martedì 2 Marzo 2021

L’isolamento di Londra. Tra “variante inglese” e Brexit senza accordo, il Regno è sull’orlo del caos
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“La situazione è fuori controllo, è il caos, per fortuna siamo riusciti a partire”, dicono gli ultimi passeggeri in arrivo da Londra a Fiumicino prima che scatti la serrata dei voli tra Italia e Regno Unito. La nuova variante del coronavirus SARS-CoV-2 sta mandando in tilt la Gran Bretagna. E soprattutto la sta isolando come non mai, accelerando un processo che in realtà è in atto da tempo, ma che, a causa del Covid, sta assumendo toni quasi apocalittici.

Al momento, come riporta il Post, citando un calcolo di Politico, i paesi che hanno introdotto restrizioni agli spostamenti da e per il Regno Unito sono almeno quindici: fra questi ci sono soprattutto Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi e Belgio. Una decisione ritenuta inevitabile dai diversi governi (la “variante inglese” preoccupa e la prudenza, ormai, è ritenuta una fattore imprescindibile nella gestione della crisi), ma che, combinata con una altro avvenimento di cui si sta parlando troppo poco, potrebbe avere effetti devastanti per l’economia e la stabilità della popolazione.

Parliamo dell’uscita definitiva del Regno Unito dall’Unione Europea, che avverrà il primo gennaio del 2021. Tra dieci giorni. E in un momento in cui ci sono diverse associazioni di categoria che dicono di temere addirittura che l’interruzione dei collegamenti possa avere conseguenze dirette sui rifornimenti dei supermercati, è chiaro che la confusione potrà solo che crescere, anche dal punto di vista della tenuta finanziaria. Soprattutto perché lo spettro del no deal – l’uscita senza accordo tra Londra e Bruxellese – è assolutamente reale.

Già nei giorni scorsi, in tutto il Regno, le code per l’approvvigionamento di beni essenziali e non davanti a negozi e supermercati si sono andate via via intensificando e tutto lascia presagire che i prossimi giorni sarà pure peggio. E la hard Brexit, tanto agognata da politici irresponsabili che hanno fatto di tutto per esacerbare i rapporti con l’Europa, accendendo una miccia nella popolazione britannica che non sono più stati in grado di controllare, pende ora come una spada di Damocle sul governo di Boris Johnson, sul Parlamento di Westminster e, soprattutto, sui cittadini.

Domenica sera il termine imposto dal Parlamento europeo per esaminare e approvare un compromesso è scaduto. Quindi, a meno di improbabili sorprese, un eventuale accordo potrà entrare in vigore solo in via provvisoria oppure, come riporta ancora il Post, ci sarà un breve periodo di “no deal controllato”, finché il Parlamento Europeo non si riunirà per ratificare l’accordo.

E’ una situazione davvero surreale. Riavvolgiamo il nastro e torniamo indietro di un paio di decenni, alla “Cool Britannia”: terra promessa di tutti i fermenti culturali del continente, porto sicuro per innovatori ed eccellenze scientifiche di tutto il mondo, locomotiva globale in cui ognuno poteva trovare la sua strada e sviluppare le proprio idee. Poi apriamo gli occhi e guardiamo a cosa stiamo assistendo oggi. Sembra incredibile. Bad time is now, bad time is coming.

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