venerdì 22 Gennaio 2021

La storia di Ella, bimba uccisa dallo smog. Cosa dice la storica sentenza
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Una sentenza storica. E non solo per il Paese che la emessa. 

Si tratta di un precedente che cambierà il modo di rapportarsi, pensare, combattere l’inquinamento. Per la prima volta la giustizia britannica ha riconosciuto una correlazione tra un decesso e il pessimo stato dell’aria dovuto allo smog.

L’inquinamento atmosferico incide sulle nostre vite e sulla nostra salute e non è semplicemente una questione di limiti e misurazioni.

La bimba inglese Ella Kissi-Debrah è morta all’età di nove anni dopo essere stata in ospedale quasi 30 volte in 3 anni. La piccola soffriva di una grave forma d’asma, ma l’inquinamento atmosferico dell’area in cui viveva a Londra ha contribuito in maniera determinante alla sua morte

La morte della piccola Ella risale al 2013 ma è da allora che la famiglia si batte per vie legali per stabilire effettivamente quali siano state le cause della morte. La bambina è deceduta in seguito ad un attacco d’asma acuto ma lo smog è stato determinante nel peggioramento delle sue condizioni e per questo, per la prima volta nel Regno Unito, l’inquinamento è stato riconosciuto ed elencato ufficialmente tra le cause di morte.

Il verdetto è stato pronunciato ieri di fronte alla corte londinese di Southwark. Ella, figlia di una famiglia di radici africane, spirò prima ancora di compiere 10 anni dopo essere stata ricoverata ben 27 volte in ospedale, a partire dal 2010. Uccisa anche dallo smog, come molti sospettavano da tempo malgrado i familiari – a quanto dichiarato in tribunale – non fossero mai stati messi a conoscenza della minaccia rappresentata dall’aria malsana di quella zona sui polmoni già tanto cagionevoli della figlia.

 

Cresciuta in una casa di South Circular Road, nell’affollato sobborgo di Lewisham, ai margini sud-orientali della metropoli, Ella Kissi-Debra si arrese all’ultimo attacco di asma dopo un calvario ospedaliero di corse al pronto soccorso, ricoveri e dimissioni. Un destino a cui – riconosce ora nero su bianco il coroner – l’inquinamento diede un tragico “contributo materiale” concreto.

A smuovere le acque dell’indagine è stata dapprima una perizia medica affidata al professor Stephen Holgate secondo la quale la vita di Ella rimase per mesi “sull’orlo del baratro” prima dell’attacco fatale.

E su questa base il magistrato inquirente Philip Barlow, coroner aggiunto della corte di Southwark, ha potuto chiudere il cerchio.

Dopo due settimane di udienze ad hoc, ha stabilito, “sono giunto alla conclusione che Ella morì di asma”, ma che a questo esito contribuì “un’esposizione eccessiva all’inquinamento dell’aria”. Fra le cause del decesso, il coroner elenca quindi formalmente, enumerandole nel certificato di morte, “uno scompenso respiratorio acuto; una forma severa di asma; l’esposizione all’inquinamento”.

La madre della bambina, Rosamund, e due fratelli di Ella hanno assistito alla lettura di un verdetto che secondo i loro avvocati rappresenta una novità inedita nella storia della giustizia britannica, “e forse mondiale”: un precedente in grado di fare giurisprudenza nel diritto anglosassone.

“Le dovevamo questo atto di giustizia, lo meritava”, ha commentato con la voce rotta dopo l’udienza finale Rosamund Kissi-Debrah, ripensando a quella sua bambina morta senza poter respirare. “Finalmente – ha ripreso – sul suo certificato di morte c’è scritto che morì anche per l’inquinamento dell’aria. È giusto per lei, ma speriamo possa servire ad altri bambini che camminano ancora fra lo smog di questa città”.

Un precedente destinato a fare giurisprudenza nel diritto anglosassone. E non solo.

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