venerdì 23 Aprile 2021

Renzi e l’Arabia Saudita. In attesa di spiegazioni
R

Il leader di Italia Viva Matteo Renzi aveva promesso che sui suoi rapporti con l’Arabia Saudita avrebbe dato spiegazioni una volta chiusa la crisi di governo. La vicenda è piuttosto seria e forse, proprio per questo, andrebbe tenuta distinta da ogni calcolo contingente, sganciata dai secondi fini della politica italiana. La questione saudita è su un altro piano e, da questo punto di vista, Renzi in fondo ha ragione: è proprio adesso che dobbiamo parlarne. Proprio adesso che la crisi è alle spalle. Nel modo più oggettivo possibile. A quel che sappiamo, il nostro ex presidente del consiglio riceve (da un paio d’anni) cospicui pagamenti dal regime saudita, come compensi per conferenze o per la partecipazione al board di una fondazione del regime; contemporaneamente, in diverse occasioni pubbliche l’ex premier italiano si è prodigato in lodi generose per quel regime. Tutto legale, naturalmente. Inopportuno, certo, che lo faccia un senatore in carica, scelto e pagato dai cittadini per sedere in Parlamento. In potenziale conflitto di interessi. Ma anche questo in fondo non è il tema centrale. Il punto vero è che l’Arabia Saudita è uno dei regimi più oppressivi e feroci che ci siano al mondo.

Quel regime è nella lista nera di tutte le organizzazioni umanitarie. È annoverato fra i dieci paesi in assoluto con le peggiori violazioni di diritti umani, assieme all’Eritrea, alla Corea del Nord, al Turkmenistan (e a pochi altri stati che sono in quelle condizioni perché martoriati dalla guerra civile). Secondo la Freedom House, una ong americana di orientamento liberale, in un indice di libertà che va da 0 a 100 l’Arabia Saudita si ferma a 7; la Russia di Putin, per dire, è a 20; l’Iran raggiunge 17; l’Egitto, 21. L’Italia è a 89.

Conosciamo bene il caso di Giulio Regeni, il dramma di Patrick Zaki. Ebbene, in Arabia Saudita, secondo i report di Amnesty International, ci sono migliaia di persone ingiustamente detenute, torturate, giustiziate. Il caso più noto riguarda il giornalista del Washington Post Jamal Kashoggi, che si era recato nel consolato saudita a Istanbul per chiedere i documenti per sposarsi e lì fu fatto letteralmente a pezzi su mandato (a giudizio dell’ONU) del principe saudita Mohammed Bin Salman (proprio quello che Renzi intervista ed elogia parlando di «nuovo rinascimento»). L’Arabia Saudita viola i diritti politici e civili fondamentali di tutti i suoi cittadini (sudditi, letteralmente), viola ancora di più i diritti delle donne, o delle minoranze, viola i diritti degli immigrati che spesso lavorano lì in condizioni semi schiavistiche (il famoso costo del lavoro saudita che Renzi invidia). È il principale fomentatore di una guerra in Yemen che sta causando centinaia di migliaia di morti. Per ripulirsi dall’onta di tutto ciò, il regime saudita ha messo in campo un’ampia e generosa attività di lobbying, pagando autorevoli personalità affinché ne parlino bene. Renzi, ex presidente del consiglio di una grande democrazia occidentale, ed ex sindaco di una città di fama mondiale come Firenze, si presta perfettamente al caso. Grazie a queste attestazioni di stima, quel regime spera di continuare indisturbato a perpetrare indisturbato i suoi crimini, in spregio alle denunce delle Nazioni Unite.

Una parte della mia famiglia vive in quella regione del mondo, a Dubai ho dedicato un libro. Si tratta di un capitalismo neo-feudale, come l’ha ribattezzato Michele Salvati. Un capitalismo rampante, sfavillante, tecnologicamente avanzato e parecchio ambizioso, ma dove i diritti dell’uomo sono sconosciuti. Di questo modello Dubai è il caso più eclatante e l’Arabia Saudita, storico alleato degli Emirati, il suo recente emulo: più feroce nella repressione dei diritti, più grande e potente e quindi ancora più preoccupante. Il tema è enorme, per i destini del mondo. Perché il capitalismo neo-feudale è una variante del capitalismo autoritario descritto da Branko Milanovic, con riferimento soprattutto alla Cina (Capitalismo contro capitalismo, Laterza): il rischio è quello di un capitalismo che si separi definitivamente dal liberalismo, ovvero dalla democrazia liberale, cioè dal cordone ombelicale, dall’alveo in cui è nato. Il rischio, cioè, è quello di un progresso economico e tecnologico indifferente, se non ostile, ai diritti dell’uomo. E usato quindi non per liberare le nostre vite, ma per opprimerle ancora di più. Dall’epoca di Stalin e di Hitler, questo rischio non è mai stato così forte, nel mondo, come oggi. Questo è lo scenario in cui un politico italiano a capo di un piccolo partito personale, ma con un passato di una certa importanza alle spalle, si muove. Ed è particolarmente triste (ma rivelatore) che dal suo partito non si sia levata una sola, una sola anche flebile voce, per prenderne le distanze.

Rimane una domanda, per la politica italiana. Cosa c’entrano a questo punto Renzi e Italia Viva con i liberal-democratici? Cosa c’entra Renzi ad esempio con una personalità come Emma Bonino? E cosa c’entrano con le battaglie e i valori del Partito democratico? Non c’entrano più nulla. Anzi, ne sono agli antipodi. Così come sono agli antipodi, nei fatti, delle organizzazioni umanitarie e delle milioni di persone che nel mondo si battono, spesso pagando sulla propria pelle, per i diritti dell’uomo.

Più letti

Con l’Europa per sconfiggere la pandemia – Con Alessandro Alfieri

Si discute con il capogruppo della Commissione Affari Esteri, Alessandro Alfieri, della campagna vaccinale e del recovery plan all'esame del consiglio dei Ministri. Conduce Cristiano...

Un ottimo vademecum – Con Michele Bellini e Vinicio Peluffo

Il racconto del lavoro di preparazione del vademecum che ha coinvolto i circoli del Partito democratico con Michele Bellini, capo staff del Segretario dem...

Giornata mondiale della Terra, ultima chiamata

Ne parliamo con Susanna Cenni responsabile agricoltura segreteria nazionale Pd e Maurizio Martina, vicedirettore Fao. Conduce Maddalena Carlino

Il partito dei diritti. Ora di Punta, con Leoluca Orlando

Il sindaco di Palermo racconta il lavoro sul Recovery partendo dall'incontro con il Presidente del Consiglio Mario Draghi. Conduce Cristiano Bucchi

Articoli correlati

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore, inserisci il tuo nome

Magazine

Il weekend di Radio Immagina. Politica, Europa, ambiente e innovazione: tutti i podcast

Una programmazione speciale, in onda su tutti i nostri canali radiofonici il sabato dalle 17 e la domenica dalle 8,30. Si comincia con L’Intervista,...

L’incredibile viaggio della casa di Rosa Parks

  Una storia che ha dell'incredibile, che parte dall'America segregazionista degli anni '50 per arrivare qualche mese fa in Italia, e in particolare a Napoli. Protagonisti...

Il weekend di Radio Immagina. Politica, Europa, ambiente e innovazione: tutti i podcast

Una programmazione speciale, in onda su tutti i nostri canali radiofonici il sabato dalle 17 e la domenica dalle 8,30. Questa settimana in replica...

Cultura, turismo e tradizione: é la via del vino – Intervista a Dario Stefàno

Un vademecum su tutto quello che c’è da sapere sulla storia del vino, le potenzialità dell'enoturismo e il significato identitario che appartiene alla "bevanda...

Il weekend di Radio Immagina. Politica, Europa, ambiente e innovazione: tutti i podcast

Una programmazione speciale, in onda su tutti i nostri canali radiofonici il sabato dalle 17 e la domenica dalle 8,30. Questa settimana in replica...