giovedì 25 Febbraio 2021

Il nostro protagonismo in un tempo nuovo
I

Riportiamo integralmente la lettera del segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti, pubblicata dal quotidiano “La Repubblica” in data mercoledì 17 febbraio


L’Italia è in buone mani. Il governo Draghi rappresenta una grande scommessa. Il Pd lo sosterrà con impegno e lealtà; con i suoi contenuti programmatici e con i suoi ideali e valori. Draghi è una grande personalità italiana, europea e internazionale. È rispettato nel mondo politico, così come è riconosciuto dalle grandi forze economiche e imprenditoriali di tutto il mondo.

È stato messo a disposizione della Repubblica dal Presidente Mattarella. Che per questo va ringraziato. È stata la risposta, e poi la soluzione, di una crisi improvvisa, non giustificata e che poteva con ogni probabilità trasformarsi in una drammatica avventura. L’esito positivo è stato possibile, vorrei ribadirlo senza alcun compiacimento o presunzione, grazie al sostegno dell’insieme delle forze che hanno sostenuto il precedente governo. L’aver mantenuto l’asse unitario tra il Pd, i 5 Stelle e Leu, che fino all’ultimo ha tentato di dare basi più ampie e solide al Conte II (già forte della fiducia nei due rami del Parlamento) ha permesso con più facilità, convinzione e naturalezza di portare attorno a Draghi l’insieme del campo democratico.

Questa unità rappresenta il punto di appoggio più solido e credibile per l’esperienza di direzione del Paese, appena avviata. Ha impedito che essa scivolasse verso la destra o forme di sovranismo e populismo che in ventiquattro ore hanno preteso di trasformarsi in un inedito slancio europeista.

È vero che tutto ciò che si muove in direzione positiva in politica va raccolto e preso sul serio. Ma solo il tempo potrà dimostrare la credibilità e la sincerità di una così improvvisa conversione. E poi lo stesso Pd, in un quadro di divisione, sarebbe rimasto isolato e alla fine inerme. Privo di quel patrimonio politico e di alleanze che esso stesso ha contribuito a costruire nel corso di un anno e mezzo di governo che, pur tra qualche ritardo ed errore, ha dato all’Italia risultati positivi. Collocandola saldamente sui binari europei. Affrontando la pandemia con la scienza e non con i pregiudizi. Ricucendo le ferite sociali ed economiche aperte nelle parti della società più colpite dalla crisi. Conquistando le risorse necessarie grazie al Recovery Fund, per riaprire una speranza di crescita, con un nuovo modello di sviluppo ecologico e digitale.

Nessuno inoltre dimentichi mai che viviamo in un sistema politico fondato su sistemi elettorali maggioritari, per l’elezione del Parlamento, Regione e dei Comuni, e un partito che vuole cambiare non può non avere una credibile proposta di Governo.

Noi dunque ci siamo. Non ci tiriamo indietro, anzi ci impegneremo con tutte le nostre energie affinché il nuovo governo sia in grado di operare con serenità ed efficacia. Ci siamo, consapevoli di essere una forza riformista fondamentale della democrazia italiana, sulla quale poggia gran parte del sistema politico, democratico e istituzionale. Già negli eccessi polemici di queste prime ore si conferma la necessità assoluta, in una nuova maggioranza così variegata, di sopire le asprezze inutili, il ping-pong delle dichiarazioni, la miseria delle “visibilità”.

Avremmo preferito una coalizione a sostegno di Draghi più coesa. Non è stato possibile. Per questo occorre definire un programma essenziale di cose da fare per, immediatamente, sottolineo immediatamente, mettersi al lavoro sui drammatici problemi delle persone, dei lavoratori, delle imprese.

La forza del Governo Draghi e il suo successo saranno misurati sui risultati concreti. Le priorità del PD le abbiamo individuate chiaramente. Fermare la pandemia. Vaccinare il maggior numero possibile di cittadini. Creare lavoro e quindi spendere presto e bene le risorse europee, aprendo una nuova stagione di investimenti con progetti puntuali, fattibili, concentrati su programmi che garantiscano la crescita e la qualità, in un contesto di fortissima competizione mondiale. Garantire politiche attive nel campo dell’occupazione, evitando che la fine del blocco dei licenziamenti diventi una tragedia sociale non più gestibile. Promuovere un piano per l’occupazione femminile. Lo abbiamo detto: ci batteremo per il lavoro, la scuola e nuove infrastrutture sociali, tasse più giuste.

Su questi temi occorre generosità e lealtà da parte di tutte le forze politiche che sostengono il nuovo presidente del consiglio. E siamo sicuri che Draghi saprà definire i contorni di una proposta efficace e di alto livello per “Affrontare il presente. Preparare il futuro”. Come proprio lui ha detto.

Circoscrivere il più chiaramente possibile la missione dei prossimi mesi, da una parte significa non risparmiarsi nell’azione dell’oggi, e dall’altra la consapevolezza che tuttavia nella società italiana il Partito Democratico rimane per il futuro nettamente alternativo alla Lega e all’insieme della destra, non solo politicamente ma per valori e visione del mondo. Per questo motivo farà valere in Parlamento la propria forza e quella dell’insieme del campo democratico, che dovrebbe rimanere responsabilmente unito, nel confronto parlamentare. Con l’obiettivo di far rispettare gli impegni assunti con il presidente Draghi e per affrontare altri temi che si dovessero presentare.

La crisi, ora risolta, ha avuto diverse scaturigini. Avremo il tempo di approfondirle per comprendere anche la nostra rotta del futuro. Non sfugge a me che è stata mossa anche dall’obbiettivo di destrutturare il sistema politico italiano. Di colpire un’esperienza prettamente politica che il Pd aveva messo in campo per definire una chiara alternativa alla destra. Per rendere più incerti i confini tra la destra e i democratici.

Draghi, la sua forte personalità è una premessa che tutto ciò non accadrà. Ma la garanzia fondamentale sta soprattutto nella funzione del Pd, e della buona politica. Ecco perché nel tempo necessario per affrontare le emergenze della crisi ed impedire che il nostro paese sia gettato nel precipizio, noi dobbiamo far compiere un passo in avanti al sistema democratico, al rinnovamento dei partiti, al valore insostituibile della politica.

Non dobbiamo accettare che questo passaggio diventi la sconfitta della politica. Semmai un richiamo all’esigenza di migliorarla e di farla tornare in campo più forte e credibile.

Non è facile. Ma che altra strada può esserci?

Il Pd si muoverà con un doppio passo: stare senza riserve e con l’”ansia del fare” a sostegno del lavoro di Draghi, proponendo tuttavia, nello stesso tempo, un confronto parlamentare costituente. Per lavorare insieme a quelle riforme istituzionali ed elettorali necessarie a rendere più stabile e rappresentativa l’impalcatura della democrazia italiana ed anche la sua forma di governo.

Inoltre dovrà essere, quello dei prossimi mesi, il tempo di un rinnovamento, di una ripresa di iniziativa politica nelle città per lo sviluppo sostenibile e inclusivo e la difesa delle persone più fragili, di un potenziamento, di una ricerca aperta e da concludere sul profilo dei democratici. In questi 24 mesi di segreteria, 14 sono stati sotto la pandemia, con vari e diversi appuntamenti elettorali. Ora è il tempo di ricostruire una visione unitaria del futuro, ricostruire un radicamento sociale dei democratici e del nostro campo, di rilanciare strategie chiare sulle quali costruire alleanze per far vincere i nostri contenuti.

In questo ultimo anno c’è stata grande unità all’interno del partito. E di questo ringrazio tutti. Ma è evidente che ci sono anche letture diverse su ciò che è accaduto e intenzioni diverse su ciò che dovrà accadere.

Questa è una ricchezza. Non è un pericolo.

Credo di portare, dopo un anno e mezzo di lavoro da segretario, un partito più forte e politicamente determinante e centrale a questa discussione sincera e di fondo. Dopo la sconfitta del 2018 il Pd era isolato, diviso e largamente inviso all’opinione pubblica italiana.

Abbiamo fatto passi in avanti. Abbiamo costruito un sistema di alleanze. Siamo stati protagonisti di un’esperienza di governo positiva. Abbiamo garantito innanzitutto noi un rapporto con l’Europa. Abbiamo imposto principi di uguaglianza, la solidarietà e l’inclusività nel mezzo di una terribile e inaudita tempesta sociale ed economica. Abbiamo ricostruito un’empatia con i cittadini che ci ha fatto aumentare stabilmente i consensi. Siamo tornati a vincere, in uno sforzo che non si può dimenticare, molte Regioni italiane e molti comuni che erano considerate perdute. Abbiamo anche rivitalizzato una rete di esperienze amministrative, civiche, associative e di impegno sociale che sono il sale di ogni ripresa democratica duratura, radicata, riconoscibile e riconosciuta.

C’è una nuova leva di militanti, dirigenti, sindaci e amministratori che sono una immensa risorsa e una vera potenza per il PD ora, da valorizzare perché essa ci rende davvero unici.

Su l’idea di un partito di donne e di uomini, e del valore delle differenze c’è stato nella formazione del Governo una brutta battuta d’arresto di un processo che anche grazie alla rinata Conferenza delle Democratiche da mesi avevamo aperto per cambiare il partito e la sua natura. Su questo, insieme, donne ma soprattutto gli uomini dobbiamo riflettere su come cambiare, producendo fatti e interrogandoci sui nostri limiti.

Ma siamo protagonisti e in campo, forse proprio per questo veniamo così attaccati. Qualcuno spera che si aprano lotte fratricide e risorgano antichi vizi. La pacatezza, la serietà e la sobrietà vengono scambiati per mancanza di forza.

Ma la forza è una dimensione densa e duratura che si dispiega nel tempo e porta frutti concreti. Se essa viene bruciata nel lampo di una singola azione eclatante, in verità dimostra di essere disperata e vuota, piuttosto che in grado di fare le cose che servono, passo dopo passo.

Ma poco importa.

Ora il Pd ha davanti la prova importante delle amministrative in tantissime città italiane. Decideremo insieme, caso per caso, come affrontarle. Verificando l’unità del campo democratico e aprendoci ad ogni contributo politico e civico che può aiutare a vincere, soprattutto nel turno decisivo dei ballottaggi. E poi abbiamo di fronte, per le cose che ho detto, l’impegno di un confronto strategico sulle prospettive della nostra comunità. Ripeto: il Pd è vivo. Nelle condizioni date lo abbiamo traghettato su una sponda solida e giusta. Ora il 13 e 14 marzo avremo l’assemblea nazionale. È il momento di una ripartenza che deve trovare convinti tutti i nostri iscritti sulla strada da intraprendere.

Si deciderà nell’assemblea cosa fare e come impostare in maniera adeguata da protagonisti il rilancio dell’iniziativa in questo nuovo scenario, e aprire una fase nuova.

L’importante è che tutto ciò non sia una povera contesa interna, ma l’occasione per noi e per tutti coloro che ci osservano con attenzione e che vogliono contribuire al nostro destino, di stare in campo con agio e libertà. Pensiamo all’Italia, al noi e mai più all’io.

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4 COMMENTI

  1. E’ una crisi difficile. Da un lato, il governo Conte aveva ottenuto risultati importanti, pur fra mille difficoltà: ha gestito abbastanza bene la pandemia (altri Paesi hanno avuto molti più problemi: l’Inghilterra, in certi periodi la Francia, la Spagna ecc.); ha difeso abbastanza bene la coesione sociale (altri Paesi hanno le rivolte di piazza, ecc.); ma soprattutto ha ristabilito un rapporto di reciproca collaborazione con l’Europa, e ottenuto la maggiore quota di finanziamenti del Next generation fra tutti i Paesi d’Europa. Difficile pensare che un governo di sovranisti avrebbe ottenuto questi risultati. Dall’altro lato, una sfida così grande come il Recovery Plan aveva bisogni di competenze maggiori, come quelle che può portare Draghi.
    Il PD ha sicuramente recuperato credibilità rispetto al 2018. L’importante è che rimanga unito e migliori sempre più la sua organizzazione in senso democratico e partecipativo. Io credo che Zingaretti abbia fatto la sua parte (e lo ringrazio), ma occorre più impegno da parte di tutti.

  2. Mi preoccupa l’accordo parlamentare strutturale con Leu e 5 stelle. Secondo me quest’accordo appiattisce l’iniziative del PD verso posizioni che possono non essere condivise. Personalmente sono nettamente contrario ad un accordo strutturale con Leu e 5 stelle per le prossime elezioni amministrative.
    Massimo Berti

  3. Il PD, appoggiando Graghi, ha fatto l’unica scelta possibile dopo le dimissioni del Presidente Conte, ma non nascondo la difficoltà di accettare di essere in compagnia di Salvini e Berlusconi. Condivido il giudizio positivo sull’operato del Governo precedente che ha dovuto affrontare una pandemia inattesa e devastante. Per favore, una richiesta: cercate di rimanere compatti, evitiamo critiche reciproche e contestazioni su cui i giornalisti si buttano a capofitto per accusarci di litigiosità, divisioni e inconcludenza. Alle compagne, lasciate in ombra, dico tutto il mio appoggio, ma anche di continuare a lavorare come hanno sempre fatto con abnegazione e competenza.

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