giovedì 29 Luglio 2021

Il lavoro che cambia e i nuovi diritti: una battaglia centrale per la sinistra

Il mondo del lavoro sta cambiando e nuove tipologie di lavoro stanno nascendo, esse sono spesso legate al mondo del web ed alle tecnologie digitali.

La pandemia che stiamo vivendo non ha fatto altro che accentuare e accelerare alcune trasformazioni della società e del lavoro già in atto da tempo.

Durante i periodi delle chiusure di negozi e ristoranti e dei divieti di consumo di cibi e bevande ai tavoli, il fenomeno del food delivery è esploso e decine di migliaia di ciclofattorini (o rider) hanno sfrecciato sulle nostre strade, o attraversato le nostre piazze, consentendoci, come consumatori, di non rinunciare a fruire di alcuni prodotti in sicurezza e senza spostamenti.

Purtroppo molti dei rider che abbiamo visto al lavoro durante la pandemia non godono dei più basilari diritti, che ogni lavoratore dovrebbe avere.

Il ‘Contratto collettivo nazionale dei rider del food delivery’ è entrato in vigore il 3 novembre 2020 ed è stato firmato da Assodelivery, l’associazione dell’industria del food delivery, e dal sindacato Ugl, rappresentativo di una esigua minoranza di lavoratori, ma non dai sindacati confederali (Cgil, Cisl, Uil).

Esso mantiene nei fatti il lavoro a cottimo per i rider, bloccando l’introduzione di una paga oraria in linea con i livelli salariali stabiliti dai Contratti Collettivi Nazionali di settori che prevedono la figura del fattorino. Con tale contratto i rider non hanno diritto a malattie, ferie, tredicesima, tfr retribuiti; inoltre la piattaforma puó recedere liberamente e unilateralmente dal contratto in qualsiasi momento.

Molti altri rider hanno invece lavorato e continuano a lavorare con contratti di prestazione occasionale o tramite partita IVA, come finti lavoratori autonomi.

Su questo punto, già la Cassazione si era pronunciata, ponendo l’accento sull’ambiguità dello status di rider-lavoratore autonomo: ‘quando l’etero-organizzazione, accompagnata dalla continuità della prestazione, è marcata al punto da rendere il collaboratore comparabile ad un lavoratore dipendente, si impone una protezione equivalente’ (sentenza della Corte di Cassazione n. 1663 del 2020).

Insomma, il quadro della situazione non è limpido e la politica deve assumersi le proprie responsabilità.

In provincia di Modena il Pd ha deciso di affrontare la questione rider e lo ha fatto in una dimensione virtuosa di collaborazione tra segreteria provinciale, le istituzioni locali (consigli comunali e giunte comunali), i sindacati e le organizzazioni di rider.

In più comuni della provincia si stanno approvando ordini del giorno e protocolli d’intesa con i quali i comuni si assumono l’impegno alla realizzazione di piccole infrastrutture o azioni utili ai rider nel loro lavoro, come strutture al coperto o al chiuso per il riparo dal freddo e dalla pioggia con possibilità all’interno di riparare i mezzi gratuitamente e di usufruire del bagno o di avere accesso ad informazioni su servizi pubblici, emergenze, viabilità; colonnine per ricaricare i cellulari; messa in sicurezza dei percorsi ciclabili più utilizzati.

Inoltre i comuni hanno preso posizione sul CCNL dei rider in vigore, che non garantisce le necessarie tutele, chiedendone il superamento e il conferimento ai rider delle tutele e dei diritti degli altri lavoratori.

Serve ora che le istituzioni locali chiedano formalmente alle piattaforme operanti sul proprio territorio il rispetto di alcuni diritti ad oggi spesso mancanti e irrinunciabili per ogni lavoratore, che prescindono dalla qualificazione giuridica del rapporto di lavoro, sul modello di quanto avvenuto a Bologna con la firma della ‘Carta dei diritti dei rider nel 2018: innanzitutto occorre che il salario dei rider sia equo e su base oraria, non dipendente dal numero delle consegne fatto e della velocità con cui esse vengono portate a termine. Il rischio di impresa non può e non deve ricadere sul lavoratore.

Mancano poi i diritti a ferie, malattia, maternità/paternità e le assicurazioni per infortunio e malattia, un’indennità per lavoro notturno o nei festivi e la sospensione delle consegne in condizioni meteorologiche estreme.

È poi fondamentale il diritto alla disconnessione, allo sciopero e a formare organizzazioni sindacali.

Non dimentichiamoci che ogni protocollo comunale che coinvolga le piattaforme deve basarsi anche sulla responsabilizzazione degli esercenti che utilizzano le piattaforme e sulla sensibilizzazione della cittadinanza: anche qui il ruolo delle istituzioni è fondamentale.

La battaglia sui diritti dei rider è emblematica del compito che una sinistra moderna ha oggi sulle spalle: fornire protezione e nuove risposte a nuove tipologie di lavoratori, senza dimenticare vecchi valori, che ci dicono che non esiste progresso senza che siano rispettate la dignità e la sicurezza di ogni lavoratore e cittadino.

Per tanto tempo il fenomeno dei rider è rimasto nascosto, per la difficoltà che essi hanno avuto nel venire allo scoperto, c’è infatti spesso timore nel far sentire la propria voce  ripercussioni sotto forma di penalizzazioni nell’assegnazione delle consegne.

Il senso di dare ai rider una zona di raccolta sicura sta sì nella necessità di dare loro riparo fisico, ma l’effetto più importante è quello di consentire ai rider di ritrovarsi, di organizzare ritrovi e assemblee, sviluppando aggregazione e una coscienza di classe.

Ecco allora dove si trova l’importanza dei partiti, dei sindacati e di corpi intermedi che uniscano le persone, perché quando i lavoratori si uniscono moltiplicano la loro forza.

Anche a Modena, è stata la Cgil nel 2020 a organizzare per la prima volta una vera assemblea di rider, un passo decisivo per dare un fondamentale collegamento ai rider fornendo loro protezione.

Lavoriamo tutti insieme per unire, nell’epoca della frammentazione.


Alessandro Poggi è resposabile Lavoro provinciale PD Modena