giovedì 25 Febbraio 2021

Gli obiettivi sulle infrastrutture sono chiari. Con il nuovo Governo bisogna accelerare
G

“Alcuni pensano che la tragedia nella quale abbiamo vissuto per più di 12 mesi sia stata simile ad una lunga interruzione di corrente. Prima o poi la luce ritorna, e tutto ricomincia come prima. La scienza, ma semplicemente il buon senso, suggeriscono che potrebbe non essere così”, queste parole di Draghi espresse durante il suo intervento al Senato, sono tanto vere e drammatiche, non dimentichiamole, perché in esse, c’è tutta la realtà, ma anche la speranza di dover ricominciare una nuova storia.

Alcune cose, quando tornerà la luce, saranno le stesse e sono le nostre infrastrutture inadatte alla crescita economica, culturale e sociale del Paese che si avvierà verso una Nuova Ricostruzione. La ripresa del Paese passa attraverso proposte concrete ed ambiziose, deve rispondere alle caratteristiche stabilite in seno all’Unione europea, enunciate dal precedente Governo e confermate dal Governo Draghi: sostenibilità ambientale, innovazione, digitalizzazione, equità sociale, di genere e generazionale e territoriale, salute, cultura, infrastrutture per la mobilità sostenibile. I nostri contributi al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza in un ambito ampio che tocca punti cruciali senza dei quali, sarà vano ogni sforzo e ogni progetto che vada verso le indicazioni della Unione Europea a cui non possiamo sottrarci.

– Sviluppo della rete stradale

– Sviluppo della portualità

– Rigenerazione urbana

– Trasporto pubblico locale

– Sviluppo del trasporto aereo

– Formazione delle risorse umane e preparazione tecnica diffusa

– Fonti energetiche

– Riciclo di rifiuti

– Transizione ecologica

– Decreto semplificazioni e nuove regole per appalti e subappalti

– Banda Ultra Larga

L’Italia ha accumulato negli anni un deficit infrastrutturale in tutti i settori sopra citati, andando ad occupare nella classifica dei Paesi UE, la fascia più bassa.

Il principio guida deve essere quello di equità e giustizia potenziando strutture e servizi per ridurre le esistenti disuguaglianze territoriali (ad esempio è  ingiusto che: uno scolaro di un piccolo comune o un lavoratore di un agglomerato industriale lontano dai centri urbani non possa accedere ai servizi della banda ultra veloce; un cittadino non possa raggiungere in tempi ragionevoli con mezzi pubblici sia località turistiche sia centri direzionali di rilievo nazionale; un cittadino che vive in periferia sia penalizzato rispetto chi risiede nel centro città in termini di servizi per la qualità della vita,…).

La “cura del ferro”, ossia il trasporto di massa elettrificato sicuro e sostenibile, appare quindi fondamentale e da perseguire con estrema forza partendo dal presupposto che debba diventare un diritto di ogni cittadino italiano poter accedere ad una stazione ad Alta Velocità con uno spostamento inferiore ad un’ora come pure poter disporre in ambito urbano di adeguati mezzi rotabili  a ridotta emissione di CO2. La percorribilità stradale del nostro territorio è fondamentale per la nostra sicurezza, ma è indispensabile anche per la crescita della nostra industria, le nostre imprese ed è un forte attrattore per investimenti stranieri e per tutto l’indotto del turismo. Ricostruire il Paese significa dare al Paese tutte le infrastrutture efficienti e moderne di cui necessita.

La rete stradale va rinnovata, soprattutto la rete delle strade regionali, provinciali e statali. Costruite in anni ormai lontani dalle nuove normative antisismiche e poco adeguate alle esigenze del cittadino moderno. Aggiungendo dove è possibile e sicuro, ciclovie ovunque. Sappiamo quanto il dissesto idrogeologico colpisce il nostro fragile territorio, ma sappiamo che questi processi di degradazione, possono essere attenuati o annullati con processi corretti di prevenzione.

Costruire nuove ferrovie, nuove strade si deve, ma con la cultura del nuovo millennio, nessuno spreco del territorio sarà tollerato, nessun elemento innovativo nelle costruzioni sarà inapplicato.

La ricerca e l’utilizzo verso gas puliti, come ad esempio l’idrogeno rinnovabile devono contribuire alla  transizione ecologica. Le infrastrutture devono accompagnare una mobilità sostenibile, dunque verso la de carbonizzazione dei trasporti. Ogni Progetto legato al carbone e lignite, sarà osteggiato.

Poi risorse e risorse per la manutenzione. Una nuova cultura dovrà condizionare le nostre amministrazioni pubbliche, quella della “cura” permanente, per ogni opera pubblica.

Con lo stesso processo sistematico-culturale, bisognerà lavorare sulla rigenerazione urbana. Non solo accelerazione degli interventi strutturali e di ricostruzione urbana in seguito ad eventi sismici o disastri ambientali, ma politiche di rigenerazione di interi quartieri residenziali su cui bisogna intervenire per riqualificarli. Riqualificazione dal punto di vista architettonico, urbanistico, di mobilità sostenibile, intervenendo con criteri innovativi sulla qualità dei materiali edilizi e sul risparmio energetico. L’obiettivo sarà quello di ripopolare le aree dismesse e di dare, a quella che è spesso edilizia popolare, nuova attrattività e nuova vita. Negli anni Settanta la rigenerazione urbana riguardò i centri storici, diventati in buona parte grandi attrattori turistici che hanno sviluppato tra l’altro, un indotto economico importante. Gli anni Ottanta hanno lasciato incompiuto l’obiettivo di rigenerazione di aree industriali dismesse, a cui ancora oggi bisognerà dare risposte adeguate e intendiamo farlo, intervenendo sia sulla legislazione (permessi a costruire per esempio) che su un nuovo approccio culturale verso aree inconvertibili alle nuove economie che il mercato domanda.

Transizione ecologica, il tema cruciale è quello dei rifiuti, per raggiungere il 65% di riciclaggio e la riduzione al 10% della discarica entro il 2035. Occorre realizzare impianti per il riciclo e tutto quello che non può essere riciclato deve essere utilizzarlo per la produzione di energia. Ma bisogna produrre anche meno, attraverso il riuso, tariffa puntuale ecc. Incrementare la competitività delle filiere del recupero e del riciclo (carta, , metalli, plastica) sostenendo economicamente il rinnovo dei parchi impiantistici della filiere del recupero e riciclo dei rifiuti. La transizione ecologica non potrà esserci se non attraverso progetti puntuali sull’economia circolare. L’Italia non dovrà limitarsi a sanare le infrazioni europee e situazioni critiche nella gestione dei rifiuti nelle grandi aree metropolitane del centro Sud come Roma, Napoli, Palermo, Bari, Reggio Calabria , ma deve promuovere progetti ad alto contenuto innovativo. Recupero di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), la chiusura del ciclo di gestione dei fanghi di depurazione prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane, la creazione di poli di trattamento per il recupero dei rifiuti prodotti da grandi utenze (porti, ospedali, aeroporti, plessi scolastici), favorendo in tutta questa partita, l’adozione di strumenti per la sinergia tra settori pubblici e privati e pianificare le infrastrutture necessarie a chiudere il ciclo dei rifiuti.

E’ necessario un forte ruolo di indirizzo del Governo per creare scenari alternativi che diano servizi efficienti alle imprese e ai cittadini, ma che sviluppino una politica di tutela per i lavoratori che, sempre più spesso, vivranno momenti di incertezza. Tutela intesa non soltanto attraverso ammortizzatori sociali e garanzia del lavoro, ma anche attraverso la formazione continua, per creare una nuova cultura del lavoro con risorse umane sempre più professionalizzati e consapevoli dei cambiamenti in essere in tutti i settori della nostra economia.

Come giustamente dice il Presidente Draghi, investire in Istituti tecnici, aiuterà lo sviluppo dei nostri programmi per la nuova generazione che dovrà dirigere al meglio la ricaduta che avranno gli investimenti su cui si progetta il futuro.

Attenzione particolare sarà data alle politiche portuali. Un segmento dell’economia italiana fondamentale, che contempla, da sempre, una forte inclinazione internazionale naturale. Campo in cui scontiamo limiti morfologici, ma anche vantaggi logistici. Bisognerà implementare il controllo telematico della movimentazione di merci, l’automazione delle procedure amministrative e burocratiche, con la possibilità di effettuare dichiarazioni telematiche che investano tutti gli attori presenti, dalla Agenzia delle Dogane alla Guardia di Finanza, agli  Spedizionieri ecc.

Garantire interoperabilità con piattaforme ICT per implementare la collaborazione di tutti i soggetti interessati nell’attività portuale di ottimizzare la catena logistica del trasporto. Dematerializzare le procedure doganali anche attraverso sportelli unici che obbligano le pp.aa a condividere tutte le informazioni con soggetti nazionali ed internazionali che il dichiarante comunicherà una sola volta.

Implementazione del trasporto via mare e ferrovie che consentano di muovere più quantità di merce con minor dispendio energetico. Utilizzare tecnologia avanzata per i nuovi mezzi di trasporto e sviluppare con un indicatore di rispetto ambientale, a cui attenersi rigidamente

Il principio di precauzione, del non nuocere deve essere applicato a tutti i progetti futuri e, in tal senso, andrà previsto un massivo impiego delle tecnologie “IOT”, del “Digital Twin” e delle tecnologie “BIM” per ottimizzare lo sviluppo e la realizzazione dei progetti infrastrutturali e per garantirne nel tempo un’efficace ed efficiente gestione della manutenzione ordinaria e straordinaria in modo da assicurare sicurezza e continua fruibilità da parte del cittadino.

Se è vero, com’è vero, che le parole chiave saranno “velocità, efficienza e sicurezza” bisognerà concepire, progettare, ammodernare e/o realizzare in modo efficiente ed efficace gli interventi infrastrutturali, all’interno di un sistema di regole chiare e condivise, che permettano tempi certi, ma al tempo stesso permettano l’ampia partecipazione e il rispetto dei principi fondamentali della trasparenza e sostenibilità, nel rispetto dell’ambiente, del lavoro e dei lavoratori.

Appare avviato, ma ancora incompiuto il tema della Semplificazione. Infatti, malgrado gli sforzi del legislatore, in questi anni non si è riusciti a snellire le procedure e annullare le rendite di posizione per accelerare i processi amministrativi.

Le regole per i tempi certi, possono essere aiutati dalla recente proposta dell’ANAC del Portale Unico della Trasparenza, può favorire lo snellimento delle procedure amministrative a carico degli Enti e per una corretta concorrenzialità nelle forniture e limitare il fenomeno corruttivo rendendo più trasparenti le procedure di gara. La completa digitalizzazione delle procedure di gara e di esecuzione dei contratti affidati e l’applicazione del principio “once only”,ovvero, non chiedere al cittadino più volte le stesse cose, va nel senso della sburocratizzazione auspicata così come la condivisione delle procedure e pratiche potrà aiutare gli amministratori nella selezione dei fornitori migliori per rendere servizi efficienti e attività migliori.

Ma questo non basta. Bisogna agire sui regolamenti degli appalti e subappalti, che rappresenti e garantisca la fornitura e la realizzazione delle opera attraverso il coordinamento di un gruppo di aziende con ruoli ben definiti già nella fase di offerta. La stazione appaltante deve quindi, anche attraverso l’immissione a ruolo e la formazione di nuove risorse tecniche, effettuare azioni di controllo efficaci secondo tecniche di project management che aiutino il corretto sviluppo delle opere e segnalino ove necessario eventuali azioni correttive, qualora si evidenzino rischi di scostamenti  tra quanto programmato e quanto eseguito. Tutto questo nel pieno rispetto  della concorrenza, trasparenza e diritto alla sicurezza del lavoro.

Serve quindi molta formazione e preparazione tecnica nella PA che deve essere in grado di dialogare alla pari con le aziende fornitrici  e con i professionisti con cui va avviato e attuato un patto di reciproca fiducia e stretta collaborazione per raggiungere gli obiettivi in modo più efficace e tempestivo.

Oggi abbiamo la possibilità e la responsabilità di avviare una Nuova Ricostruzione, gli obiettivi sono chiari. Con il nuovo Governo dobbiamo accelerare.

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1 COMMENTO

  1. Lo scenario e l’analisi sono condivisibili, ma avrei valorizzato di più il ruolo dei lavoratori, delle organizzazioni sindacali, il rispetto dei contratti collettivi… Soprattutto di fronte (si veda l’ultimo rapporto Ance) al fatto che oltre il 60% delle imprese ha meno di un dipendente, che molte sono piccole e piccolissime, che vi è un tema di dumping contrattuale, di lavoro nero, ecc. manca il riferimento alle questioni più importanti: quale politica industriale per far crescere e qualificare le imprese, quale modello di competizione (ancora il minor prezzo?) perchè altrimenti il “coordinamento delle imprese”, in un contesto di sub appalti strozzati dal prezzo, altro che qualificare il settore o premiare innovazione e celerità… insomma l’articolo omette il ruolo dei lavoratori e la funzione industriale che una buona domanda pubblica devono generare… Qualificare le stazioni appaltanti e assumere nuovi tecnici è fondamentale (e prioritario), ma l’ambiente in cui queste dovrebbero operare lo è altrettanto… Su questo gli amici del PD dovrebbero avere anche il coraggio di rivendicare quanto nel merito di buono è stato fatto (dal nuovo modello dei commissari, al Durc per congruità, agli accordi dell’11 dicembre, ecc.)

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