martedì 2 Marzo 2021

La Marcia su Washington
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Mentre arrivava sugli schermi, nella notte italiana, la notizia di una donna morta negli scontri al Senato di Washington, notizia terribile e sconvolgente per la democrazia americana, e per tutti noi, Antonio di Bella, corrispondente della RAI, veniva cacciato da un manifestante trumpiano, che urlava Fake News, Fake News, ed era costretto ad interrompere il collegamento con Linea Notte del Tg3 davanti al Senato americano, come molti altri giornalisti nello stesso momento.

Tutto questo pochi minuti dopo la fine dell’occupazione violenta del Palazzo della Democrazia americana. Un evento mai accaduto.
Il sedicente popolo di Trump, frequentato anche da giovanotti che vestivano le magliette dei negazionisti di Auschwitz, alcuni dei quali armati, aveva appunto assaltato e occupato l’aula e gli uffici dei Senatori e dei Deputati, attaccando le forze dell’ordine, probabilmente sparando, e appunto assalendo chi esercitava il diritto di cronaca. Uno svolgimento che seguiva proprio il copione del perfetto assalto in stile fascista, come fu per la Marcia su Roma, che non arrivò ad assalire il Parlamento perché il Re Vittorio Emanuele III cedette alle pressioni ed incaricò Mussolini di formare il governo, o come fu per molti altri assalti ai palazzi del potere nella storia.

Solo poche ore prima, il Presidente, o da poco ex Presidente Trump, un uomo che ha appena perso decine di cause per sedicenti truffe elettorali portate sino alla Corte Suprema, la cui composizione in questi anni era stata da lui curata in particolar modo, aveva appena arringato la folla in un comizio, sostenendo, sapendo di mentire, che la vittoria elettorale gli era stata rubata.
Nessuna prova di truffa, neanche in una sola contea a guida repubblicana è stata mai portata. Da lui si sono ormai dissociati i Presidenti repubblicani, il suo vicepresidente, il segretario di Stato, i capigruppo repubblicani al Congresso. Tutti noi abbiamo ascoltato un’intercettazione telefonica, mai smentita, in cui chiede al segretario di Stato della Georgia di falsare i risultati.

Ma lui, come un caudillo qualsiasi, non come la guida della più importante potenza mondiale, anche nel messaggio in cui chiede ai suoi di riportare la calma, dice: “Abbiamo avuto un’elezione rubata”. Negare sempre la realtà, questa la tecnica mai invecchiata dei demagoghi e dei populisti di ogni tempo. La verità deve essere quella del leader, non altra. Lui deve interpretare i bisogni del popolo, fornire le risposte e spiegare la realtà.
Molti di noi hanno pensato alle immagini dell’attacco del Colonnello Tejero al Parlamento spagnolo ieri. Ma qui c’è qualcosa di più. C’è la plastica rappresentazione di dove possa portare il populismo. Quell’immagine del ”popolo” che irrompe nel “palazzo”, che prende il posto della “casta”, delle “elites”, che si siede sulle poltrone del potere, che fa evacuare i parlamentari.

Questo alla fine è l’esito, segnato, di ogni populismo. Negli USA o in Europa non cambia.
Negare la realtà, sostenere sempre che i media ti raccontano solo balle, sostenere sempre che gli avversari sono usurpatori, dichiarare delle verità anche contro la scienza, illudere il popolo che ogni volontà del capo carismatico, a prescindere dalle leggi, può essere realizzata, perché lui interpreta direttamente, senza bisogno di mediazioni la volontà del “popolo”, inteso come entità unica e indivisibile.

Ieri abbiamo visto immagini che non dimenticheremo. Sarà bene che non le dimentichi nessuno, nessuno che viva in democrazia e che casomai immagini che la sua democrazia sia per sempre.
La democrazia è essenziale e allo stesso tempo fragile, ma la democrazia non è la dittatura delle maggioranze, dobbiamo ricordarcene sempre, quando siamo maggioranza e quando siamo minoranza, quando condividiamo le idee di chi è stato scelto per governare e quando non le condividiamo, la democrazia vive di un equilibrio tra poteri diversi, necessità di bilanciamenti ed indipendenza tra i poteri. Il che è tutto quello che odiano gli uomini che vorrebbero essere soli al comando, o detenere poteri assoluti.
Tutto il resto è un pericolo mortale. La Storia del ‘900 dovrebbe avercelo insegnato, adesso ce la insegna anche quella del 2000.

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