domenica 28 Febbraio 2021

L’eredità della pandemia
L

Quasi ad un anno dalla prima deliberazione parlamentare riguardante la dichiarazione dello stato di emergenza per effetto del Covid-19, l’Italia ed il Mondo intero si trovano ancora sotto gli sferzanti effetti di una tenace pandemia.
Sebbene la somministrazione dei primi vaccini lascia intravedere una prima luce o meglio, da uno spiraglio, permette di scorgere la fine dell’emergenza sanitaria, è inevitabile oggi riflettere sulle conseguenze economiche e sociali che la gestione dell’emergenza corona virus ci lascerà in eredità.

Se prima della pandemia le società occidentali, più precisamente le loro opinioni pubbliche, erano in preda allo smarrimento dovuto alle vicissitudini economiche causate dalla crisi immobiliare, bancaria e in seguito dei debiti sovrani successiva al 2008, nel 2021 lo stato di tale smarrimento non sembra essersi attenuato.

Gli avvenimenti di Capital Hill degli scorsi giorni hanno sancito definitivamente il pericolo che si corre in una democrazia liberale quando a favore del vento populista si naviga a vista pur di restare in testa alla corsa senza seguire una precisa rotta.
L’effetto moltiplicatore di diffusione di opinioni buone e cattive tipico dei social networks, ha mostrato nella seconda fattispecie il lato attualmente più pericoloso del mondo dell’informazione libera priva di autorevolezza e di veridicità. Il diffondersi sempre più marcato di teorie politico sociali che vertono sempre più su assurde cospirazioni rappresentano ad oggi un nuovo nemico per la tenuta della democrazia.

Da qui l’accorato appello ad astenersi da posizioni estreme ed ad abbracciare più miti opinioni da tutti coloro che le opinioni altrui influenzano e aiutano a formarsi.
Facendo un bilancio economico, inoltre, è possibile ritenere sicuramente Next Generation EU una grande opportunità per l’Italia e l’Europa tutta. Un rapporto debito-pil al 160 percento zavorrerà la finanza pubblica Italiana a lungo nei prossimi decenni a tal punto da far ritenere indispensabile l’accesso ai fondi del recovery found. Tuttavia altri campanelli d’allarme non possono che fare destare i più accorti. In un mondo post industriale, dove i servizi, la finanza il mondo del digitale rappresentano una larga fetta del PIL mondiale è caratterizzato dal fatto che gli schemi del passato, in termini di cicli economici di crescita sviluppo e decrescita sono saltati. Da questa constatazione e dallo stato di incertezza in cui il piano sui fondi europei sembra essere impregnato il maggiore sconforto. Il rischio è di ritrovarsi tra meno di un decennio con il fallimento del piano di investimenti Europeo in Italia e non solo probabilmente, con una situazione più esplosiva in termini sociali di quella post 2008.

A tutti il compito di far sì che le cose volgano al meglio, che le considerazioni sopra scritte siano viste un giorno come un eccesso di allarmismo.

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