mercoledì 27 Ottobre 2021

La mafia dei pascoli, al via il maxiprocesso – “Contemporanea” con Giuseppe Antoci

Intervista a Giuseppe Antoci, ex presidente del Parco dei Nebrodi oggi presidente onorario della Fondazione Caponnetto.

 

“Oggi è una tappa importante, una vittoria dello Stato. Ho scelto di essere presente in aula per guardare negli occhi gli imputati”. Così Antoci ai microfoni di Radio Immagina commenta il maxi-processo importantissimo dopo quello storico di Palermo

“Alla sbarra non ci sono solamente presunti affiliati e mafiosi – aggiunge – ma un sistema criminale che ha vessato e mortificato i territori, tenendoli in ostaggio. Un sistema che consentiva alle mafia di accaparrare fondi europei per l’agricoltura, che invece sarebbero dovuti arrivare agli agricoltori e alle presone per bene. Una vicenda imbarazzante, di sofferenza. Visto che troppo spesso mentre si commemoravano le vittime delle stragi arrivavano contemporaneamente bonifici bancari nelle tasche di questi signori che magari avevano armato le mani di chi aveva commesso quelle stragi”.

“Il sentimento di oggi – continua – è in parte anche di affermazione e soddisfazione per un tema che abbiamo portato avanti prima con il protocollo della legalità e poi con il nuovo codice antimafia. La parte più grave in questi anni è stato il silenzio dietro il quale ci sono state tante paure e troppe connivenze di colletti bianchi. Invece quei milioni di euro avrebbero potuto significare un rilancio importante di un settore così vitale come quello dell’agricoltura”.

Quanto all’attentato di cui è stato vittima nel 2017 sottolinea: “Quella notte volevano fermarmi. La Mafia attacca solo quando gli metti le mani delle tasche, è sempre stato così. Grazie al nostro protocollo, oltre all’attività preventiva e repressiva, sono arrivati i sequestri dei beni. Ci sono decine e decine di sentenze della Corte dei Conti che hanno riportato allo Stato tutti questi fondi, che poi sono andati a finire in confische. Hanno attaccato quando io parlavo di legge nazionale. Quella notte volevano fermarmi per fermare anche questo maxi processo e altre attività antimafia sparse nel territorio nazionale, ma grazie ai valorosi uomini di Stato della mia scorta non hanno ottenuto quello che volevano. E io oggi sono andato all’aula bunker proprio per guardarli negli occhi”.