà il voto all’unanimità per le decisioni importanti, l’Europa non andrà da nessuna parte. O si cambia o non ci sarà futuro. Datevi da fare!

  4. Il problema ovviamente è che i criteri dello stato di diritto non sono definiti in maniera precisa. Non si può costruire un meccanismo sanzionatorio sulla base di principi fondamentali. E’ come se nel codice penale si introducessero regole come “Devi essere onesto” o “Rispetta i comportamenti base della vita sociale” o che si pretendesse che la Francia rispettasse rigorosamente il suo principio fondamentale racchiuso nella formula “Liberté, egalité, fraternité”. Stiamo mascherando sotto degli slogan una serie di assurdità giuridiche e mi stupisce che questo partito non se ne renda conto

  5. Gianni
    E’ assurdo che due stati membri si erogano il diritto di bloccare tutto il parlamento europeo.Addirittura stati che non rispettano la democrazia ,e il plurarismo al loro interno. Se vogliamo che l’Europa sia determinante in alcune scelte strategiche deve essere unita e forte,non divisa come vorrebbero quei stati nazionalisti ,autoritari. Andare avanti anche senza loro con determinazione.

  6. Condivido certamente l’opportunità di riconsiderare la regola dell’unanimità in modo da ridurre il potere di veto, evitando stalli che certamente l’Unione non può più permettersi, soprattutto nelle situazioni di crisi che purtroppo stiamo attraversando. Confesso, però, di nutrire qualche perplessità rispetto all’idea che ‘il bilancio può anche andare avanti senza Ungheria e Polonia’ e ancor di più rispetto all’ipotesi di ‘cacciare l’Ungheria e la Polonia dall’Unione europea’ (che non sarebbe praticabile, appunto, per il richiamato meccanismo del diritto di veto).
    Credo, infatti, che sia fondamentale distinguere i popoli dai ‘leader con chiara licenza dispotica’, se non vogliamo rischiare noi stessi di ‘discriminare chi non si allinea alle decisioni della maggioranza’, finendo per cadere nella stessa propaganda che contraddistingue l’azione di quegli stessi leader. O con noi o contro di noi è un concetto che lascerei volentieri ai sovranisti.

  7. Elisabetta Gualmini è senz’altro una rappresentante del partito più lucida e preparata a cui sono molto legato per il suo modo di esprimersi e per l’analisi degli argomenti sempre precisi ed appropriati.

  8. E’ ora di finirla, chi, pur godendo di benefici economici e finanziari cospicui, non rispetta i principi fondamentali su cui si basa l’UE non può permettersi di ricattare l’Unione , ma deve perdere i benefici ed essere espulso. Va perciò superata la regola dell’unanimità.

  9. Non c’é nulla da aggiungere a quanto illustrato con dovizia di particolari da Elisabetta Gualmini. Occorre che i parlamentari italiani al parlamento Europeo facciano capire a tutti i loro colleghi che queste argomentazioni sono condivise da una larga maggioranza degli italiani e che le posizioni di Salvini e Meloni i favore di Polonia e Ungheria sono da eliminare dall’Europa con tutti i mezzi democraticamente possibili , a cominciare dal voto unanime richiesto per alcune decisioni , che va assolutamente eliminato
    Gianalfredo Scassellati Sforzolini , 7 dicembre 2020

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